Recensione: Through A Cold, Endless Winter - 7 Years Of Torment

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I Deathrow sono un progetto italiano nato dalla mente di Thorns (Acherontas, ex Frostmoon Eclipse, ex Glorior Belli, ex Handful of Hate, ex Macabre Omen, ex Melencolia Estatica), prolifico musicista attivissimo nell’underground black metal.

Stando a quanto riportato nel bel digipack di Through A Cold, Endless Winter - 7 Years Of Torment, l’idea di cominciare a fare musica fa capolino della mente del livornese nel 1997, ma diventa realtà solo nel 2005, quando fonda i Deathrow. Sotto questo nome pubblica tre full-length, diversi split e demo; la sua proposta si configura come un black metal di stampo tradizionale e dalle tinte vagamente depressive. In sette anni la musica prodotta è molta, ma non tutta ha ancora beneficiato di una pubblicazione ufficiale. È così che, nel 2012, vede la luce questa compilation, che raccoglie, sempre stando alla descrizione contenuta nel digipack, «brani rari, b-sides, versioni alternative e cupi interludi, nei quali canzoni dimenticate danno forma a un nuovo capitolo di solitudine». La composizione e la registrazione dei brani qui contenuti spaziano dal 2006 al 2010.

Troviamo innanzitutto tracce che si muovono su tempi lenti e depressivi, che ci avvolgono, ci opprimono e ci invitano a tuffarci nel loro grigiore anche grazie ad una produzione ovattata, avvolgente e  solo lievemente sporca. A questa categoria possiamo ascrivere pezzi come la straziante opener My cold world, l’intensa Rivers of foreshadowing demise, la malinconica e post-blackeggiante Words untold II, o la scarna Beholding evil, i cui arpeggi rimandano ad una certa Freezing moon. In questi casi restano sullo sfondo la batteria, che tende semplicemente a mantenere il lento groove, e la seconda chitarra, che insiste su una manciata di accordi, mentre l’attenzione dell’ascoltatore si concentra sulla tormentata voce e sui malinconici lead di chitarra, vero punto di forza di questi pezzi e dell’intero platter.

Troviamo poi brani più tempestosi (Neverending rain, Forged in white renaissance e la cover dei Von Watain), resi tali in modo particolare dall’utilizzo dei blast beat e della doppia cassa; la produzione resta comunque cupa ma è lievemente più sporca. Il risultato complessivo si avvicina, a volte, a certi Forgotten Tomb.

Dal sound piuttosto differente rispetto a quanto fin qui analizzato sono invece la conclusiva The sentinel, che pare un ibrido tra Transilvanian Hunger e Panzer Division Marduk, e la gelidissima The claws of time, cover dei Darkthrone.

Va infine segnalata la presenza di due cupi intermezzi (Deceit e A dying tyrant) e di un lungo ed efficacemente sinistro pezzo di pura dark ambient, dal titolo Nigredo.

In sostanza, Through A Cold, Endless Winter - 7 Years Of Torment rappresenta il progetto Deathrow in tutte le sue sfaccettature. Pur non rispondendo ad un preciso intento unitario in fase di composizione, il disco non risulta troppo disarticolato, se escludiamo differenze di produzione talvolta evidenti. Un disco certo non particolarmente originale, ma anche godibile e caldamente consigliato a tutti i seguaci i questa one-man band, che vi potranno trovare qualche rara perla di purissima oscurità.

 

Francesco "Gabba" Gabaglio

 
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