Recensione: Trickle Down [EP]

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Gli Human Slaughterhouse nascono nel 2008 dalle ceneri dei Cyber Cock, grinder pugliesi i cui superstiti Andrea Battaglia (chitarra) e Claudio Peragine (batteria), assieme a Giovanni Lefemine (voce) e Nicola Servidio (basso), formano il nuovo progetto dedito, invece, a un death metal prossimo ai canoni più moderni del genere stesso.

"Trickle Down" segue il debut-EP "Walk On The Path Of Servitude" (2014) nel rimarcare un sound violentissimo, duro e massiccio; che lascia intravedere, fra le proprie rigidissime maglie, l'estremismo assoluto del grindcore.   

Il quartetto di Bari, difatti, pesta come un pugile, sferrando mazzate di acciaio chiodato a destra e manca. L'invalicabile muro di suono ritagliato nel granito dai riff segaossa di Battaglia è assolutamente devastante, spinto da una sezione ritmica altrettanto terremotante, che si spinge - ben volentieri - oltre la sfera dei blast-beats ("Out Of The Wounds"). Buono anche il secco growling di Lefemine, isterico e rabbioso al punto giusto.   

Tenuto della ridotta durata dell'EP, di diciasette minuti, e della circostanza che "Nevrosi", "Hallucinosis" e "Ritual" siano intro, intermezzo e outro ambient/strumentali, alla fin fine ci si deve rapportare con quattro song vere soltanto, con conseguente impossibilità di affibbiare un giudizio approfondito e completo all'EP medesimo. Però sufficiente a mostrare una band dai mezzi tecnici più che adeguati alla bisogna, cioè perfettamente allineata allo standard attuale richiesto in materia di metal oltranzista di stampo death.

Comunque, appare buono anche il songwriting, capace di dar luogo a un suono adulto, maturo, ricco di personalità nonché a dei brani articolati, seppur assestati su uno stile ormai definito e centrato. Stile che, nella sua attualità, a volte ("Left To Shred") ricorda il flavour di act futuristici quali, per esempio, i defunti Zyklon.

Ovvia, per meriti, la conclusione: gli Human Slaughterhouse meritano un contratto discografico e la chance di poter incidere il debut-album.

Daniele D'Adamo

 
70