Recensione: Transmutation Of Sins

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A 6 anni di distanza dal tragico incidente automobilistico che costò la vita al bassista Janus (23), i polacchi Blaze Of Perdition proseguono imperterriti un percorso che vede sempre al centro della band i due principali songwriter, XCIII e il vocalist Sonneillon – anche quest’ultimo tuttora vittima delle conseguenze del suddetto incidente. Questo per spiegare il perché la formazione che si esibisce dal vivo sia dissimile da quella in studio e anche per introdurre il nuovo cantante, ovvero Destroyer (già Untervoid, ex Kriegsmaschine e Hateofficial). Ma il 7” Transmutation Of Sins, edizione limitata a soli 500 pezzi, serve anche come ponte ideale tra l’ultimo full-lenght pubblicato nel 2017 (Conscious Darkness) e il prossimo album in programma per il primo quadrimestre 2020 e distribuito per l’etichetta che li ha recentemente accolti sotto la propria ala, la Metal Blade Records.

 

L’EP in questione è composto da due sole tracce, con la title-track che delinea un sound black metal di tipico stampo europeo, caratterizzato da ritmiche massicce e dalla sempre granitica voce di Sonneillon. Un assaggio utile anche a scaldare il pubblico che si appresterà a seguire i Blaze Of Perdition nell’imminente tour a fianco di Bölzer e Dodheimsgard e che tiene vivo un interesse mai sopito nei confronti di una band sempre in grado di offrire dischi che sapessero soddisfare le aspettative. Il lato B dell’EP è invece dedicato alla cover di Moonchild dei Fields Of The Nephilim, per cui aspettatevi di vedere i tratti gotici del brano originale mescolarsi molto bene con una ruvidità black che dimostra anche un importante sguardo verso una direzione più melodica rispetto al pezzo inedito che è quello per cui indirizzerete il vostro interesse e che saprà solleticarvi in attesa dell’arrivo del nuovo album.

 
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