Recensione: Time Stands Still

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Arrivano dal Canada gli Unleash The Archers e, in territorio nord americano, rappresentano uno dei tasselli fondamentali che vanno a comporre quel movimento che sta riportando in auge sonorità di matrice classica, movimento che nel Nord America sta trovando sempre più seguaci ed estimatori. Per la band capitanata dall'affascinante quanto brava Brittney Slayes, dopo due autoproduzioni, arriva l'atteso e meritato contratto. Il combo di Vancouver si accasa infatti presso la sempre più prestigiosa Napalm Records. Il risultato di questo sodalizio è Time Stands Still, terza fatica sulla lunga distanza del quintetto canadese.

 

Va subito precisato che la band di Miss Slayes non si limita ad un semplice revival di sonorità passate, gli Unleash The Archers propongono un heavy/power fortemente debitore alle sonorità che dominarono la seconda metà degli anni Novanata, inserendo delle bordate melodic death in cui i due chitarristi Grant Truesdell e Andrew Kingsley mettono in mostra un convincente growl.

 

Time Stands Still ruota attorno all'incredibile voce di Brittney Slayes. La cantante canadese, anziché seguire le coordinate di molte sue colleghe ben più blasonate, lascia da parte l'impostazione lirica e prende le distanze da quelle voci sottili che sfociano in linee vocali fastidiose, simili ad una nenia. Preferisce puntare e metter in mostra una potenza vocale unica, una convinzione tale da poter annichilire più di qualche collega di sesso maschile. In questo terzo capitolo discografico la cantante di Vancouver regala la propria prestazione più convincente, segno di una continua maturazione artistica e di una maggiore conoscenza della propria voce e capacità tecniche. Ciò comporta a linee vocali sempre avvincenti - a tratti più epiche ed evocative e a tratti più in your face - che sfociano in ritornelli sempre ben orchestrati, capaci di far fare il salto di qualità alle varie canzoni entrando in testa al primo ascolto. Là dove i ritornelli convincono meno, vedi Tonight We Ride primo singolo estratto dal disco e di cui potete vedere il video qui, la made of steel Slayes riesce ugualmente a risultare accattivante e convincente entrando di diritto nel circolo delle air raid siren, arrivando con i suoi falsetti al limite della soglia degli ultrasuoni. Altro punto di forza del disco risulta essere il buon lavoro svolto dai già citati Truesdell e Kingsley alle sei corde. Sia nella ritmica che nella solistica è evidente una cura quasi maniacale per delle melodie che risultano sempre orecchiabili e capaci di una facile presa sull'ascoltatore.

 

Ad ascolto ultimato è però inevitabile riscontrare la presenza di alcune piccole ingenuità a livello compositivo. Ingenuità che sebbene risultino presenti in misura minore rispetto ai precedenti lavori, non permettono a Time Stands Still di esser il disco del definitivo salto di qualità per gli Unleash The Archers. Certo l'evoluzione della band è innegabile e canzoni come Hail Of The Tide o la più “moderna” Crypt - traccia in grado di metter in mostra le migliori caratteristiche del quintetto di Vancouver, alternando parti più violente a parti più melodiche sfociando poi in un power chorus azzeccatissimo - sono un esempio lampante della crescita della band. Così come gli altri highlight del disco tra cui vanno sicuramente annoverate la splendida No More Heroes, Dreamcrusher e la più heavy oriented Going Down Fighting. Canzoni sicuramente vincenti che fanno facilmente capire come il quintetto canadese vada tenuto d'occhio in previsione futura. Proprio per questo motivo, da una band in grado di scrivere canzoni sì convincenti, è lecito pretendere il massimo, sempre e per tutta la durata del disco, cosa che purtroppo non avviene. Infatti, come dicevamo, qualche ingenuità persiste ancora. In alcuni passaggi la batteria non convince a pieno, proponendo a volte soluzioni non proprio azzeccatissime che non permettono di enfatizzare a dovere ritmica e melodie. Mentre in altri frangenti è il songwriting a cadere un po' nello scontato. Forse l'esempio più calzante di quanto appena detto è la già citata Tonight We Ride che su disco risulta essere in extended version rispetto al video, presentando, proprio nella long version, le ingenuità sopra descritte. Certo, la prestazione della brava Slayes, attirando l'attenzione dell'ascoltatore, tende a nascondere queste indecisioni che però non possono sfuggire ad un ascolto più attento.

 

Come considerare quindi Time Stands Still? Come un buon disco che saprà regalare più di qualche soddisfazione agli amanti delle voci capaci di raggiungere vette inarrivabili per i comuni mortali, un disco capace di far presa in coloro che apprezzano sonorità heavy/power ed a cui non dispiacciono le divagazioni melodic death. Un disco realizzato da una band in continua crescita ma che ancora non ha raggiunto la definitiva maturazione (molto probabilmente quest'ultima arriverà col prossimo full length). Time Stands Still è quindi un lavoro che va preso e gustato per ciò che è, un disco sincero, energico, in cui passione e convinzione non mancano. Un lavoro i cui highlight sono in grado di far sobbalzare sulla sedia per il trasporto che riescono a trasmettere, merito anche di una produzione curata che valorizza in particolare la prestazione di Miss Slayes, premiando le sue linee vocali, ponendo la sua voce uno scalino sopra gli altri strumenti. Un disco di buon livello, forse non memorabile, ma che conferma le ottime qualità e la costante crescita del combo canadese, ponendo gli Unleash The Archers come una tra le band più interessanti, in previsione futura, uscite in quest'ultimo periodo, avanti così!

 

Marco Donè

 
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