Recensione: Voice In The Light

Di RayHartmann - 29 Giugno 2007 - 0:00
Voice In The Light
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Anno: 2007
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80

DC Cooper non è certo un uomo che necessita di molte presentazioni: il suo timbro vocale è pressochè inconfondibile, ed i progetti ai quali il biondo cantante ha partecipato numerosissimi. Basterebbe ricordare quanto fatto con i Silent Force o con i mitici Royal Hunt, oppure l’interessante episodio prog-metal con i Missa Mercuria datato 2002.

Eppure il vocalist americano ha pensato bene di mettersi in gioco ancora una volta, ed ha deciso di fare le cose in grande: ha messo su una band di livello eccelso, chiamando con sè quel geniaccio di Gary Wehrkamp (Shadow Gallery) ad occuparsi di chitarra e tastiere, il buon Nick D’Virgilio (Spock’s Beard e altre mille bands…) a percuotere le pelli ed infine il talentuoso Kurt Barabas (Under the Sun) al basso.  Il risultato? Un eccellente disco che, partendo da un concept di base non facile da affrontare e invero piuttosto originale (un uomo, dopo aver vissuto una Near Death Experience, torna alla vita reale alla ricerca di risposte significative su quanto sia accaduto e su quale sarà il suo destino) scritto da John W. Crawford,   ci introduce ad un percorso musicale di assoluto spessore, tra progressive rock sinfonico, prog-metal aggressivo e raffinato, un pizzico di echi Floydiani e tante ispirate melodie, in un riuscito mix che accontenterà, credo,  anche i palati più esigenti. I 76 minuti di Voice In The Light si aprono subito con il riffing portentoso di Wehrkamp in Room 316, breve traccia introduttiva che ci consente subito di apprezzare la produzione limpida e potente del disco.

Un breve dialogo tra John, il protagonista della vicenda, ed un medico, ci guida verso Friends Forever, struggente ballad dal ritmo cadenzato: DC Cooper subito sugli scudi, soprattutto durante l’inciso, da brividi. Coming of Age introduce il lato heavy del concept, con una intro graffiante ed un ritornello che cattura immediatamente, contrappuntato da una breve sezione interamente giocata su pianoforte e voce. Poi ampio spazio alla premiata ditta D’Virgilio-Barabas, che costruiscono una ritmica sincopata sulla quale si ergela energica chitarra di Wehrkamp.

Incident at Haldemans Lake è uno dei gioielli del disco: 11 minuti e mezzo intensi e drammatici, che danno spazio anche a piccoli accenni di pomp-rock spezzati dagli ottimi interventi solisti del solito Wehrkamp, che in questo brano dà il meglio di sè. Traccia molto progressiva, caratterizzata da molteplici variazioni di ritmo, intensità ed atmosfera, e con una sezione centrale “made in Pink Floyd” a dir poco toccante.
A seguire un interludio suddiviso in 4 brani , tutti attorno ai 3 minuti di durata, dove gli Amaran’s Plight tornano al lato acustico ed intimista del loro sound, tra chitarre classiche(Reflections Part I), voci femminili (I Promise You), qualche tocco neo-prog (Consummation Opus) e il buon Kurt Barabas che si ritaglia il suo spazio con efficaci e mai invasive partiture di basso (Truth and Tragedy). Shattered Dreams è l’altra perla di Voice In The Light: questa volta i minuti sono 13 ma DC Cooper e compagni non deludono neanche per mezzo secondo. Il brano decolla a poco a poco, guidato dalla sublime prestazione di DC Cooper, per sfociare in brevi sezioni strumentali ricche di groove, sorrette all’unisono da D’Virgilio, Barabas e Wehrkamp, che regala soli sia di tastiera che di chitarra a profusione, offrendo anche un simpatico tapping a metà brano che impreziosisce il tutto. Anche in questo caso il lato progressivo si fa presto sentire, contribuendo alla dinamicità del pezzo ed alla sua varietà musicale. Avevo parlato di prog-metal all’inizio, ed ecco arrivare Viper: Wehrkamp si lancia da subito nei suoi virtuosismi, mentre la sezione ritmica spinge sull’acceleratore quasi in salsa thrash, con Cooper che regala ancora una volta una splendia prestazione vocale. Con Betrayed By Love anche i Queensryche fanno capolino dalle casse dello stereo, in un brano dal sapore eighties, orecchiabile e trascinante, chiuso da un doppio solo di chitarra prima acustica e poi elettrica piuttosto evocativo.

Giusto il tempo per un altro interludio, Reflections Part II, giocato su una base di archi ed un sobrio accompagnamento a base di batteria e 6 corde elettrica, ed arriviamo alle battute conclusive di questo viaggio introspettivo in musica: Turning Point è un brano piuttosto canonico ma piacevole, dal sapore hard-rock e dal ritornello molto catchy, mentre Revelation è il terzo componimento di lunga durata del disco (13 minuti anche in questo caso) e chiude nel migliore dei modi un album che difficilmente accusa cali qualitativi. Ritmo cadenzato, Wehrkamp che si sbizzarrisce con le sue soluzioni chitarristiche, fino al sublime break di metà brano caratterizzato dal groove solido e potente di D’Virgilio. Perdonatemi la lunghezza, ma quando recensisco un disco avverto sempre la necessità di entrare nel dettaglio per tentare di darvi un’idea di quello che andrete ad ascoltare, e magari incuriosirvi quanto basta. Voice In The Light a mio a modesto avviso è uno dei migliori dischi di questo prolifico 2007, anno d’oro per la musica progressiva. Non si tratta soltanto di una band di lusso, ma di un concept ben scritto, ben sviluppato e, soprattutto, perfettamente strutturato in forma musicale. Chi apprezza DC Cooper non dovrebbe perdere questo ottimo lavoro, mentre a tutti i progsters raccomando quantomeno un tentativo di ascolto. Scommetto che non resterete delusi.

Tracklist:
01 Room 316
02 Friends Forever
03 Coming of Age
04 Incident at Haldemans Lake
05 Reflections Part I
06 I Promise You
07 Consummation Opus
08 Truth and Tragedy
09 Shattered Dreams
10 Viper
11 Betrayed by Love
12 Turning Point
13 Revelation

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