Recensione: Turpis Rex

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The Tempter è progetto musicale che vede, tra le proprie risicate fila, il batterista dei Pungent Stench, Rector. Tutto ciò è sufficiente per stuzzicare l’interesse degli amanti del geniale progetto austriaco. “Turpis Rex” pare sia stato registrato nel lontano 2004, senza mai essere pubblicato ed ora Dissonance Productions ha deciso di “riesumarlo” per la nostra soddisfazione e quella di chi vorrà incrociarne il cammino. A differenza di quanto ci si potesse aspettare, il full-length non bazzica il death metal, bensì un  heavy/doom piuttosto oscuro e dissonante, vicino alle sfumature dei Celtic Frost o degli ultimi Triptykon. In mezzo a tutto ciò intravediamo quel fangoso ed asettico sentore di sludge, una mancanza di armonie e un senso di odio che stringe alla gola, soffocando.

Sprofondiamo in un nero gorgo, melodie assenti , cacofonie che stordiscono e che ci portano in una realtà a metà tra filoni assai diversi. Non nascondiamo che, trasportato tutto ciò al 2004, resta il concetto di sperimentazione e di originalità che null’altro è che marchio di fabbrica degli Stench. Nonostante siano passati ben quattordici anni, il disco resta anche oggi abbagliante, oltremodo personale. Apocalittiche voci echeggiano in paesaggio arso, terra che trema e sulla quale ci incamminiamo verso lidi inesplorati. “Turpis Rex” è un concentrato di occulti presagi, strutture heavy che ricoprono il loro manto di nero e che cadenzano passi con i rintocchi del doom. Fangose esalazioni core soggiacciono in una cornice di allucinazioni metal. Vi sono, talvolta, degli spunti thrash nel disco, ma sono solo vaghe espressioni.

Nota di merito per l’interpretazione vocale di Tarpiu, certamente di non facile assimilazione se non si ama questo tipo di suoni, ma indiscutibilmente di livello; stile che ricorda i Root, anche se il contesto è differente, ma le catastrofiche declinazioni dei toni ci hanno fatto tornare alla mente Big Boss. Le pause di chitarra diventano alienanti suite sulle quali galleggiamo, per poi finire inghiottiti nel più bieco dei riff doom. Non conosciamo lo stato di attività dei The Tempter, ma speriamo presto possano regalarci un altro lavoro, perchè è innegabile come la personalità e l’ispirazione ci siano. Alla fine di molteplici ascolti, resta la reale incapacità di trovare un vero paragone, tanto da estasiarci novità. Se consideriamo poi che il full-length era datato 2004, non possiamo che fare un elogio, il quale resta costante e valido anche nel 2018. Restiamo sintonizzati.

Stefano “Thiess” Santamaria

 
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