Recensione: The Whole Rite [Dvd]

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1977-2017: quattro decenni di carriera e non sentirli. La recensione potrebbe finire qua. Ci sono dei momenti, nella vita di un metallaro credente e praticante, nei quali capita di assistere a un qualcosa che si vorrebbe non finisse mai. Fermare il tempo, insomma. Quante volte è accaduto nella milizia attiva di ognuno - leggasi frequentazione concerti – di pensare: “Che bello se un giorno o l’altro uscisse una testimonianza visiva di questo show!”. L’operazione, ça va sans dire, può ovviamente essere estesa anche ad altre branchie dello scibile siderurgico: un’intervista, un’apparizione tv e così via.     

Nel passato remoto della musica dura certi desideri erano destinati a rimanere delle chimere. Il formato Vhs non era ancora particolarmente diffuso all’interno della galassia dell’hard’N’heavy e il genere si tramandava per lo più su vinile e musicassetta, oltre che dal vivo e con il fondamentale passaparola, of course. Disporre, oggi, di filmati d’epoca di qualità – e sottolineo di qualità, compatibilmente con la tecnologia del tempo, NON di materiale inguardabile… - ad esempio di uno dei primissimi concerti dei Death SS, quelli tutti frattaglie, lapidi e malignità diffusa costituirebbe godimento primitivo. Stessa situazione per il Festival di Certaldo ’83, Saxon e Motorhead lungo il Bomber Tour, le prime calate degli Iron Maiden in Italia come headliner, i Metallica di supporto ai Venom nell’84 e così via sino alla fine, sulla base dei gusti e delle esperienze condivise da ciascuno.

Tutto ‘sto pistolotto per arrivare ad asserire che, mentre i Death SS celebravano sé stessi e il proprio pubblico il 10 settembre 2017, fra le mura del Live Club di Trezzo d’Adda in occasione del Metalitalia Festival - qui il live report pubblicato a suo tempo - a fine concerto, allo scriba sovvenne un pensiero stupendo: “Andrebbe immortalato su Dvd!”. Già, perché quella notte gli Innominabili sfornarono una prestazione che rasentava la perfezione, a suggellare un momento magico: i loro primi quarant’anni!

Armati di una scaletta killer, capace di riportare in vita trame maledette quali “Chains Of Death” e “Family Vault” i Death SS vomitarono sugli astanti uno show al calor bianco, pregno di carica e supportato da suoni devastanti, molto ben bilanciati. Ciliegina sulla torta, per il sollazzo di tutti i defenderoni amanti del combo capitanato da Steve Sylvester, la presenza di una seconda ascia lungo gli ultimi pezzi, quella di Al Priest, indimenticato heavy metal warrior al servizio di Sua Maestà Infernale nel periodo aureo di Heavy Demons, da molti considerato l’apice della band, uscito ventisei anni prima e del quale ricorreva, con un po' di fantasia italica applicata al calendario, il venticinquennale. Lungo tre pezzi, "Inquisitor", "Family Vault" e "Heavy Demons" si ricostituì lo schieramento d'artiglieria che rese invincibili i Death SS, quello a due chitarre fumiganti, che infiniti orgasmi addusse ai die hard fan.   

Ebbene, grazie ai servigi della Self Distribuzione di Vittorio Lombardoni e al fine, enorme lavoro di cesello operato da Roby Manini e Freddy Delirio, ognuno per il proprio ambito, quell’intero concerto è oggi disponibile in Dvd. Niente fronzoli e tanta sostanza: avviluppato da un massiccio packaging affascinante ma essenziale, con le scritte dorate in rilievo, il disco ottico propone un menù minimalista con il classico “Play all” seguito dalle selezioni singole dei vari brani. Che il sabba abbia inizio, quindi: forse non a caso i Death SS optano di partire proprio con “Let The Sabbath Begin” spodestando la classica “Peace Of Mind”. Da lì in poi è fottuto massacro collettivo, come erano usi dire gli Extrema.

Steve Sylvester si conferma il padrone del vapore, attorniato da una nobile ciurma che risponde ai nomi di Freddy Delirio (Tastiere), Glenn Strange (Basso), Al DeNoble (Chitarra), Bozo Wolff (Batteria).  

The Whole Rite, questo il titolo del lavoro griffato Lucifer Rising, fornisce una scintillante fotografia dei Death SS nel 2017: una band con lo sguardo rivolto al futuro che non si dimentica dell’onorevole passato. Dando una scorsa alla scaletta si può notare come essa sia stata stilata cercando, nel limite del possibile, di accontentare i gusti – notoriamente esigenti - di un po’ tutti gli adepti del combo originario di Pesaro poi divenuto fiorentino d’adozione, sebbene il “marchio” classico primeggi sul resto. Trattasi di Dvd possente: la "botta" che arriva in petto durante la fruizione è garantita, ed è quello che conta, alla fine. E, si badi bene, tale "botta" è esattamente quella originaria, nessun tipo di "taroccamento" è stato operato in sede di lavorazione! Chiaramente il suono è stato ripulito dai fischi e dai rientri che si annidavano nel mixer e talvolta sono stati bilanciati i volumi dei vari strumenti, ma non si è andati oltre. Value 4 money abbinato a fedeltà, insomma. Sui titoli di coda un'ulteriore perla: quella "Hymn of the Satanic Empire or The Battle Hymn of the Apocalypse" tratta dal singolo di Let The Sabbath Begin, del 2001.      

Le riprese, professionali e di alta qualità, rendono giustizia alla magia di quella notte, mettendo in mostra una dinamica funzionale ai vari pezzi, compatibilmente con le difficoltà di far risaltare il più possibile le immagini in un contesto ove le luci rosso inferno e quelle blu tenebra, come da prassi, la fanno da padrone. The Whole Rite, oltre a divenire un must per gli ultras della band, costituisce altresì un compendio di tutto quanto rappresentano i Death SS, fornendo uno spaccato credibile e veritiero della loro filosofia di spettacolo granguignolesco. Teatro, sebbene dalle tinte forti ma pur sempre teatro impregnato di ironia noir, con tanto di belle e gentili donzelle disinibite – la fedelissima performer Dhalila, “The Queen Of Death SS”, accompagnata, per l’occasione, dall'ancella Francesca Racanelli - ad appagare l’occhio oltre che i padiglioni auricolari della folla sbavante...    

Notevole.    

 

Stefano "Steven RIch" Ricetti

 

 

DEATH SS   THE WHOLE RITE

 

 

 

 

 

     

 

 
80