Recensione: They Bleed Red

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Ancora sulla cresta dell'onda dopo il successo del debut-album "The Beauty Of Destruction", uscito l'anno scorso, i californiani Devil You Know battono, come si suol dire, il ferro finché è caldo; dando alle stampe appena un anno dopo "They Bleed Red", sempre per la Nuclear Blast Records.

La popolarità del metalcore, oggigiorno, è enorme, soprattutto fra i giovani. E questo perché le band che praticano il genere non sono per niente scarse, né tecnicamente, né artisticamente. Fra le tante, lo dimostrano proprio i Devil You Know, in grado di sciorinare un sound adulto e una sicurezza nei propri mezzi addirittura sorprendente, se si pensa che la loro nascita risale al 2013.    

Se tuttavia si analizza un po' più a fondo, il loro stile si allontana abbastanza dal metalcore. L'ambito, certamente, è quello, ma "They Bleed Red" dà l'idea di una chiara volontà di allontanarsi dalle frange più oltranziste del metal. Tanto che, per dare dei riferimenti più precisi, i Devil You Know possono accumunarsi - sempre per eccesso - agli adepti del cosiddetto modern metal, discendente diretto e depotenziato del gothenburg metal di memoria svedese. In sostanza e in estrema sintesi, l'heavy del terzo millennio.

Non potrebbe spiegarsi in altro modo, infatti, il contenuto energetico lontano anni luce dal metal estremo di song quali "Break The Ties" e "Let The Pain Take Hold", la seconda delle quali, addirittura, ballata da classifica. Ed è proprio qui che insite il difetto maggiore di "They Bleed Red": l'evidente, chiara e lampante progettualità volta a scalare le hit-parade. Il quintetto di Los Angeles, difatti, pare concentrarsi esclusivamente sulla sezione empatica della musica, dimenticandosi gli ingredienti fondamentali di un buon platter di metal.

Aggressività, forza e potenza sono requisiti che non esistono più, nei Devil You Know; se non in misura ridotta ("Master Of None"). Con l'aggravante che la classe che li correda non è a livello di quella dei migliori compositori che bazzicano l'analoga fetta di mercato.

"They Bleed Red", via via che si accumulano gli ascolti, sembra sempre più loffio e, inversamente al numero di passaggi, decresce pure ciò che resta in testa. Come un piatto né carne né pesce, il disco resta indefinitamente sospeso fra la mancanza di nerbo e la povertà di momenti accattivanti. In un limbo nel quale non c'è alcuna decisione nello spingere in direzione di una palese quanto ruffiana melodiosità, oppure di un inasprimento del sound sì da avvicinarsi per davvero all'ortodossia metalcore.

Un inaspettato e notevole passo indietro rispetto a "The Beauty Of Destruction", insomma, comprovante che, a volte, il successo dà alla testa, annebbiando i neuroni e azzerando o quasi, quindi, le notevolissime potenzialità di un ensemble teoricamente di alto livello come i Devil You Know.  

Un flop, per gradire.       

Daniele D'Adamo

 
55