Recensione: V

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Quella dei Vreid è una creatura che sta subendo, disco dopo disco, una lenta mutazione, tendente già con i primi album a distaccarsi dalle sonorità dei defunti Windir, ma che adesso comincia sempre più ad assumere un'identità propria. Una evoluzione stilistica che procede, con piccoli e decisi passi, verso la forma "black" definitiva, ormai quasi raggiunta con V, il quinto disco ufficiale dei norvegesi edito, ancora una volta, dalla Indie Recordings

Così come era accaduto con il precedente Milorg, anche in questo caso a farsi valere è un songwriting fresco e ispirato che garantisce, ancora una volta, una qualità dei pezzi che si attesta su livelli decisamente alti. L'evoluzione dei Vreid continua, questo sì, però senza stravolgere più di tanto una formula che sembra ormai essere vincente. Formula stilistica che, a conti fatti, risulta essere il giusto compromesso tra violenza e melodia, quest'ultima mai troppo morbida e, di regola, "ruffiana". Da una parte abbiamo quindi un sound diretto e, se vogliamo dirla tutta, anche piuttosto grezzo, mentre dall'altra vengono conservate alcune soluzioni melodiche sparse qua e là che, vogliate ammetterlo o meno, mantengono ancora viva una piccola parte dell'anima dei Windir.
L'iniziale Arche, con la sua base ritmica decisamente più thrash-oriented, mette da subito in primo piano l'animo più violento (e grezzo) dei norvegesi; prezioso, soprattutto, il lavoro in fase solistica del nuovo arrivato Stian "Strom" Bakketeig (anche lui ex-Windir) che aggiunge non poca varietà agli arrangiamenti. Sulla stessa linea, anche se più orientate verso lidi prettamente "black", le successive The Blood Eagle, Wolverine Bastards e The Sound Of The River (tra gli episodi migliori del disco, tra l'altro), mentre l'incedere più epico di Fire On The Mountain lascia spazio, con i cori piazzati sul finale, al lato più melodico ed "elegante" della band. Forse un po' meno immediata e difficile da assimilare una The Others And The Look della durata di dieci minuti, traccia anche più articolata rispetto le altre, ma che comunque regala non poche soddisfazioni sulla lunga distanza.

Disco semplice da assimilare, anche nell'immediato, ma nemmeno troppo orecchiabile o ruffiano. Insomma, questo quinto capitolo dei Vreid riesce ad equilibrare come si deve due elementi che, in fondo, hanno da sempre contraddistinto i lavori dei norvegesi. Il risultato è un sound che, senza variare più di tanto la sua forma, convince in pieno anche con in primi ascolti, grazie ad un songwriting che riesce ad essere fresco, ispirato e, soprattutto, personale al punto giusto.

Angelo 'KK' D'Acunto

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Tracklist:

01 Arche
02 The Blood Eagle
03 Wolverine Bastards
04 The Sound Of The River
05 Fire On The Mountain
06 The Others And The Look
07 Slave
08 Welcome To The Asylum
09 Then We Die

 
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