Recensione: Velvet Noise - 2019

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A pochi mesi di distanza dall’imminente settimo lavoro, la band danese ha deciso di tornare ancora a omaggiare il proprio debutto discografico, quel Velvet Noise che nel 2001 permise loro di entrare in un panorama pronto ad accogliere la rivoluzione metalcore, ma dove non tutti sono stati in grado di proseguire e soprattutto evolvere il proprio cammino in maniera interessante. Non è il caso dei Raunchy, infatti il sestetto è caratterizzato da un sound davvero molto personale, genitore di canzoni che riescono a unire aggressività metal a ritornelli melodici e che vengono supportati da sonorità ed effetti in grado di valorizzare la parte vocale, senza però far perdere lo slancio a canzoni devastanti. Se non siete conoscitori del gruppo, fatevi un giro tra la tracklist di Wasteland Discotheque o dello stesso ultimo disco in studio intitolato Vices. Virtues. Visions. (del 2014).

 

Già nel 2007 abbiamo avuto modo di riascoltare Velvet Noise, in versione extended grazie a 4 bonus track, ma per l’occasione e a 5 anni di distanza dall’ultima nuova uscita sugli scaffali, i danesi hanno deciso di rimasterizzare l’album di debutto su vinile arancione ed in edizione limitata a sole 500 copie. Questo Velvet Noise – 2019 è quindi un intermezzo discografico che omaggia una band che di strada ne ha fatta davvero tanta, anche se di sicuro un pizzico sottovalutati rispetto alle abilità mostrate dietro ai propri strumenti. La band conferma che all’epoca, nonostante la giovane età e l’attitude votata all’hangover costante, erano pronti a tutto, partendo dalla scelta di un nome insolito per rappresentare una metal band, sino a una proposta musicale alternativa e che ha fuso contaminazioni che avrebbero potuto far storcere il naso ai puristi più incalliti. Ma siamo, anzi sono ancora qui e personalmente, da estimatore della band, nutro grandi aspettative per il prossimo disco, che dovrebbe arrivare verso la fine del 2019. In parole povere non è un album fondamentale – non c’è nulla di inedito del resto – ma è un modo per rinfrescare la memoria a chi li segue dall’esordio e un campanello utile a richiamare l’attenzione di tutti gli altri, anche se personalmente mi sento di consigliare qualcosa di più musicalmente recente (e quindi maturo), nel caso decidiate di approcciare la band per la prima volta.

 
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