Recensione: Tygers Of Pan Tang

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Iron Maiden, Judas Priest e Saxon, ma anche Girlschool, Diamond Head e ovviamente i mitici Tygers Of Pan Tang: di certo la New Wave Of British Heavy Metal ha avuto molte sfaccettature e altrettante declinazioni attraverso le voci, le corde e le pelli dei suoi attori di primo piano.

Di acqua sotto i ponti ne è passata letteralmente a fiumi da quei primi ruggenti anni ’80 e seppur non si possa in piena onestà affermare che tutte le band che brillavano nel firmamento HM di allora siano invecchiate con la medesima grazia, è altrettanto doveroso ammettere che di fronte ad album come l’ultimo nato di casa Tygers Of Pan Tang non ci sia altro da fare che levarsi il proverbiale cappello.

Robb Weir e i suoi ormai fidi sodali Dean Robertson (chitarra), Brian West (basso) e Craig Ellis (batteria) nel nuovo album auto-intitolato della storica band britannica imbastiscono un insieme di canzoni hard 'n’ heavy dall’impostazione ultra classica, sia a livello di suoni sia a livello di contenuti, cui il “nostro” Iacopo Meille miscela il suo inconfondibile stile vocale.

Non aspettatevi dunque novità o particolari evoluzioni, tra i solchi di “Tygers Of Pan Tang”, ma se cercate chitarre taglienti di scuola Whitesnake fine anni ‘80, melodie ficcanti e camionate di pura attitudine mai sconfinante nell’autocitazione o – men che meno – nell’autoparodia, di certo non rimarrete delusi.

I brani più veloci e rockeggianti (dall’opener “Only The Brave” alla conclusiva “The Devil You Know” passando per le spettacolari “Dust”, “Do It Again” e “Blood Red Skies”) funzionano alla grandissima in virtù dellì'invidiabile tiro e di un’ispirazione quanto mai fervida, udibile tanto nei riusciti fraseggi chitarristici quanto nelle già lodate performance vocali.

Non sono d’altro canto da meno le tre favolose ballad “The Reason Why”,  “Praying For A Miracle” e soprattutto “Angel In Disguise”, breve ma intensissima perla unplugged con un Meille a livelli stellari, né gli episodi nei quali il quintetto si cimenta con estrema disinvoltura in scorribande in territori di volta affini al boogie e all' r'n'b (“Glad Rags”) o al blues (“I Got The Music In Me”), a ulteriore testimonianza della totale padronanza della materia.

“Tygers Of Pan Tang” è un disco classico nell’accezione più lusinghiera del termine, una collezione di canzoni tanto fresche quanto nel contempo aderenti agli stilemi dell’hard ‘n’ heavy anni ‘80, la cui veemente copertina suggerisce meglio di mille parole la capacità di Weir & Co. di riproporre nel presente la grandezza del passato senza cadere mai nello sterile revival.

Stefano Burini

 
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