Recensione: The Wicked Symphony & Angel Of Babylon

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Tobias Sammet l'aveva annunciato a gran voce già nel 2008: The Scarecrow avrebbe avuto presto o tardi un successore. Questo momento è arrivato e il nuovo capitolo del progetto solista di Sammet, Avantasia, inizia a prendere forma. Le idee, però, sono veramente molte e da queste nascono tanti nuovi brani, fin troppi per essere contenuti in un solo album. La soluzione adottata quindi, è quella di far uscire sul mercato due cd diversi che racchiudono tutta l'ispirazione del singer tedesco: The Wicked Symphony e Angel Of Babylon ne sono dunque il risultato finale.

Con i precedenti lavori, Tobias ha scritto pagine indelebili nella storia del power metal, portando alla celebrità la sua metal opera grazie al contributo di artisti dalla fama internazionale che ancora oggi lo supportano nella realizzazione del suo progetto. Gli ospiti di questi nuovi dischi sono numerosi: oltre agli amici di vecchia data quali Michael Kiske e Andre Matos, alle conferme di Jorn Lande e Bob Catley, si aggingono Klaus Meine, Tim “Ripper” Owens, Russell Allen e tantissimi altri ancora.
Lo stile proposto in questi due nuovi capitoli è essenzialmente un'evoluzione di quello che avevamo potuto sentire su The Scarecrow: il power metal veloce e spensierato dei primi due album è ormai solo un vago ricordo di cui ora rimane solamente qualche raro accenno. A prendere prepotentemente il sopravvento è una fortissima vena hard-heavy rock che, unita alla pomposità delle orchestrazioni, crea un'ottima miscela di melodia e poesia.

E' il momento quindi di illustrare i contenuti di questa nuova fatica di Tobis Sammet e, per farlo, occorrerà analizzare separatamente pregi e difetti di questi dischi perché, oltre ad essere due uscite indipendenti, le differenze sono molte e ogni album merita un voto a sé.

The Wicked Symphony

The Wicked Symphony probabilmente è il più aggressivo tra i due album: infatti i brani che lo compongono sono quelli che per lo più racchiudono le origini power degli Avantasia.
Nonostante la smodata quantità di melodie orecchiabili, la maggior parte delle canzoni riesce a trasmettere grinta e determinazione. Non bisogna neanche dirlo, Jorn Lande è l'asso vincente della partita: la voce dall'inconfondibile timbro “sporco” del biondo cantante norvegese è una garanzia di successo su ogni pezzo in cui appare.
È la titletrack The Wicked Symphony ad aprire le danze: si tratta del brano più lungo del disco, che spazia tra melodie da musical e riff più aggressivi, in cui Sammet, Lande e Allen creano le basi per quella che sarà un'ora di pura energia. Subito dopo viene proposta da un Kiske in ottima forma Wasteland, l'unico vero e proprio pezzo power metal di questa doppia uscita.
C'è da dire che nel confronto vocale tra Sammet e Kiske, l'ex Helloween vince la gara e, nonostante Tobias ce la metta tutta per far risaltare la sua voce, in questo brano come in molti altri, rimane sopraffatto dalla tecnica vocale dei suoi ospiti: ne è un chiaro esempio Scales Of Justice, dove la potenza della voce di Tim “Ripper” Owens scavalca nettamente quella del mastermind.
Dying For An Angel, brano hard rock dal ritornello in stile Bon Jovi, vede la partecipazione alla voce di Klaus Meine, che solleva un po' le sorti di un pezzo non troppo ispirato, mentre in Blizzard On A Broken Mirror le linee vocali che fan capolino sono quelle di un Andre Matos all'apice della sua nuova carriera solista.
Runaway Train, traccia tranquilla e melodica, precede una discutibile Crestfallen, in cui compare un Sammet con la voce arricchita da effetti e distorsioni che fanno quasi sembrare il ritornello uscito da una canzone dei Prodigy.
Gli altri pezzi rimangono su livelli di buona qualità senza esagerare con le novità: come detto all'inizio di questa analisi, Jorn Lande si rivela senza alcun dubbio il miglior acquisto della famiglia Avantasia dal 2008 ad ora.

