Recensione: Tomorrowland

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Album numero tre per gli australiani Black Majesty, autori di due ottimi album di matrice power e riconfermati da questo Tomorrowland. Attendevo con ansia l'uscita di questo disco in quanto considero i Black Majesty una di quelle band che, pur non inventando niente, hanno la capacità di catturare la mia attenzione grazie a brani efficaci e freschi. La line up è rimasta invariata dall'ultimo Silent Company, con sempre John Cavalieri alla voce, che ancora una volta dimostra di essere un cantante di alto livello sia per le capacità tecniche che per quelle interpretative, il duo Janevski/Mohamed alle chitarre (splendide!) e Pavel Konvalinka alla batteria che mostra, oltre a una grande padronanza dello strumento, anche una spiccata intelligenza nel non abusare di clichè imposti dal genere in questione.

Tomorrowland scorre via lungo le sue 10 tracce che è un piacere; nessun calo, pezzi aggressivi che si alternano a momenti riflessivi (a volte anche all'interno dello stesso brano), virtuosismi affascinanti ma mai invadenti. A tal proposito va sottolineata l'eccellente prova dei chitarristi che riescono a fondere insieme riff granitici classici del power teutonico con assoli e motivi dal forte sapore maideniano. Il dinamismo delle canzoni poi fa il resto, finendo per convincere sotto tutti i punti di vista.
Caratteristica vincente dei Black Majesty è anche un songwriting sempre convincente e coerente con ciò che la band vuole trasmettere con la propria musica.

L'apertura Forever Damned (finalmente un album senza intro orchestrale!) si presenta come uno delle canzoni più tirate: velocità, grandi linee vocali eseguite con maestria da Cavalieri e assoli da pelle d'oca ci danno il benvenuto mostrando il lato più aggressivo del gruppo. Into The Black è forse il brano più interessante: la strofa si adagia su un lento e dolce arpeggio di chitarra per poi irrobustirsi e innalzarsi di potenza a ridosso
di un chorus nel quale la band esplode in tutta la sua potenza. Sulle coordinate della canzone di apertura viaggia la title-track, mentre il pezzo seguente è la sorpresa dell'album: Soldier Of Fortune dei Deep Purple! E devo dire che ai Black Majesty vanno tutti i miei complimenti per la splendida riproposizione, in particolare all'interpretazione cristallina e senza cali di Cavalieri.
Dopo questo dolce tuffo nel passato si torna a pestare duro con Bleeding World e Faces Of War, seguite dalla più progressiva Wings To Fly, mostrando i Black Majesty come una band che sa variare, se lo vuole, il proprio stile. Another Dawn e Scars chiudono un album davvero ben suonato, immediato ma ricco di particolari che vengono colti di volta in
volta, ascolto dopo ascolto.

Gradita conferma quindi i Black Majesty, band in continua crescita che forse ha le carte in regola per pretendere un posto più in alto nell'olimpo del metal. La loro proposta potrebbe, ad un primo ascolto superficiale, risultare monotona e scontata; in realtà le canzoni sono davvero ben costruite, con grandi arrangiamenti ed eseguite da musicisti preparati e con grande passione. Non si limitano a copiare ciò che è già stato fatto anni addietro ma riescono, senza stravolgere nulla, a rendere freschi ed entusiasmanti i loro brani. L'album è consigliato a tutti coloro che ancora hanno voglia, o stanno cercando, un album di genuino power con soluzioni interessanti e intelligenti, senza per questo risultare dei cloni di qualcuno più blasonato.

Se fate parte di questa categoria, la terra dei canguri ancora una volta ci ha riconsegnato i Black Majesty in splendida forma... non fateveli sfuggire!

Roberto “Van Helsing” Gallerani


Tracklist:
1. Forever Damned
2. Into The Black
3. Evil In Your Eyes
4. Tomorrowland
5. Soldier Of Fortune
6. Bleeding World
7. Faces Of War
8. Wings To Fly
9. Another Dawn
10. Scars
11. Kingdoms (bonus track)
12. Memories (bonus track)

 
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