Recensione: Until We Rock: The Early Recordings of Black Death

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I Black Death nacquero nel lontanissimo 1977, dando alla luce tre demo, un omonimo album nel 1984 per poi ripartire nel 2014 con il moniker Black Death Resurrected. Con l’appellativo originale ora viene riproposta una compilation composta da brani dal passato e due registrazioni live. Ciò che si evince è che ci troviamo di fronte ad un heavy metal sulfureo, per certi aspetti esoterico nei toni, vicino ad un hard rock che ci rammenta gli Uriah Heep e che poi da questi toni si inerpica tra Mercyful Fate, Judas Priest vecchia maniera e Mortorhead.  

When Tears Run Red’ è vera e propria dimostrazione di un heavy attento alle atmosfere e per nulla banale. La band era composta da interpreti di colore, realtà certamente insolita in un periodo in cui pochi musicisti di pelle nera si affacciavano al metal. Al di là di questa curiosità, è chiaro come il sound e la personalità siano rari, creando un alone mitico intorno che va oltre la dimensione underground. Non siamo di fronte ad una band così conosciuta, ma resta certamente un pezzo della storia dell’heavy a cui dare una chance di ascolto. Le voci, assai acute e stridenti, ci riportano indietro con gli anni, suoni minimali e selvaggi regalano una magia che sarà tuffo al cuore per i più nostalgici. 

Until We Rock: The Early Recordings” è un modo per scoprire una realtà musicale di talento che si è distinta nel panorama e che merita di non restare ancorata al concetto di underground. Chi invece già li conosce può qui avere l’occasione di trovarsi tra le mani alcune chicche, infoltendo la propria collezione. 

Complimenti ai Black Death, la cui combattività ed entusiasmo vanno dritti a bersaglio già dai primi ascolti, lasciandovi carichi di adrenalina ed affascinati da un misticismo che aleggia in ogni loro singolo brano.

 

Stefano “Thiess” Santamaria

 
80