Recensione: Vessels

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A volte accade che gli alunni riescano a surclassare i maestri, accade ancora meno frequentemente come le gesta degli alunni stessi riescano a creare un “nodo” che spezzi la routine del quotidiano, creando un vero e proprio caso unico ed inimitabile. La storia ci insegna come non sempre il “passato” è a priori meglio del presente e dell’ipotetico futuro; nuove scoperte, nuovi materiali, e nuove tecnologie ci danno la forza e la possibilità di oltrepassare gli ostacoli e le complessità che in anni passati risultavano quasi invalicabili. Probabilmente “Vessels” è la nuova frontiera, il condizionale è d’obbligo, verso cui il prog-death (distante anni luce dal death-prog sia chiaro) deve rapportarsi da qui in avanti per provare a creare dal nulla un sentiero per guardare lontano, un cammino sterrato oramai troppo rigido e staticizzato nelle proprie fondamenta. I Be’Lakor non sono i primi pazzi sulla scena, saranno sì Australiani ma sanno il fatto loro e per chi come il sottoscritto li segue dalla prima uscita discografica autoprodotta, "The Frail Tide", è facile e intuibile come tutto ciò che stanno ottenendo oggigiorno è meritato, forse sono anche in debito. Certamente non segneranno la storia del metal globale ma di certo hanno appena creato uno di quegli album, il quarto ufficiale della loro carriera, che andrà a porre un varco tra musicisti e musicanti A.D 2016. Un concept album, il primo mai composto, sulla potenza e l’importanza dell’energia vista sotto forma di luce e conoscenza nell’uomo; ipoteticamente multisfaccettato come argomento, impossibile da decifrare come ideale ma alla base del tutto quale futile argomento di vitale importanza. Con queste parole la band descrive “Vessels”:

“Una volta parte di un essere umano, l'energia può venire a conoscenza del suo posto nell'universo, che sia immenso e/o allo stesso tempo assolutamente insignificante e fugace, ha il suo status nel mondo e nella vita quotidiana di ognuno di noi.”

Concept a parte, che diventa fondamentale all’economia finale dell’album, la particolarità di questa nuova impresa dei nostri Australiani risiede nell’aver voluto effettuare il salto di qualità che in molti si aspettavano da tempo, senza mai averlo raggiunto in via definitiva. Le strutture compositive che nei precedenti album risultavano sì complesse ed ingegnose, avevano sempre quel grande metaforico monolite ideologico alle spalle dove la prevedibilità riusciva ad infiltrarsi senza battere ciglio; oggi i Be’Lakor riescono finalmente a restaurarsi, sgrassando quella patina di vecchio e guardando dritti verso il futuro. Prima accennavo al concetto di Prog-Death, questo è il nodo cruciale che riesce a far comprendere al meglio “Vessels”, essere in grado di confermare a se stessi come questi signori ad oggi non possano risiedere all’interno del movimento death progressive, avendo ampliato lo spettro visivo di ogni loro traccia ed instaurandosi definitivamente nel progressive moderno più cattivo. Certamente la combinazione tra i cantanti in growl, le distorsioni e l’utilizzo di un cospicua dose di blast beat rende le sonorità aggressive e mai fini a sè stesse, distante da ciò che un vero progster tende ad idealizzare; è la volontà e la capacità di creare dinamiche e sovrastrutture indecifrabili, se non dopo molteplici ascolti, che lascia intravedere uno studio ed un’accuratezza oggi mai così efficaci come in passato. Ascoltare la doppietta formata dalla seconda ‘An Ember’s Arc’, con lo stacco a 1:57 da lacrime e la successiva ‘Withering Strands’ attraverso il suo crescendo da 7:28 a 8:32, lascia a bocca aperta, passaggi al limite della perfezione, inattaccabili; questi sono dettagli che riescono a far comprendre le migliore svolte in fase di pre-produzione dai ragazzi che di strada e gavetta ne hanno macina a iosa. Anche ‘Whelm’ con il costante vortice di blast beat e frammenti doom ha dalla sua l’imprevedibilità, che come ogni singolo brano, diventa un mondo a sé stante; certamente il testo va letto tutto d'un fiato cercando seguire lo svolgersi della storia, ma dentro “Vessels” ogni brano necessità del precedente e del successivo per esisitere e risplendere. Solo ascoltandolo e percependolo come un unico grande insieme si ha la fortuna di visualizzare l’intero masterplan quale caleidoscopico essere vivente, quale gigantesco monolite che respira e si muove lentamente con la grazia di una farfalla. La grande domanda da porsi ora è: cosa hanno di più i Be’Lakor rispetto agli altri? Perché possiamo parlare di “grande album” in questo caso a differenza degli ultimi In Mourning, dei Daylight Dies, degli Omnium Gatherum, dei Words of Farewell o dei Barren Earth? Giusto per citarne qualcuno che segue più o meno lo stesso filone compositivo. La genialità, lo studio e la chirurgica meticolosità nel comporre brani a molti distanti anni luce dal solo pensare ed architettare; questi ragazzi hanno capito che per creare qualcosa di vero e originale (attraverso il vero significato della parola) non v’è necessità di molti orpelli, basta il sentimento lasciandosi guidare dalle note che scorrono spontanee e indomate lungo gli strumenti. “Vessels” è un album spontaneo, originale e sincero, certamente lo studio e la dedizione sono indiscutibilmente sotto gli occhi di tutti, ma da ognuna di queste otto tracce esce silenziosamente quel concetto che ti ricorda che “il metal non è morto nel 2016”. 

Piccola precisazione prima di concludere; a dispetto di quello che molti pensano ed hanno pensato negli ultimi anni ascoltando i Be’Lakor, gli Opeth non c’entrano nulla di nulla. Non suonano così, non utilizzano le stesse note e nemmeno la stessa accordatura, quindi per rispetto al gruppo smettiamo di vederli come semplici “giovani cloni”, anche perché ad onor del vero gli Svedesi ad oggi perderebbero in partenza senza nemmeno accorgersi dell'accaduto.

Questo piccolo diamante grezzo è un album che può ipoteticamente stare nella top ten del prog estremo di fine anno, ha tutte le carte in regola per non sfigurare e ricordarci come anche dei ragazzi giovani sanno il fatto loro. Noi come redazione ed io come recensore, non siamo gli unici nel globo terrestre che vedeno nei Be’Lakor “the next Big Thing”, tale concetto è oggi sotto gli occhi di tutti, in molti si stanno accorgendo di loro e siamo certi che la strada è tuta in discesa. Dedicateci tempo, la vostra vita non cambia in cinquantacinque minuti di silenzio con un paio di cuffie, della buona musica, rilassati in casa magari, concentrandosi su un’opera d’arte come questa, dove delle persone hanno dedicato mesi della loro vita. Un piccolo gesto che risulta doveroso; voi non lo apprezzereste al loro posto? Ora le parole non hanno più senso di togliere tempo prezioso, è arrivato il momento di addormentare le luci del mondo e cullarci all’interno di “Vessels”, buon ascolto.

“Il solo modo di rinnovarsi è di svecchiare, di dare un'energia pulita.”

Joan Mirò

 
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