Recensione: Vésanie

Di Alessandro Calvi - 3 Marzo 2014 - 12:08
Vésanie
Band: Azziard
Etichetta:
Genere:
Anno: 2013
Nazione:
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65

Negli ultimi anni ci siamo abituati a pensare alla Francia solo come alla patria dello shoegaze e di un certo tipo di black metal atmosferico, dalle tinte prossime al gothic, non più capace di spingere veramente a fondo sull’accelleratore della violenza e del ritmo. Eppure, in tempi meno recenti, la terra d’oltralpe aveva dato i natali a una sorta di new wave del black, con gruppi capaci di fare e dire qualcosa di nuovo, pur rimanendo fermamente ancorati agli stilemi del genere. Proprio nel solco di questa tradizione cercano di conquistarsi il proprio posto al sole gli Azziard.

“Vésanie” è il loro secondo full-lenght che segue a quasi cinque anni di distanza dall’esordio discografico con “1916”, ma le origini del gruppo son ben precedenti avendo registrato il loro primo demo già nel 2001.
Il titolo del disco è una parola francese che potrebbe essere tradotta in italiano con “psicosi”. La scelta non è casuale trattandosi di una specie di concept album che ruota tutto attorno a questo termine e alla guerra. Il protagonista dei testi, infatti, è un reduce dal fronte, confinato in un manicomio in cui è costretto a scendere a patti con la sindrome da stress post traumatico e, ben presto, con la vera e propria pazzia. Non è la prima volta che gli Azziard si confrontano con temi simili, visto che già il precedente “1915” si concentrava sulla Prima Guerra Mondiale.
Per dare maggiore enfasi ai propri testi, i francesi scelgono un sound pulito e, a tratti, anche molto tecnico (tanto da esser quasi in odore di death), che spinge molto sulla velocità e la violenza. Per certi versi posson ricordare alcuni gruppi come i Crionics, pur senza, però, l’apporto di elettronica e synth. Nonostante l’assenza delle tastiere e l’estrema pulizia delle registrazioni, gli Azziard riescono a dar profondità alle composizioni grazie a un songwriting che si appoggia molto sulle chitarre. Si crea, così, un sound molto corposo e pieno che non fa rimpiangere l’assenza di altri strumenti oltre a quelli canonici (chitarre, basso e batteria), né necessita di “sporcare” gli strumenti per ottenere maggiore spessore dai suoni. L’effetto finale è convincente e mette chiaramente in luce tutte le qualità di una band già rodata, capace di mettere a frutto la propria esperienza, ormai decennale, per scrivere un album senza grosse pecche.
Se critiche si voglion ricercare, si posson trovare, semmai, nell’assenza di una o più vere e proprie killer song capaci di fare la differenza rispetto al resto del disco e di rimanere in testa a lungo. Invece la qualità è tutta più o meno stabile, senza picchi, ma anche, bisogna dirlo, senza cali vertiginosi. “Vésanie”, dunque, è un CD che va preso nella propria interezza, come spesso accade nel caso dei concept-album, in cui ogni brano è un tassello che acquisisce valore solo nel contesto in cui si trova e contribuisce ad arricchire il disegno generale.

Gli Azziard, pur senza inventare nulla di davvero innovativo, riescon a confezionare un album che si lascia sentire piacevolmente e con diverse frecce al proprio arco anche sotto il profilo della personalità. Non siamo di fronte a un disco in grado di dare una svolta alla musica o, più in piccolo, alla loro carriera, ma di certo si tratta di un prodotto di buona qualità, che ci sentiamo di poter consigliare senza remore.

Alex “Engash-Krul” Calvi

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