Recensione: Via Mala

Di Francesco Gabaglio - 15 Aprile 2018 - 7:00
Via Mala
Band: Umbra Noctis
Etichetta:
Genere: Black 
Anno: 2017
Nazione:
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65

Tra la nobile schiera delle band black metal nostrane che utilizzano l’italiano per i testi, accanto ad altre già più o meno acclamate, ci sono anche i mantovani e forse più sconosciuti Umbra Noctis. Tuttavia il quintetto non rappresenta una novità sulla scena ed ha alle spalle già due EP, uno split e un full-length (2012). “Via Mala” è quindi il secondo album di una band dall’esperienza più che decennale, ed è un lavoro di luci e (si perdoni il bisticcio di parole) di ombre.

Il quintetto definisce la propria proposta come ‘unconventional extreme metal’, che possiamo parafrasare come black melodico di tradizione mediterranea. Il loro sound è infatti composto da due anime: da una parte il black, crudo e combattivo ma anche in qualche modo caldo, simile a quello di giganti della scena come gli Janvs; dall’altra parte la melodia e la nostalgia, veicolata da riff lenti, arpeggi di chitarra acustica e voce pulita.

Togliamoci subito un sassolino dalla scarpa: proprio la voce pulita è forse l’elemento più debole di “Via Mala“. L’intenzione è quella di creare un controcanto alle harsh vocals che sia a volte nostalgico, a volte teatrale e per certi versi simile a quanto sperimentato dagli In Tormentata Quiete. Solitamente il clean è bene abbinato ai testi, tuttavia accade di frequente che esso, troppo alto e sforzato (‘Il solco‘, ‘Somnium‘), non riesca veramente ad integrarsi col resto. Il problema è anche dovuto al suo collocamento in situazioni sonore esagitate, con le quali non riesce sempre ad impastarsi al meglio (‘Spirale‘). Illustre eccezione è la prima traccia (‘Nevica‘), nella quale introspezione, dramma, voci clean e furia black sono un tutt’uno e vanno a creare uno dei pezzi migliori del disco.

Secondo punto debole dell’album è la produzione, che soffoca il basso (chiaramente udibile forse solo in ‘Maree‘ e ‘Nami‘), non dà sufficiente corpo alle chitarre e, talvolta, alla batteria. Da questo lato il paragone con l’album precedente, “Il primo volo“, è impietoso: dal sound pieno e corposo del lavoro del 2012 la band è retrocessa ad un suono secco e sottile, che penalizza il buon songwriting.

I meriti più evidenti dell’album sono invece l’ottimo drumming, sempre intenso o per lo meno capace di creare pattern interessanti anche in situazioni apparentemente monotone, e il lavoro di chitarre, a tratti molto atmosferico e di scuola vagamente burzumiana (‘Nevica‘, ‘Somnium‘). Ma vero punto di forza di “Via mala” sono le harsh vocals, di qualità costantemente molto alta ed eseguite senza alcuna incertezza. Il singer si dimostra capace di spaziare da pezzi eseguiti a pieni polmoni (ottimi soprattutto in ‘Spirale‘) al recitato harsh di ‘Il solco‘ senza perdere nemmeno un grammo del suo mordente.

Accanto a difetti come il cantato in clean e la qualità della produzione, e al netto di qualche incertezza a livello di songwriting, gli Umbra Noctis sono così in grado di regalare all’ascoltatore una buona esperienza di ascolto. Per certi versi ad alcuni ricorderanno i compaesani Blaze of Sorrow (dai quali si distanziano però tramite testi più militanti, come ‘Il solco‘, e patriottici, come ‘Il sentiero del cervo’); per altri versi ricorderanno i già citati Janvs o gli In Tormentata Quiete.

Via mala” si conferma quindi un buon prodotto dalle radici saldamente piantate su suolo italiano. Radici che, speriamo, permetteranno agli Umbra Noctis di regalarci frutti ancor più maturi in futuro. Nel frattempo, non possiamo che dichiarare promosso quest’album.

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