Recensione: Tragic Idol

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Prendere o lasciare. O piacciono o non piacciono. Non ci sono vie di mezzo.
Frasi e discorsi che tutti abbiamo fatto più e più volte, magari solo nella nostra mente, al riguardo di questo o quel gruppo. In particolare di quelle band che, una volta trovata una certa alchimia, cominciano a riproporla quasi pedissequamente, album dopo album. Col risultato di crearsi da una parte una cerchia di affezionati (più o meno grande) che li vorrebbe per sempre uguali a se stessi e dall'altra una schiera di critici, contrariati da tanto immobilismo stilistico.
Discorsi che, ormai, ascoltando "Tragic Idol", possiamo fare anche per i Paradise Lost.

Il percorso iniziato con l'album loro omonimo "Paradise Lost", sulla riscoperta e ripresa delle sonorità che fecero grande la band e le diedero notorietà, è continuato con i dischi successivi e, giunti ormai alla terza uscita del genere, si può dire che sia concluso e definitivo. Questi sono i Paradise Lost di oggi, un gruppo con una forte, fortissima, identità, idee chiare su cosa e come suonare e, soprattutto, senza più molta voglia, sembrerebbe, di sperimentare, di cercare qualcosa di nuovo e innovativo.
Elementi che, come si diceva in apertura, possono essere sia positivi che negativi. Naturalmente, infatti, molti fan saran felicissimi di questo "nuovo corso" che, in realtà, si fonde perfettamente con il "vecchio corso", di "Draconian Times" e co. Così come, naturalmente, molti altri, invece, storceranno il naso di fronte a quello che appare come l'ennesimo disco in stile Paradise Lost, che sembrerebbe non aggiungere nulla alla discografia del gruppo Halifax, ma, semplicemente, riproporre uno stile, delle sonorità, un mood anche emotivo, ormai ben conosciuto.
La verità, però, spesso si trova nel mezzo e in questo caso sembra non fare eccezione.
Se è vero che, effettivamente, Holmes e compagni negli ultimi CD siano tornati alle origini e abbiano proposto un sound tutto sommato molto simile, dall'altra parte non si può negare che dischi così ispirati, da parte loro, non se ne sentivano da anni. Greg Mackintosh è in forma smagliante, e non è un caso che proprio sulla sua chitarra si poggi tutto questo nuovo disco, come non accadeva da un sacco di tempo, capace di sfornare assoli e riff efficaci, coinvolgenti, ruvidi e melodici al contempo, capaci di creare una atmosfera romantico/malinconica sempre presente e opprimente, ma senza mai scadere nello scontato. Lo stesso Holmes sforna una prestazione di tutto rispetto dietro al microfono, alternando cantato rabbioso a brevi passaggi al limite del growl, fino al clean, dando a molte tracce uno spettro vocale molto vario ed evocativo.
La produzione stessa dà una mano notevole al conseguimento del risultato finale. I suoni, infatti, appaiono piuttosto sporchi, grezzi, con chitarre che strizzano molto l'occhio al thrash, ma tutto ciò non va mai a incidere sulla melodia, che risulta sempre ben chiara e riconoscibile. Un risultato chiaramente ricercato appositamente per dare alle tracce il giusto alone in grado di richiamare alla mente un sound vicino a quello degli inizi del gruppo, ma senza perdere nulla dell'atmosfera e del lavoro fatto in fase di scrittura delle melodie.

Una recensione, quindi, non molto lunga, nonostante si stia parlando del nuovo album di uno dei gruppi che hanno fatto la storia del gothic-doom metal. In effetti, straordinariamente, non c'è molto da dire. I Paradise Lost sono, semplicemente, se stessi. Quelli che erano a inizio carriera e quelli che son tornati a essere negli ultimi anni, senza sconti per nessuno. Potranno, probabilmente, essere tacciati da alcuni di un certo immobilismo stilistico, ma "Tragic Idol" è un album che non solo farà felici i fan della prima ora, ma ci mostra un gruppo estremamente ispirato, autore di un disco che potrebbe benissimo rivaleggiare con qualcuno dei grandi classici della band.

Tracklist:
01 Solitary One
02 Crucify
03 Fear of Impending Hell
04 Honesty in Death
05 Theories from Another World
06 In This We Dwell
07 To the Darkness
08 Tragic Idol
09 Worth Fighting For
10 The Glorious End

Alex "Engash-Krul" Calvi

 
78