Recensione: Unsettling Whispers

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Attendevo impaziente, sul morbido ciglio di uno sguardo rivolto verso l’oceano rabbioso, il passaggio del veliero fantasma che tanto mi impressionò tempo fa. Quel fatidico momento è arrivato: sotto una coltre di nubi annodate e gravide di freddo, si è infranto lo specchio dell’orizzonte lasciando passare quell’ammasso di legno ardente, colmo di dolore. A vele spiegate, la nave solca le onde come fosse una lama affilata di un bisturi, protesa ad incidere un’emozione. Dietro il timone i cinque spettri senza volto, vestiti di buio ed immobili al cospetto della tempesta, lasciano che la luce effimera del faro illumini l’essenza dei loro respiri: Gaerea.

A distanza di quasi due anni dall’uscita dell’omonimo EP, i portoghesi pubblicano “Unsettling Whisper”. Il primo full-length, targato Transcending Obscurity Records, segue la stessa rotta del viaggio iniziale, intrapreso per solcare i confini tormentati del black metal. La destrezza dei Nostri risiede nella capacità di dipingere meticolosamente l’angoscia sulla ruvida tela dell’ordinario, rivelando piccoli capolavori.

‘Svn’ è la voce del presagio, l’artiglio che squarcia i tumulti del mare, nei quali ribolle il canto soffocato di sirene che si altera in lamenti melodici, sospinti da un vento sempre più impetuoso. Tra le sonorità fredde ed annebbiate germoglia l’inconfondibile pianto abrasivo che, con impeto, si infrange sui granitici faraglioni del black. Nel corso dei sette brani, i ritmi crescono ed il suono si dilata di passione esplodendo in vorticose sezioni di chitarre che si lasciano lacerare dai battiti convulsi di un cuore impaurito, rifugiatosi nel fiordo di un sussurro soave. Il temporale di ‘Whispers’ gonfia le vele del veliero, continuamente accerchiato da anime straziate in cerca di una tregua. Tregua che si specchia sul fondo oscuro del mare, ma la mancanza di ossigeno obbliga a ritornare a galla, fra le grinfie della bufera che imperversa in questo limbo sconosciuto.

I Gaerea stessi sono nave ed uragano: l’insicurezza e la fragilità umana si trasfigurano in venature melodiche altisonanti che vengono soffocate dai tentacoli dell’inarrestabile decadenza distruttiva, eclissata in un mondo alla deriva. La violenza scaturita dal monolite di ‘Extension to Nothingness’ è un concentrato di black metal dal profilo moderno dissipato tra le raffiche dell’inquietudine che soffiano per tutta la durata dell’album. É proprio il corpo marmoreo della malinconia a sorreggere il catastrofico mondo di “Unsettling Whisper”, come accadde ad Atlante che fu castigato da Zeus a tenere sulle spalle l’intera volta celeste. Il disco è un agglomerato di suoni corposi costruiti sul fondale sabbioso delle emozioni, in grado di mutare continuamente. Le ripetute sfuriate scroscianti si contaminano di un livido hardcore che dilaga in valli alluvionate da palpitanti sorgenti di commozione incontaminata. Ogni brano, dunque, si veste di un affascinante effetto sorpresa che divampa in incendi davvero entusiasmanti, come accade in ‘Cycle of Decay’ nella quale i Nostri mescolano sangue e lacrime, fuoco e ghiaccio. L’epico finale di ‘Catharsis’ sottolinea l’importante ascesa dei Gaerea verso l’olimpo che sovrasta i folli territori del black, sfamati col seme della disperazione.

Il veliero si è arenato sulla spiaggia desolata che costeggia il porto, le onde hanno incatenato la propria rabbia ed il cielo ha cancellato il suo ghigno malefico. Il relitto è divorato da una brulicante solitudine e gli spettri che lo guidavano sono spariti nel nulla lasciando aperto un prezioso forziere, colmo di “sussurri inquietanti”.

Desistete dalle maledizioni, derubatelo.

 
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