Recensione: Universal Language

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Primo “solo” album in una carriera non certo di scarso profilo per David Reece, ottimo singer americano che in molti ricorderanno protagonista in un’efficace incarnazione “extra Udo” dei seminali Accept, oltre che per i trascorsi con Bangalore Choir, Stream, Sircle Of Silence e, più di recente, con gli scandinavi Gypsy Rose.

Attorniato da un team di musicisti d’indubbio valore ed affidabilità, ereditati dalle importanti frequentazioni tenute con gli ambienti hard n’heavy germanici (Andy Susemihl chitarrista ex Udo, Joachim Fünders già bassista degli Holy Moses e Stefan Schwarzmann, attuale drummer dei Krokus ed ex Helloween), il frontman statunitense lascia da parte qualsiasi impennata di stampo classicamente metal per imbarcarsi nell’incisione di un ellepì dai sapori forti, naturalmente robusti, ma dalla ruvidezza e virilità tipicamente hard rock. Il risultato che matura da questi intenti, non si presenta come un qualcosa d’eclatante, fuori della norma o del tutto esente da qualche critica, ma appare, ad ogni buon conto, dignitoso ed accettabile.

Sostanzialmente realizzato come una collezione di brani tramite i quali dar libero sfogo alla propria ottima caratura vocale, “Universal Language” ha dalla sua, due fattori preponderanti e di maggior spicco. Un chitarrismo acceso e vivace, dalle tinte mutevoli, inquadrate tra gagliardi attacchi rock e vibranti cadenze blues e, come da copione, la voce di Mr. Reece, al solito calda, roca, espressiva e carica di rovente passione.
Latita invece in taluni frangenti, la pura verve nell’architettura dei pezzi, spesso arroccata entro schemi piuttosto banali ed un po’ prevedibili che, se da un lato garantiscono un approdo sicuro per le evidenti qualità dei musicisti, dall’altro indugiano troppo spesso in soluzioni che ben poco spazio lasciano alla fantasia ed all’inventiva.
Le ritmiche quadrate e spigolose - che un po’ ricordano l’Udo versione rockeggiante – dell’opener “Before I Die”, seguita dalle bluesy “All the Way” e “Flying Close To The Flame”, lasciano, ad ogni buon conto, piacevoli impressioni pur senza apparire, in alcun modo, stupefacenti, aiutate vieppiù da una qualità audio di livello ottimale. Ma è con episodi come “Fantasy Man”, “Rescue Me” e “Flesh And Blood” che il buon Reece mette in mostra l’appartenenza ad una “classe” superiore, dilettando con insospettabili trovate blues rock in stile Jeff Scott Soto, tali da rendere il paragone con il fenomenale frontman dei Talisman per nulla fuori luogo o eccessivamente generoso.

Il disco tende purtroppo a spegnersi verso il finale, poco aiutato da canzoni riempitive come “We Were Alive”, “Queen Of My Dreams” e “Yellow”, nulla più di semplici esercizi stilistici per le sopraffine corde vocali del cantante statunitense, protagonista assoluto di un platter non mirabolante ma senz’altro più che decoroso.

Nulla d’imprescindibile insomma, ma se la voce è l’aspetto che più cattura la vostra attenzione in un prodotto di solido rock, le soddisfazioni ed i momenti interessanti colti da “Universal Language” potrebbero non essere merce così rara. Ascoltare le sfumature rock blues, intonate da un grande professionista come David Reece d’altronde, è un piacere che si rinnova ad ogni nuovo album e lascia aperti gli interrogativi sulle ragioni per cui, un interprete di tale spessore, bravura e talento, in carriera abbia ottenuto davvero molto meno di quanto meritato.



 
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Tracklist:

01.    Before I Die
02.    All The Way
03.    Flying Close To The Flame
04.    Fantasy Man
05.    The River
06.    I’ll Remember You
07.    Rescue Me
08.    Once In A Lifetime
09.    We Were Alive
10.    Flesh And Blood
11.    Queen Of My Dreams
12.    Yellow

Line Up:


David Reece – Voce
Andy Susemihl – Chitarra
Jochen Fünders – Basso
Stefan Schwarzmann - Batteria
 

 
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