Recensione: Towards Nebulae

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I Desecresy, nati nel 2009 come formazione a due elementi (Tommi Grönqvist e Jarno Nurmi), nel 2016 hanno assunto lo status di one-man band, con il solo Grönqvist a reggere tutta l'impalcatura musicale assumendo a sé la responsabilità sia della voce, sia di tutti strumenti.

In tale configurazione sono stati pubblicati due album, "The Mortal Horizon" (2017) e l'oggetto della presente recensione, "Towards Nebulae", su un totale di sei full-length. Solo full-length. Niente EP, singoli, split, ecc., segno evidente di una prolifica e proficua attività compositiva.

I Desecresy rappresentano una delle realtà attuali più note dell'undeground finlandese nel campo del death metal. Nonostante la provenienza scandinava, che indurrebbe a pensare a generi quali lo swedish e il melodic death metal, Grönqvist propone al contrario death metal ortodosso, nemmeno configurabile con old school: death metal e basta.

Death metal marcio, putrido, puzzolente. Che richiama le profondità della Terra ove si possono immaginare ampi anfratti in cui giacciono, da tempo immemore, tappeti di cadaveri disfatti e mummificati a causa del calore e della mancanza dell'aria. Un'immagine forte, potente, visionaria, che è resa tangibile da un sound volutamente rozzo e involuto, i cui tempi sono dettati da una drum-machine, anch'essa immaginabile come percorsa da vermi e altre creature striscianti. Il growling di Grönqvist, specie di rantolo soffocato, pur essendo completamente inintelligibile appare essere ideale per alimentare la sensazione di stantio che permea pesantemente "Towards Nebulae".

La produzione confusa (anche in questo caso volutamente?) impedisce di discernere con precisioni i vari strumenti, soprattutto il basso. Buono, invece, il lavoro della chitarra, i cui mortiferi riff rimandano piuttosto spesso al doom e i cui ricami solistici raffigurano paesaggi vuoti, cupi, tetri. Riuscendo, in tale modo, come del resto più su accennato, ad adombrare il sound con un grigio sudario capace di provocare allucinazioni e morbose immagini di morte a occhi aperti.

Occorre osservare che, benché lo stile dei Desecresy abbia tutti i crismi per assumere carattere di unicità per via della forte personalità del Nostro, che disegna con precisione e decisione il proprio stile, quest'ultimo non ha molti elementi di diversità da tanti altri che popolano il mondo sotterraneo. Ci sono, sì, parecchi... rimpolpamenti con elementi di ambient che aiutano la musica ad assumere il carattere di visionarietà di cui si è già scritto, ma il risultato finale, seppur perfettamente centrato nell'ispessimento emotivo della musica stessa, non regala poi molto, in termini di originalità.

Tanto è vero che le varie song si somigliano abbastanza le une alle altre, per via di un leitmotiv che, purtroppo, affligge molti act dediti al metallo della morte. Compreso questo. Probabilmente, a parere di chi scrive, è in primis la monotonia delle linee vocali, ad appiattire il tutto. Gettando i brani in un calderone ribollente di putridume che, com'è ovvio, dirige il songwriting in una e una sola direzione. Un po' poco.

In sostanza, possono essere gratificati da "Towards Nebulae" i soli appassionati del death metal... putrescente. In tal caso, i Desecresy sono tutti per loro. Tuttavia, la forte componente lisergica che Grönqvist è in grado di instillare nelle menti di chi ascolta, unitamente a un'evidente, pura e incontaminata passione, può rendere sufficiente un lavoro che, altrimenti, sarebbe destinato a un perpetuo oblio.

Daniele "dani66" D'Adamo

 

 

 
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