Recensione: Trapped in Chaos

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I Dust Bult sono una band tedesca nata nel 2006 dall’unione di quattro giovanissimi che avevano voglia di suonare Thrash. Da allora acqua sotto i ponti ne è passata, acqua che ha trasportato tre album: ‘Violent Demolition’, con cui hanno debuttato nel 2012, il successivo ‘Awake the Riot’ nel 2014 ed il terzo ‘Mass Confusion’ nel 2016, che, nonostante qualche pecca, li ha portati ad un tour negli Stati Uniti di spalla ad Exodus ed Obituary.

Ora, le acque si agitano, ribolliscono e rischiano di uscire dagli argini sommergendo ogni cosa, perché sotto il ponte sta passando il quarto album: ‘Trapped in Chaos’, data di uscita 18 gennaio 2019 per la label Napalm Records.

In più di sedici anni i Dust Bolt non hanno cambiato neanche un musicista, hanno lavorato sodo per migliorare, uscire dagli schemi e trovare una propria e più precisa identità …. e con l’ultimo album ce l’hanno fatta, proponendo un songwring con un po’ più di melodia qua, un richiamo all’Heavy Metal di una volta là, usando meglio la voce, piazzando bene le influenze Hardcore e, soprattutto, controllando meglio la ferocia dei primi tempi. Tutto questo è stato messo a fondere dentro un calderone infernale sopra una fiamma ardente a mille gradi ed ecco fatto: il risultato è stato ‘Trapped in Chaos’.

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L’album è maturo, frutto di un impegno e di un obiettivo da raggiungere: quello di crescere, ed anche se non è di certo il nuovo ‘Masters of Puppets’ o  ‘Reign in Blood’, suona maledettamente Trash dall’inizio alla fine, reale onesto e schietto.

Rispetto al passato il cantato è sempre aggressivo ma più modulato, pulito e versatile, sicuramente più gradevole dello stile ‘mangio la cartavetrata’ usato nel precedente album. Poi i momenti feroci, i ringhi e le urla ci sono sempre, ma vengono inseriti in giusti contesti rendendo il sound ancora più coinvolgente.

La sezione ritmica forma un buon muro sonico, le chitarre si muovono bene, sia quando suonano in sincrono, sia quando viaggiano in asincrono, aumentando la melodia ma anche la potenza; quest’ultimo elemento è sempre presente, sia quando il combo tira a tutta velocità, sia quando si esprime per mezzo dei tempi medi.

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Undici tracce all’insegna di un Thrash che richiama la vecchia scuola ma che sa anche di moderno, con cambi di tempo continui e massicci: la velocissima ‘The Fourth Strike’ ha un ottimo refrain, orecchiabile e quasi punkeggiante, ed è spezzata da ritmi cadenzati che fermano il cuore.

Qualcosa che guarda il passato, qualcosa che volge al futuro: la successiva ‘Dead Inside’ gioca tutta la sua rabbia sul tempo medio e sulla melodia della voce. Un gran bel pezzo.

The Bad Ad’ è una buona cavalcata Old School, con strofe determinate e contro-strofe più melodiche. L’assolo è breve e nervoso, i cambi di tempo continui ed incalzanti.

Bloody Rain’, massiccia e strafottente, ha una forte componente di vero Heavy Metal, con un pezzo cupo e fumoso a metà che porta ad un cambio radicale della traccia, che diventa angosciante con una ritmica potente e sicura.

Rhythm to My Madness’,  ‘Shed My Skin’ e ‘Killing Time’ sono vere esplosioni soniche, mentre la Title-track, ‘Trapped in Chaos’, parte più controllata per poi sfogare la sua furia con un’ampia accelerazione.

I Metallica insegnano: verso la fine ci vuole una ballata, o perlomeno una canzone che lo sembri, e così a ‘Fade to Black’ , ‘Escape From Within’ dei Flotsam and Jetsam e ‘Watch the Chidren Pray’ dei Metal Church, giusto per fare qualche esempio, si unisce ‘Another Day in Hell’, melodica ma al contempo dura come l’acciaio; con un bell’assolo è un brano veramente emozionante che nulla ha in meno rispetto ai grandi pezzi sopracitati.  

L’album si chiude con ‘Chaos Possession’, un bel pezzo metal duro e pesante, e con ‘Who I Am’, velocissima, che collega il nuovo lavoro agli album precedenti.

Concludendo, gran bel passo in avanti quello dei Dust Bolt, che riescono, con ‘Trappen in Chaos’, a maturare un sacco di buone idee, cambiando leggermente direzione grazie alla maturità raggiunta senza però perdere la loro carica aggressiva.

Un album energico, violento, diretto e sfrontato, ma anche melodico e ben bilanciato. Assolutamente da non perdere.  

 
75