Recensione: Vidocq

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Dopo solo tre anni dalla loro nascita, giungono all’agognato traguardo dell’esordio discografico i nostrani Vidocq. Se vi state già indignando poiché ritenete che sia un periodo di tempo troppo breve, tenete conto che non stiamo parlando di ragazzini alle prime armi, ma di un gruppo composto da musicisti rodati e con i piedi ben piantati per terra. Il rock proposto dal quartetto è caratterizzato da sonorità piuttosto potenti e venato di sfumature che rimandano alla migliore tradizione del progressive italiano.
Non è un caso, evidentemente, che tra i numerosi ospiti sul disco figurino Aldo Tagliapietre, storico componente de Le Orme, e Vittorio De Scalzi, membro fondatore dei New Trolls. Un buon biglietto da visita, ma abbiamo imparato nel tempo che non sempre miscelando ingredienti di qualità si ottiene un amalgama altrettanto buono. È comunque interessante vedere quanti si sono prestati alla collaborazione con una band che, per ora, di certo non ha un gran richiamo commerciale. Una semplice cortesia tra amici o c’è qualcosa di più? Non preoccupatevi, lo scopriremo presto!

Il personaggio che dà il suo nome al disco è Eugène-François Vidocq, ladro e truffatore francese vissuto durante gli anni della Repubblica rivoluzionaria e diventato, in seguito, capo della Sûreté, una branca della polizia composta da ex-criminali infiltrati all’interno degli ambienti malavitosi. Tra evasioni rocambolesche, assassinii e lavori forzati, la figura del “famoso francese”, come viene definito da Melville in Moby Dick, è di sicuro una di quelle che riesce a conquistare l’immaginario popolare grazie alle sue gesta avventurose e alle sue azioni, sempre a cavallo tra crimine e legalità. L’intera produzione prende spunto dalla biografia di monsieur Vidocq e dall’epoca in cui è vissuto, creando un affresco multiforme che spazia dalle scanzonate gesta piratesche al proto-decadentismo di Baudelaire, passando per la tradizione musicale popolare d’Oltralpe, caratterizzata da una profusione di organetti e fisarmoniche.  

I pezzi contenuti in Vidocq si muovono lungo due binari paralleli e ben distinti: da una parte, abbiamo una serie di tracce hard rock, in cui c’è una netta predominanza di riff graffianti e sonorità energiche; dall’altra, troviamo pezzi più armoniosi e melodici, che affondano le proprie radici nel progressive italiano degli anni ’70. Esempi riconducibili alla prima tipologia sono canzoni come Cuore Nero, Frà Diavolo o Polvere Da Sparo. Da sottolineare, in questo caso, le presenze degli assoli di chitarra di Simone Folovo, già in forze negli Elektradrive, che contribuiscono non poco ad ispessire la struttura complessiva del brano. Alla seconda tipologia, invece, possiamo ascrivere prove musicali come Genesi, Volo o Welcome (Resta Tra Gli Dei), in cui gli elementi più eterei e orecchiabili vengono sottolineati dalla presenza di cori e dalla rarefazione dei suoni.
Una menzione d’onore va in particolare a Il Volo Del Falco, il brano che vede la partecipazione dietro al microfono di Tagliapietre e De Scalzi; non so se sia grazie alla collaborazione di peso, ma in questa traccia dal retrogusto medievaleggiante, il quartetto riesce a tirare fuori una marcia in più a realizzare un pezzo poetico e ispirato, particolarmente riuscito anche dal punto di vista dell’architettura armonica. Sicuramente, la punta di diamante dell’intero CD.
Si aggiudica la maglia nera, invece,  Welcome (Resta Tra Gli Dei), non tanto per la qualità dell’esecuzione, sempre di buon livello, quanto per la sua ripetitività. Un affondo a vuoto che stona un po’ in un quadro complessivo altrimenti sempre di alta levatura. Piccola nota a margine per la title-track: saranno le tematiche trattate o le suggestioni prodotte dagli strumenti utilizzati, ma sfido chiunque a negare una certa somiglianza con la sigla della seconda serie di Lupin III. Una simpatica analogia che, di certo, mette di buon umore e aiuta a pregustarsi in maniera ottimale le due tracce bonus in cui, con gran coraggio, il quartetto si cimenta in un omaggio a Franco Battiato e Banco del Mutuo Soccorso. Il paragone con gli originali è gravoso, ma la band riesce comunque a profondersi in una realizzazione piacevole, due morbide ballate acustiche che impreziosiscono ulteriormente il CD.

E infine giunge il tempo delle conclusioni, stringate sintesi che cercano di fissare in poche parole le sensazioni prodotte dall’ascolto. L’omonimo disco di debutto dei Vidocq è un prodotto discreto, ben realizzato sia dal punti di vista puramente tecnico, sia da quello delle idee. I musicisti sanno decisamente fare il loro mestiere e non ci sono passi falsi di rilievo durante l’esecuzione; il prodotto finale è un rock and roll potente e vigoroso, classico nella sua impostazione di base, ma in grado di tirar fuori alcuni guizzi d’estro davvero notevoli. Le tante comparsate, poi, donano al CD quel pizzico di pepe in più che lo rende ancora più godibile. Non abbiamo certo tra le mani un album che farà la storia della Musica, ma sicuramente è un prodotto interessante e un acquisto che potete valutare serenamente. Aspettiamo i Vidocq al varco per un’eventuale conferma delle loro doti.

Damiano “kewlar” Fiamin

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Tracce:
  1. Cuore Nero  
  2. Polvere Da Sparo
  3. Volo
  4. Il Volo Del Falco
  5. Frà Diavolo
  6. Tanto Tempo Fa
  7. Welcome (Resta Tra Gli Dei)
  8. Genesi
  9. Contro Il Tempo
10. Vidocq
11. 750.000 Anni Fa...L'Amore (bonus)
12. No Time No Space (bonus)


Formazione:
Enrico Rigolli – Voce
Graziano Picco – Chitarra
Alex Quagliotti – Batteria
Massimo Martinetto – Basso

 
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