Recensione: Titan

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Sono poche le band che, in ambito metal, possono vantare una discografia pressoché scevra di cadute di stile. Ancor meno sono le formazioni che, rientrando in tale categoria, provengono dalla Grecia.
I primi due nomi che potrebbero balenare alla mente del metallaro medio, in questo caso, sarebbero probabilmente due: Rotting Christ e Septicflesh. Laddove i primi, però, sono dediti a un metal di matrice estrema piuttosto lineare e semplice, i secondi sono, a pieno titolo, uno degli act più originali dell'intero panorama death/gothic.
Dal 1994, anno d'uscita di 'Mystic Places of Dawn', infatti, i Septicflesh hanno intrapreso un lungo percorso di evoluzione musicale, che li ha portati ad incidere album di grandissimo spessore artistico quali 'Ophidian Wheel' e l'acclamato 'The Great Mass', datato 2011.

Dopo una pausa durata tre anni, il gruppo di Spiros e Christos Antoniou torna finalmente a calcare le scene internazionali con un nuovo full-length, dal titolo piuttosto eloquente: 'Titan'. Uscito sotto le ali protettrici della Season of Mist, l'ultimo capitolo della discografia del combo arriva sugli scaffali dei negozi il 20 Giugno. Le aspettative nate attorno a questo 'Titan' erano piuttosto alte, data l'indiscutibile qualità dei suoi predecessori: se la domanda che vi state facendo è 'i Septicflesh saranno riusciti a mantenere alti gli standard della loro musica?', la risposta è sì.
Nonostante non raggiunga le vette qualitative del suo più recente antenato, quest'ultimo nato mantiene le promesse, mostrando una band ancora pienamente competitiva, che non sembra voler cedere il passo alle nuove leve.
Ad un ascolto preliminare, salta subito all'orecchio la cura dedicata agli arrangiamenti: gli strumenti classici -basso, chitarra e batteria- duettano quasi costantemente con un'orchestra che, pur rivestendo un ruolo di co-protagonista, non risulta mai invadente o eccessiva. L'equilibrio tra le due anime, estrema e sinfonica, riesce a conferire alla musica dei Septicflesh un'eleganza a tratti invidiabile.
Il songwriting si dimostra fin dalle prime battute piuttosto compatto e solido: i brani funzionano benissimo e solo di rado si ha l'impressione che il gruppo perdano la bussola.

I pezzi, come da tradizione, sono piuttosto lineari e alla forma, i nostri preferiscono la sostanza: il ricorso a virtuosismi e a strutture arzigogolate è pressoché bandito, a favore di canzoni dal grande impatto emotivo. Ciò non significa, però, che i ragazzi prestino mai il fianco a critiche per quanto riguarda l'esecuzione: ciascun membro svolge il proprio lavoro con la precisione che da sempre contraddistingue ogni uscita targata Septicflesh.

Suddiviso in 10 capitoli, per una durata complessiva di poco superiore ai 45 minuti, 'Titan' sa perfettamente come catturare l'attenzione: nonostante non manchino episodi meno riusciti, sono canzoni quali 'Burn', capace di condensare in poco più di tre minuti tutti gli ingredienti tipici della musica di casa Septicflesh, a mantenere vivo l'interesse nell'ascoltatore. Il riffing e le parti di batteria sono massicce, e sostengono con la giusta veemenza la sezione orchestrale, abile nel conferire respiro alla track. Notevoli i passaggi strumentali, che contribuiscono ad accrescere la carica emotiva e il pàthos del pezzo.
A questa si affiancano, in corsa per la palma di miglior canzone del lotto, anche la battagliera 'Prototype', 'Confessions of a Serial Killer' -irresistibile nel suo incedere fiero e cadenzato- e la penultima 'Ground Zero', molto più mainstream, ma terribilmente efficace e gradevole.

Al fianco di canzoni di grande fattura, si possono ritracciare anche episodi che, seppur piacevoli, rimangono su standard qualitativi più 'normali'. Ne sono esempio l'opener 'War in Heaven', piuttosto che 'Prometheus', che avvicina i greci a realtà est europee quali i Behemoth e Vader.

Al grande lavoro fatto in fase di arrangiamento, si accosta l'eccellente produzione ad opera della Season of Mist. Logan Mader, produttore e responsabile del mixaggio e del mastering, ha svolto al meglio il suo compito, conferendo a questo 'Titan' un sound potente e compresso, che pur allineandosi agli standard odierni, non risulta affatto piatto o privo di caratterizzazione.
Naturalmente, su livelli di assoluta eccellenza si conferma anche il lavoro della Filmharmonic Orchestra di Praga, che per la terza volta contribuisce a rendere ancor più interessante il lavoro svolto dai Septicflesh.

È tempo, dunque, di tirare le somme. I Septicflesh, ancora una volta, sono riusciti a dar vita a un disco corposo, ricco e decisamente appassionante. Nonostante ci sia qualche filler e nonostante, generalmente, 'Titan' si attesti qualche gradino sotto rispetto ai capolavori della band, anche questa volta possiamo dirci ampiamente soddisfatti. La grande professionalità, l'immensa mole di lavoro svolta in fase d'arrangiamento e l'ottima esecuzione, rendono quest'opera migliore rispetto a moltissime altre uscite del genere.

Emanuele Calderone

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