Recensione: Tribe

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E' sconfortante notare quante occasioni ci lasciamo scappare noi italiani. Quando un nostro gruppo produce lavori dalle grandi potenzialità, capace di attirare l'attenzione internazionale, noi che facciamo? Invece di lodarli e supportarli, ci tiriamo indietro e li snobbiamo.
Un esempio esemplare ci arriva dai Sadist, relativamente famosi all'estero e cagati di striscio qua in Italia.
Questo lavoro, il secondo dopo il grande "Above The Light" del '93, è sicuramente uno dei più affascinanti capolavori estremi mai usciti in Italia ed anche in Europa. All'epoca "Tribe" fu accostato ai Cynic di "Focus", ma escludendo alcune atmosfere e l'attitudine alla sperimentazione, sarebbe riduttivo paragonarli a loro. Sarebbe più giusto dire che se i Cynic produssero "Focus", gli Atheist "Elements" ed i Pestilence "Spheres", cercando di far progredire il classico death verso lidi ancora inesplorati, anche i Sadist fecero la loro parte con "Tribe". Ognuno di questi lavori sviluppò un proprio percorso musicale. I Sadist crearono una mistura sino ad ora ineguagliata di Death Progressive spruzzato di Fusion, stacchi neoclassici e ritmi tribali. Sicuramente a dare quel non so che di misterioso erano le tastiere del tuttofare Tommy Talamanca. Molto spesso infatti la tastiera ricopriva il ruolo di colonna portante nel brano (vedi la Gobliniana "The Ninth Wave"), senza una sola nota di chitarra ad accompagnarla. Altro esempio particolare lo offre la strumentale "From Bellatrix To Betelgeuse", viaggio mistico di pochi minuti dove tastiere pompose ed un unico riff di chitarra ti trascinano nel volo finale disegnato dall'incredibile assolo di Tommy alla tastiera.
Non preoccupatevi però, quando il gruppo deve dispensare potenza all'ascoltatore, non ci pensa due volte. Ed ecco che spuntano brani come "Escogido", impreziosito da uno splendido assolo e dalle solite tastiere stile horror, che rievocano immagini di putridi zombie nella classica andatura scordinata. Oppure la più "classicamente" Death "Spiral Of Winter Ghosts".
Il pregio fu quello di aver saputo coniugare alla perfezione riff estremi, compressi ed articolati a break melodici capaci di trasmettere di volta in volta sensazioni più disparate. Questo grazie a musicisti talentuosi come Peso (già straconosciuto per aver fondato i Necrodeath), devastante dietro la batteria, Chicco (basso) con i suoi splendidi inserti di fretless bass, ma soprattutto il virtuoso Tommy. Musicista eclettico, unico compositore strumentale, ottimo chitarrista e tastierista. Pensate che durante le esibizioni live, riusciva a suonare contemporaneamente i due strumenti. Un piccolo Eddie van Halen insomma. Discorso diverso per il vocalist Zanna. Poco dotato vocalmente, anzi era proprio afono, però il carisma di quelle urla acide e laceranti lo rendevano perfetto per la freddezza di fondo che "Tribe" emanava.
Con questo lavoro i Sadist riuscirono, specialmente all'estero, a consolidare lo status di cult-band, vendendo qualcosa come 15000 copie.
I casini iniziarono quando Peso lasciò il gruppo, seguito poco dopo sia da Zanna che da Chicco. Il tutto per divergenze personali con il leader Tommy. Visto che non bastava, la Nosferatu Records fallì, ma nonostante questo Tommy ricostruì la band e riuscì ad ottenere un contratto di prestigio (all'epoca) con l'olandese Displeased Records. Da li in poi il gruppo perse buona parte del fascino che gli rese famosi producendo altri due lavori. Il buon "Crust" ed il confuso "Lego", ultimo capitolo di una storia terminata troppo presto.
Un ultima nota: "Tribe" è difficilissimo da trovare, quindi se per caso vi capita di trovarlo tra la roba usata di qualche negozio o fiera, fatelo vostro senza alcun dubbio. Questo, aspettando il buon senso di qualche etichetta che si prenda l'impegno di ristampare sia "Tribe" che il debutto. Carlo "Carma1977" Masu Tracklist: 1. Escogido
2. India
3. From Bellatrix To Betelgeuse
4. Den Siste Kamp
5. Tribe
6. Spiral Of Winter Ghosts
7. The Ninth Wave
8. The Reign Of Asmat
 
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