Recensione: To Those Left Behind

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«Nowhere to run, had this feeling
Right from the start
Another lie that I could not forgive
And now the rope's around your neck.»

Il ritornello di "Decayer", l'opener, è l'emblema.

Di un genere, il 'metalcore melodico', spesso bistrattato dalla critica e dai cosiddetti puristi del metallo oltranzista. La freschezza che caratterizza questo genere di prodotti - nella fattispecie, "To Those Left Behind", quinto full-length degli statunitensi Blessthefall - è invece una peculiarità che sì, strizza l'occhio al mercato mainstream degli adolescenti ingellati, ma che, in realtà, disegna con linee aspre e dure la struttura portante dello stile medesimo. Restando ancorati senza indugi e tentennamenti al metal, rispettandone appieno i dettami stilistici più moderni, più in linea con i tempi.

Ad un orecchio distratto o, peggio, prevenuto, "To Those Left Behind" può indicare semplicemente l'ennesimo album di una serie di proposte tutte uguali. È sufficiente tuttavia osservare che, per i fan del metal meno spinto, identico discorso può farsi per gli act di brutal death metal, per esempio, per comprendere come sia importante anzi fondamentale osservare la questione da un punto di vista il più possibile sereno e oggettivo.

Ideale, per affrontare un'impresa del genere, è proprio "To Those Left Behind". I Blessthefall, innanzitutto, non sono un gruppo di primo pelo. Nati nel 2004, da allora hanno sfornato un demo ("Black Rose Dying", 2005), un EP ("Blessthefall", 2006) e i ridetti cinque CD ("His Last Walk", 2007; "Witness", 2009; "Awakening", 2011; "Hollow Bodies", 2013; "To Those Left Behind", 2015). Una produzione discografica indicante la sussistenza di numerose qualità come serietà, professionalità, competenza tecnica, tenacia, fiducia nei propri mezzi e, ultima ma non ultima, la creazione di uno stile personale, capace di superare indenne il passare del tempo e, quindi, delle mode. C'è inoltre da considerare che la culla del metalcore moderno è l'Inghilterra, e in misura minore la Germania, per cui dalla lontana Arizona i Blessthefall devono aver faticato non poco per crearsi uno spazio tutto loro, ove esprimere compiutamente la propria vena artistica.  

Ma è in particolar modo con il cuore, che "To Those Left Behind" supera l'atlantideo ostacolo. I cori, innanzitutto. Dolci, melodici, struggenti. Proprio nell'opener "Decayer" essi rimandano il pensiero a ricordi lontani, sfuggenti, nei quali - probabilmente - sono celati amori perduti, che mai più torneranno. Amori dei quali resterà qualche scampolo di sogno, morente, e la memoria dei giorni passati. Ma questo melanconico mood si intersecano sia la potenza del metalcore-sound, ovviamente ritmato da imperiosi breakdown, e i chorus, nella fattispecie meravigliosamente vari e sempre sorprendenti.

Il tutto, indice di un talento compositivo raro, fuori dal normale, che eleva le canzoni del platter su, in alto, verso massimi livelli tecnico/artistici della tipologia musicale. Non a caso, gli undici brani del disco sono tutti indimenticabili, in virtù di un'inaspettata varietà armonica ed architettonica. Inutile descriverne i contenuti secondo l'ordine di elencazione. Si fa prima a citare ciò che svetta oltre gli 8.000 m per sforare la troposfera. "Decayer", "Dead Air", "Up In Flames", "Against The Waves", "Looking Down From The Edge" (forse l'hit?), ..., sono capolavori di metalcore melodico che inducono davvero a immaginare un verde mare invernale, tormentato da venti freddi che generano treni di onde solitarie, ciascuna nocchiera di un brandello, di un frammento, di un'immagine sfocata di un infinito amore perduto, ormai frantumatosi in mille pezzi.

Top assoluto.

Daniele D'Adamo

 
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