Recensione: Untold Stories

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Ritrovare l’ennesimo pezzo di storia dell'AOR ancora attivo e voglioso, dopo tanti anni, di misurarsi nuovamente con un mercato sempre più competitivo come quello odierno è, al solito, un piacere notevole. Soprattutto per le orecchie di chi a quel tipo di suono è da sempre attaccato per ragioni affettive e di passione, cui non può non aggiungersi un misto di nostalgia ed interesse al ricordarne il glorioso moniker.

Una carriera non certo ricca d’uscite o numericamente corposa quella dei britannici Airrace.
Eppure, con un solo ed unico ellepi – “Shaft of Light” - uscito nell'oramai remoto 1984, la band guidata dall’immarcescibile chitarrista Laurie Mansworth è stata capace di porsi tra i capisaldi della melodia degli anni ottanta, offrendo un saggio di classe ed eleganza ricordato dai fan ancor’oggi con particolare affetto e rispetto. 
Oltre, per altro, segnalarsi quale prima "palestra" musicale per Jason Bonham, figlio del leggendario John di Zeppeliniana memoria.

Ci sono voluti poi altri ventisette anni – correva il 2011 – per vedere il nome degli Airrace manifestarsi nuovamente sulle scene, con un album ancora una volta di notevole spessore ed una line up rafforzata dai contorni romantici della "reunion”. A patrocinare e suggellare l’operazione come meglio non sarebbe stato possibile, il consueto ed immancabile apporto di Froniers music, label divenuta praticamente una major quando a rivelarsi sono i suoni tradizionali del rock adulto e melodico.
Per arrivare al terzo capitolo in carriera, non ci sono voluti per fortuna altri cinque lustri e passa: con “Untold Stories”, infatti, Laurie Mansworth torna a presentarsi in sella agli Airrace con un nuovo album d’inediti a “soli" sette anni dal precedente cd, facendosi accogliere ancora una volta sotto l’ala protettrice di Frontiers.

Meno morbido del solito ed un po’ più ancorato ad uno stile che si pone trasversalmente tra la melodia luminosa di ELO, Toto e Boston e gli arroccamenti ruvidi e ciondolanti dei Led Zeppelin, Mansworth dimostra anche questa volta di non aver affatto scordato come si fa a scrivere qualche buona canzone.

Cambia quasi radicalmente la line-up (che ha ormai nel solo leader / chitarrista il trait d’union con le origini), ma non si modifica fortunatamente la classe e l’alto livello “fondante" del progetto Airrace. Già dall'iniziale "Running Out of Time" appare, infatti, evidente come l’ispirazione primigenia permanga immutata, ponendo in netta evidenza una miscela melodica un po’ hard rock ed un po' AOR forse non così approfondita nelle uscite precedenti della band,  ma comunque ben radicata ed a tratti evidente già in passato nel DNA del combo britannico.

Di motivi per dare almeno un ascolto alla nuova fatica confezionata da Mansworth di concerto con i nuovi sodali se ne incontrano in discreta quantità: la appena citata opener è uno di questi, seguita da ottimi episodi di melodic rock quali “Summer Rain", “Eyes Like Ice”, “New Skin” e “Here it Comes”, insieme alle Zeppeliniane “Come With Us”, "Different But The Same" e "Men From the Boys".
C’è il talento inossidabile, c’è la buona prestazione di una band composta per lo più da professionisti di lungo corso (da segnalare la presenza del singer, ex Serpentine, Adam Payne e di Rocky Newton, bassista dei compatrioti Lionheart). C'è, soprattutto, il piacere dell'ascolto puro e semplice di brani che scorrono via in agilità, lasciando in dote una gradevole percezione di buon gusto ed eleganza.
Un' idea di fondo che permea l’intero cd e si sublima in particolar modo nella ballad “Lost”, passaggio che - nonostante la nostra personale ritrosia nei confronti dei brani lenti, spesso, un po’ tediosi – si rivela il gioiello del disco, ponendo in evidenza nuovamente la sensibilità di Mansworth per le melodie affini ai già citati ELO e Boston.

Armonie ariose mescolate con toni hard rock di stampo settantiano. Una mistura che funziona e permette agli Airrace di ottenere approvazione anche nel terzo capitolo discografico di un curriculum tanto lungo temporalmente, quanto parsimonioso nel numero delle pubblicazioni. 

 

 
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