Recensione: VI

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Avevo accolto con freddezza il ritorno degli Onslaught sulle scene, inserendolo nel filone delle resurrezioni generate dal ritorno in voga di un determinato genere. Ascoltando Killing Peace fui subito smentito: era un album aggressivo, ricco di pathos e al contempo moderno. All’uscita di Sounds Of Violence ero già più preparato e gustai il ritorno degli inglesi con una prova, se possibile, ancor più devastante di quella di quattro anni prima. A distanza di soli due anni, ecco che gli Onslaught caricano di nuovo con tre quarti d’ora di puro thrash metal. Fuori lo storico Steve Grice alla batteria, è il turno di Michael Hourihan (Desecration) di dettare i ritmi della band. Pur provenendo da una death metal band, lo stile del nuovo acquisto non sembra discostarsi troppo dal suo predecessore.
Chi li conosce sa già cosa aspettarsi e il gruppo non delude, lasciando inalterati gli schemi vincenti degli ultimi due lavori. Ritmiche ultra aggressive condite con testi al vetriolo cantati da Sy Keeler rappresentano la ricetta perfetta per il sesto album dei nostri, coadiuvato anche dall’attento missaggio affidato a Tomas "Plec" Johansson.
Chaos is King e Fuel For My Fire sono tipiche canzoni in stile Onslaught: veloci, brutali e al tempo stesso riconoscibili dopo pochi ascolti. C’è anche il tempo di qualche sperimentazione con Children of The Sand, dove tempi arabeggianti e voci femminili si mescolano alla violenza sonora del combo inglese. L’effetto  finale è sorprendente e mi ha fatto venire in mente gli Slayer di Seasons In The Abyss. Molto riuscita anche la parte solista all’interno del brano, a dimostrazione di una cura compositiva che non tralascia alcun dettaglio. I pezzi seguenti continuano il percorso iniziato ormai trent’anni fa. Slaughterize è una martellata in cui la voce di Keeler arriva quasi su toni death e 66’Fucking’6 non è da meno come violenza sonora, a dispetto di una intro a dir poco fuorviante. I testi non saranno il massimo dell’originalità ma rendono al meglio il senso di rabbia e aggressività sprigionato dalla musica. Con Cruci-Fiction il discorso non cambia e, pur essendo a rischio ripetitività, la qualità dell’album rimane su standard compositivi molto elevati. Granitiche anche Dead Man Walking e la conclusiva Enemy Of My Enemy, forse uno dei brani più riusciti del lotto. Per chi ha la versione con bonus track c’è anche il tempo della riproposizione di Shellshock, ripresa dal discusso (giustamente, almeno a giudizio di chi scrive) In Search Of Sanity. Buonissima l’interpretazione di Keeler che riesce a far suo un brano cantato da Steve Grimmet, non sfigurando affatto e, anzi, adeguandolo allo stile degli Onslaught di oggi.
Dopo ripetuti ascolti posso affermare di avere tra le mani un ottimo album, in linea con le ultime release della band.  Forse manca quella hit che si eleva sopra gli altri pezzi e di sicuro i nostri non brillano per fantasia compositiva ma non è di certo ciò che si chiede a un carro armato sonoro di questa portata. Rimane indubbiamente un disco consigliato agli amanti di un certo tipo di thrash metal, tradizionale nello stile e nell’attitudine ma moderno nel sound.

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