Recensione: Viige Urh

inserito da

Torniamo a parlare dei norvegesi Sarke, progetto al cui interno troverete artisti dal curriculum ricco e dalle indubbie capacità. Lasciato un anno fa il ricordo (e anche un po’ l’amaro in bocca) dell’incompiuto Bogefod, gli eclettici artisti ritentano a colpirci con “Viige Urh. Il sound continua idealmente con il black ‘n’ roll ruvido del recente passato, aggiungendo alcune interessanti atmosfere tipicamente assimilabili con la scuola di appartenenza.

 Istanti graffianti lasciano spazio ad ariose suite di chitarra che ci fanno respirare a pieni polmoni un’aria legata al paese di origine. Un po’ come prendere Aura Noir, Dark Throne e Khold e mescere il tutto con alcune divagazioni rock, in questo caso addirittura legate alla scena psichedelica del passato. Accenni questi ultimi sia chiaro, sfumature che però intravediamo e che insieme al punk e al garage più primordiale si vestono del più nero black metal

I momenti acustici di Jutul e la voce femminile che ne avvalora la pregevolezza sono interludio a cadenze che scuotono l’ascoltatore, un crescendo dal retrogusto doom rock decisamente old school che smuove qualcosa in noi. Episodio isolato questo che abbiamo citato? In parte sì, perché se è vero che qui e là ci sono spunti di qualità, permane la sensazione  di inconcludenza. Non vi sono vere e proprie lacune, ma il full-length difetta di verve, di idee proprie, abbozzando pretesti di grandezza che non prendono definitivamente il volo. 

Viige Urh” riesce ad essere più ammaliante rispetto al passato, grazie ad atmosfere più avvolgenti, ad un più massiccio uso di queste ultime rispetto al lato più rude della band. Tutto ciò però non basta, soprattutto alla luce delle aspettative che gli amanti dei musicisti possono crearsi, alla loro competenza ed esperienza.  Il trend degli album è stato, sin ad ora, positivo, un piccolo passo avanti ogni volta che auspichiamo porti ad una consacrazione che pensiamo il moniker Sarke possa e debba avere. Se ci fermassimo all’ideale supergruppo creato giusto per far un po’ di cassa potremmo ritenerci soddisfatti, ma è doveroso ambire ad altro.

 

Stefano “Thiess” Santamaria

 
70