Recensione: Vereor Nox

Di Gianluca Fontanesi - 19 Settembre 2019 - 16:55
Vereor Nox
Band: Vereor Nox
Etichetta:
Genere: Black 
Anno: 2019
Nazione:
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75

Che il black metal incontrasse Dark Souls era solo questione di tempo. Le due dolci metà sembrano fatte e create per amarsi e onorarsi fin che morte non le separi, anzi, fin che morte non le unisca. Parlare del capolavoro di From Software senza pensare alla mietitrice è un po’ come pensare l’Italia senza Roma, per intenderci. Per chi vivesse in uno stargate Dark Souls, seguito di Demon’s Soul è un videogioco che risale al lontano 2011 e rivoluzionò il modo di intendere le cose offrendo ai giocatori un’esperienza nuova e punitiva. Le idee nel videogioco latitavano un po’ da svariati anni; il buon Hidetaka Miyazaki cambiò le carte in tavola sfidando i giocatori con qualcosa di estremamente punitivo. Il genere venne ribattezzato soulslike, ed è un po’ come incensare la scoperta dell’acqua calda: il tutto consiste nell’offrire opere dalla difficoltà estrema, che non è altro che prendere un videogioco normale e giocarlo a ultra hard, la differenza sta solo nel non poter scegliere. Aggiungere un level design stratosferico e un livello assurdo di boss fight e il gioco è fatto. Si muore parecchio in Dark Souls e il rischio di diventare campioni di bestemmie insieme ai pad spappolati sul muro è altissimo.

Prendiamo quindi il gioco più blasfemo del globo terracqueo, associamolo a uno dei più grandi popoli artisti di blasfemie, ovviamente i veneti e ottieniamo il secondo album dei Vereor Nox

La musica di questi ragazzi è un black metal sinfonico dalle strutture piuttosto elaborate e complesse. La cura impiegata specialmente in fase di songwriting traspare fin dai primi ascolti e accompagna l’ascoltatore per tutti i 34 minuti dell’opera, che risulta alla fine gradevole e un buonissimo prodotto. Le partiture di tastiera sono notevoli e vero fiore all’occhiello dei Vereor Nox, le chitarre accompagnano senza mai essere invadenti, il basso di Ivano si sente benissimo (!!) e il growl di Beatrice completa l’opera rendendo il tutto oscuro e brutale. Volenti o nolenti, i Vereor Nox riescono a mettere in piedi una colonna sonora quasi perfetta per ogni pic nic ad Anor Londo in compagnia di sinistre (e destre) creature. 

L’unico difetto che possiamo segnalare è la produzione, che è casereccia e alla lunga non valorizza appieno i brani della band, che rimangono in ogni caso con un ottimo potenziale e con manciate di ottime idee. I Vereor Nox in ogni modo conoscono bene la materia e ne fanno sfoggio in maniera decisa ma discreta, senza inutili sbrodoli e senza mai risultare gratuiti. Belli e imperfetti come il videogioco a cui si sono questa volta ispirati, che girava su una Playstation 3 ma sembrava di vedere in azione una Playstation 2. Il successo però spesso si fa anche solo col contenuto, e ci auguriamo di vedere presto i Vereor Nox valorizzati a dovere, le carte e le capacità per fare bene ci sono eccome.

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