Recensione: Twisted Prayers

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Secondo full-length per i deathster Gruesome che, dopo il debut-album "Savage Land", danno alle stampe il suo legittimo seguito, "Twisted Prayers".

La band è relativamente giovane, giacché ha mosso i primi passi nel 2014, e presenta la peculiarità di essere... geograficamente spezzata in tre tronconi: Matt Harvey (voce, chitarra), California; Daniel Gonzalez (chitarra) e Gus Rios (batteria), Venezuela; Robin Mazen (basso), Florida.

Nonostante ciò, tuttavia, il genere suonato ha dei connotati ben precisi e chiari: death metal vecchio stampo a stelle e strisce, incastrato al caratteristico sound delle ormai leggendarie band provenienti dalla Florida quali, per esempio, Death, Atheist e Massacre.

Il tempo, bene o male, passa, per cui i Nostri evitano di scivolare nell'old school, mantenendo pertanto un aspetto moderno e adeguato al presente, rimandando al passato soltanto un flavour sì forte e penetrante ma non così pungente da renderli una mera ripetizione di un cliché che, ormai, ha più di trentanni.

Con queste premesse s'intuisce che, d'altro canto, "Twisted Prayers" non è, e non potrebbe essere altrimenti, un platter rivoluzionario. Bandito, difatti, tutto quanto potrebbe rappresentare un elemento di evoluzionismo da uno stile così pregnante e abbarbicato all'epopea del death metal floridiano.

Così, i  Gruesome sciorinano la loro proposta musicale in maniera alquanto onesta e pulita, disinteressandosi completamente a tutto quanto potrebbe inquinare la purezza di una foggia musicale che ha scritto pagine importanti nella storia del death metal. E lo fanno bene, avendo alle spalle un rilevante retroterra culturale e un'ottima preparazione tecnica – che, in alcuni momenti, pare addirittura technical – , tale da consentire l'esecuzione dei vari brani in scioltezza, con grande sicurezza nei propri mezzi.

Scioltezza che si verifica in virtù di un sound non particolarmente estremo. Veloce, sì, ma senza mai oltrepassare la barriera dei blast-beats. Con ciò, risultando perfettamente intelligibile in ogni momento, poiché lo scopo primario del quartetto internazionale è principalmente quello di creare atmosfere coerenti con la natura intrinseca della formazione medesima.

In queste condizioni è scontato che "Twisted Prayers" non abbia in sé natura sostanzialmente originale. Anzi, seppur tecnicamente ineccepibile, il suo sound è troppo allineato a quanto già espresso in passato dai combo più su citati, rendendo difficile l'identificazione dei Gruesome in mezzo alla sterminata marea nera composta da chi appartiene alla famiglia del death metal.

Anche le canzoni non sono propriamente dei mostri di unicità. Un po' troppo simili a se stesse ma, soprattutto, nuovamente, affini a quanto già ascoltato negli ultimi tre decenni. Tanto è vero che la song migliore, almeno a parere di chi scrive, è la cover di 'The Exorcist' dei Possessed ("Seven Churches", 1985). Cover davvero riuscita – ripulita e potenziata – che riporta al 2018 un brano che ha lasciato un segno indelebile nella storia del metal.

Alla fine dei conti "Twisted Prayers" si rivela, ma forse è così che è stato concepito, come un lavoro a solo uso e consumo dei nostalgici di sonorità memorabili.

Solo per appassionati, insomma.

Daniele "dani66" D'Adamo

 

 
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