Recensione: The Weigher of Souls

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Fa sempre un gran piacere ritrovarsi a recensire un disco griffato Underground Symphony, autentico riferimento del Metallo Italiano, etichetta che qualche anno fa si gravava, molto più spesso di quello che si possa pensare, sola soletta, di tenere in alto il vessillo della musica dura del Belpaese.

La label di Novi Ligure, per l’occasione, tiene a battesimo l’esordio dei napoletani Black Inside, attivi dal 2010 e già fattisi conoscere per via del demo Servant of the Servants, dell’anno successivo. Nonostante la giovane età del progetto, dietro il combo campano in realtà si celano in alcuni casi personaggi dall’esperienza artistica ultraventennale.     

I Black Inside iniziano il cammino proponendo prevalentemente cover dei Black Sabbath, per poi virare verso composizioni proprie che permettono Loro di suonare in compagnia di gente del calibro di Blaze Bayley e Phanthom X. Fra dicembre 2012 e gennaio 2013 la band registra il master di The Weigher of Souls, appunto l’album di debutto oggetto della recensione. Il prodotto si completa di un booklet ben curato di dodici pagine foriero di tutti i testi.   

Il disco parte con Insomnia, brano robusto che rimanda all’heavy metal britannico d’antan ma che sconta, irrimediabilmente, quel margine di crescita del quale la band necessita per poter affrontare il salto di qualità necessario all’allineamento con altri interpreti di maggior spessore. I Black Inside, comunque, dimostrano di saperci fare per davvero nel momento in cui si avventurano in territori ove la pesantezza la fa da padrona, come nella successiva Servant of the Servants ma soprattutto Caronte, a metà fra Black Sabbath e Iron Maiden.

Fast as a Bullet è tanto classica quanto debitrice della Vergine di Ferro inglese, gruppo fortemente  ispiratore del prodotto Black Inside. A seguire la pesantissima After the Pain, figlia bastarda del Paul Chain Violet Theatre dei tempi d’oro e il Doom di classica matrice british. L’azzeccata produzione, nonché l’ottima prova del singer, all’interno di territori di questa tipologia, segnano, per chi scrive, l’highlight di The Weigher of Souls.    

Dopo la title track è la volta di Zombies Train, canzone sufficientemente originale, nella quale i Black Inside danno fondo alle proprie energie di stampo Iron Maiden in puro Nwobhm style, colpendo nel segno.       

20rs Old si rituffa all’interno dei riffoni tanto cari a Sua Maestà Tony Iommi, esattamente come nella conclusiva Getsemani Suite, nove minuti di fedeltà al genere che probabilmente rappresenta al meglio il manifesto dei Black Inside oggi.

Le permesse ci sono tutte, un gruppo convinto come i Black Inside non potrà che fornirci motivi nel prossimo futuro per affrontare quel percorso di maturità che traghetterà la Campania, come era negli anni Ottanta, a dire la sua, alla grande, in ambito HM italiano.

 

Stefano "Steven Rich" Ricetti

 

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