Recensione: They Never Say Die

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Terzo album per i nostrani SkeleToon, che ci portano prepotentemente indietro nel tempo, più precisamente nel 1985, con ‘They Never Say Day’, disponibile dall’8 marzo 2019 via Scarlet Records.

Nel 1985 perché l’album ha come tema ‘I Goonies’, film di quell’anno, scritto e prodotto da Steven Spielberg, diventato un vero e proprio cult. Pellicola essenzialmente per i giovani, ha come trama l’avventura che un gruppo di ragazzi, che si fanno chiamare i ‘Goonies’ (che, nello slang americano, sta per ‘sfigati’), vive per scoprire il tesoro nascosto da Willy l’Orbo, leggendario pirata che aveva imperversato nella zona. Per farlo devono superare prove e trappole terribili, disseminate lungo il percorso dal filibustiere, sfruttando il loro ingegno e le loro abilità.

Come se questo non bastasse si trovano ad affrontare una minaccia più reale: una banda di delinquenti che si è messa sulle loro tracce.

Tra mille peripezie i ‘Goonies’ riescono a trovare il tesoro, sconfiggere i cattivi e far amicizia con Sloth (l’attore John Matuszak, purtroppo scomparso nel 1989), un uomo deforme dalla forza sovraumana, parente dei delinquenti che lo tenevano segregato.

Un film ‘semplice’, rimasto ancora oggi nei cuori di chi, all’epoca, era un ragazzo (come il sottoscritto, del resto), che celava sotto l’aura dell’avventura e del divertimento i significanti più profondi dell’amicizia e del saper accettare chi sembra diverso senza riserve.

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Per onorare un film del genere niente è più adatto del Power Metal spedito, suonato come all’origine, avvenuta pochi anni dopo la sua proiezione, essenzialmente ad opera degli Helloween, che avevano capito che con lo Speed suonato all’epoca ci si poteva anche divertire, introducendo così nel loro sound aperture più melodiche e sbarazzine e presentandosi al pubblico in modo più allegro che truce.

E’ questo quello che fanno gli SkeleToon con ‘They Never Say Die’; senza neanche provare a fare qualcosa di nuovo, ci regalano le stesse emozioni date dai già citati Helloween, dai  Gamma Ray, generati dalla loro costola, e dagli Edguy, raggiungendo il loro stesso livello tecnico - compositivo.

L’album è intriso di velocità ed energia, in tale quantità da riuscire a tenere accese le luci di una città, unite a tanta melodia e passione in modo da riuscire a regalare svariate emozioni.

Emozioni ulteriormente amplificate dall’apparizione di svariati ospiti illustri, tra i quali il tastierista, bassista e cantante Michele Luppi (Whitesnake, Secret Sphere, Vision Divine), Giacomo Voli (vocalist dei Rhapsody Of Fire), Morby (voce dei Domine ed ex Sabotage, pionieri del Metal italiano) e Alessandro Conti (voce dei Trick or Treat).

Tutto quello che è Power Metal è inciso sul platter: voce di buona estensione e potente, cori epici ed anthemici, ritmiche serrate ma anche aperte, chitarre che s’inseguono, assoli emozionanti, orchestrazioni di fondo che riescono a risaltare, senza soffocare gli altri strumenti ed una batteria che sembra inseguirti.

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L’opera inizia con un breve racconto introduttivo, narrato avendo come sottofondo il mare che s’infrange sulla costa. Poi, senza ulteriori attese, parte la veloce ‘Hell-O’, impavida, senza freni, coinvolgente, con un interludio che chiama a raccolta per ascoltare quella che segue, cioè ‘Hoist Our Colors’, un Mid Tempo struggente ed energico che mette in luce le capacità vocali di Tomi Fooler e con un buon gioco di Twin Guitar.

La seguente ‘The Truffle Shuffle Army: Bizardly Bizarre’ è allegra e spensierata, con un assolo che prima segue le strofe e poi assume la sua identità.

Un pianoforte annuncia ‘To Leave a Land’, una ballata romantica ma energica, alla quale segue la Title Track. ‘They Never Say Die’ è un’altra classica Power Song, che prima rulla sulla pista e poi decolla a tutta velocità.

La successiva ‘Last Chance’ è più controllata e dà maggiore spazio alla melodia ed al romanticismo. E’ arricchita da due assoli molto appassionati.

I Have the Key’ ha al suo interno una bella sezione in sequenza di basso – batteria e chitarra che conduce all’assolo e ‘The Chain Master’ è nuovamente dominata dalla velocità.

La seguente ‘When Legends Turn Real’ è una mini suite di oltre otto minuti, ricca di variabili di tempo e di giochi di luce ed ombre.

Chiudono il lavoro ‘Farewell’, cover del supergruppo Avantasia, tratta dall’album ‘The Metal Opera Part. 1’, eseguita ottimamente e dove Tomi si confronta niente meno che con Michael Kiske e ‘Goonies ‘R’ Good Enough’ tema del film ‘Goonies’ originariamente cantata da Cindy Lauper e riprodotta in chiave Metal. 

Concludendo, ‘They Never Say Die’ è un album che diverte, dà carica positiva e lascia il sorriso. I pezzi regalano svariate sfumature ed emozioni, che vengono fuori man mano che l’ascolto si fa più attento. Non ci sono filler o pezzi scontati. Per chi ha amato questo genere di Metal, quando è nato, è un buon modo per ricordare il passato senza diventare nostalgici. Per i più giovani è un album che racconta una storia (e, dicendo questo, non mi riferisco solo al film) che val la pena di essere ascoltata. Grandi SkeleToon!!! 

 
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