Voto finale: 76

Track List:
01. The Wicked Symphony
02. Wastelands
03. Scales Of Justice
04. Dying For An Angel
05. Blizzard On A Broken Mirror
06. Runaway Train
07. Crestfallen
08. Forever Is A Long Time
09. Black Wings
10. States Of Matter
11. The Edge

Angel Of Babylon

Angel Of Balylon si presenta all'ascoltatore come un album meno diretto rispetto all'uscita gemella The Wicked Symphony, con un incedere più lento ed elaborato. E' un disco che ha bisogno di diversi ascolti per essere compreso a fondo, perché la vena compositiva si distacca molto da quel che ci si aspetterebbe da un album pubblicato sotto il moniker Avantasia: ci si trova con qualche eccezione di fronte a un lavoro prettamente hard rock/AOR. Un piccolo appunto, che vale per entrambi i dischi: le tracce a volte risultano troppo lunghe e prolisse, arrivando ad annoiare in fretta l'ascoltatore.
L'apertura spetta a Stargazers, brano che, nonostante i nove minuti e mezzo di durata, scorre piacevolmente tra le note cantate dal quartetto Sammet, Lande, Kiske e Allen: riff serrati prettamente power si intrecciano con parti più lente e rockeggianti, per esplodere in un ritornello che, una volta entrato in testa, non se ne va più via. La titletrack Angel Of Babylon è un buon pezzo, dove l'alternarsi delle voci di Tobias e di Jorn Lande crea un effetto decisamente travolgente. Trascurando l'anonima Your Love Is Evil, si arriva a Death I Just A Feeling, brano estremamente stravagante e dai toni oscuri, in cui Jon Oliva prende il posto di quello che su The Scarcrow fu affidato ad Alice Cooper in The Toy Master: una canzone teatrale, dal sapore fiabesco, quasi Burtoniano, seppur non troppo coinvolgente. Rat Race e Down In The Dark sono brani di puro hard rock e la ballad Blowing Out The Flame anticipa Symphony Of Life, canzone tendente al gothic metal in stile Leave's Eyes, Tristania e Sirenia, che fa da apripista per Alone I Remember pezzo che ricorda molto da vicino il rock degli Aerosmith. A questo punto appare un brano che è già comparso nell'EP Lost In Space, pubblicato nel 2007, ovvero Promised Land, uno dei cavalli di battaglia che Lande ha sfoderato durante il tour degli Avantasia a supporto di The Scarecrow.
Il finale viene affidato a Journey To Arcadia, lungo brano in stile musical di Broadway.

Voto finale: 68

Track List:
01. Stargazers
02. Angel Of Babylon
03. Your Love Is Evil
04. Death I Just A Feeling
05. Rat Race
06. Down In The Dark
07. Blowing Out The Flame
08. Symphony Of Life
09. Alone I Remember
10. Promised Land
11. Journey To Arcadia

Riassumendo il tutto in poche parole, ci si trova di fronte a due album totalmente differenti l'uno dall'altro e di un genere musicale ormai lontano anni luce dalle origini. The Wicked Symphony, a detta di chi scrive, rimane una spanna più in alto rispetto Angel Of Babylon sia per quanto riguarda la qualità della proposta musicale, sia per la longevità dell'ascolto, entrambi comunque decisamente inferiori al precedente The Scarecrow.
Il voto finale di questa recensione non è altro che la media aritmetica tra i due voti intermedi dati ai singoli dischi, visto che, in fin dei conti, si tratta di un'unica grande uscita. La speranza è quella di poter rivedere nuovamente gli Avantasia live su un palco, perché nonostante la brusca virata nello stile, rimane sempre un gran spettacolo vedere tanti promettenti artisti riuniti sotto la stessa bandiera.

Stefano “Elrond” Vianello

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Line Up:
Tobias Sammet (Vocals, Bass Guitar)
Sascha Paeth (Guitar)
Michael “Miro” Rodenberg (Keyboards, Orchestration)
Eric Singer (Drums)

The Wicked Symphony
Guest Musicians:
Felix Bohnke (Drums, track 1, 5, 9, 11)
Oliver Hartmann (Guitar, track 2, 8)
Alex Holzwarth (Drums, track 3, 7, 8, 10)
Bruce Kulick (Guitar, track 6, 11) Simon Oberender (Organ, track 11)

Guest Vocalists: Jorn Lande (track 1, 6, 7, 8)
Russell Allen (track 1, 10)
Michael Kiske (track 2, 6)
Tim “Ripper” Owens (track 3)
Klaus Meine (track 4)
Andrè Matos (track 5)
Bob Catley (track 6)
Ralf Zdiarstek (track 9)

Angel Of Babylon
Guest Musicians:
Bruce Kulick (Guitar, track 1, 5, 11)
Oliver Hartmann (Guitar, track 1, 2, 3)
Alex Holzwarth (Drums, track 1, 2, 3, 11)
Jens Johansson (Keyboards, track 2)
Felix Bohnke (Drums, track 4, 6, 8)
Simon Oberender (Organ, track 9)
Henjo Richter (Guitar, track 10)

Guest Vocalists:
Jorn Lande (track 1, 2, 5, 6, 9, 10, 11)
Michael Kiske (track 1, 10)
Russell Allen (track 1)
Jon Oliva (track 4)
Cloudy Yang (track 8)
Bob Catley (track 11)

 
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