Recensione: Volition

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Avete presente quella sensazione che si prova ad essere i “primi della classe” e ad avere gli occhi puntati addosso? Tutti quanti pretendono da voi tanto, tantissimo, semplicemente di più di quanto non pretendano da altri proprio perché in voi c’è un quid visibile, in termini di talento, che pare autorizzare tutti quanti ad elevare a dismisura aspettative e pretese. Ecco, probabilmente è proprio in questa (s)piacevole situazione che si ritrovano oggi i Protest The Hero, attesi al varco dopo due gemme di valore pressoché inestimabile quali l’immaginifico “Fortress” e il più potabile (ma sempre spettacolare) “Scurrilous”. Il rischio di “toppare” è quindi più che mai elevato, tanto che anche un disco semplicemente buono potrebbe rappresentare un deciso passo falso per una band al proprio apice di fama e creatività.
 
Il condizionale è, tuttavia, d'obbligo, giacché il nuovo “Volition”, grazie alle sue undici spumeggianti canzoni tiene in realtà ben alta la bandiera con la Foglia d'Acero. Formalmente ci troviamo sempre di fronte al loro tipico mischione di Mathcore cervellotico e di Prog Metal spezzettato all'inverosimile; entrando più nel dettaglio, pur che i Canadesi mantengano ben alto il quoziente di follia e di estremismo sonoro, appare ad ogni modo evidente la loro volontà di proseguire il cammino di progressivo allontanamento dalle antiche radici post-hardcore iniziato con le due precedenti release. Dal punto di vista prettamente strumentale, le funamboliche chitarre di Luke Hoskin e Tim Millar continuano, quindi, a macinare riff assassini e obbligati a velocità supersonica, mentre Arif Mirabdolbaghi al basso e il temporaneo rimpiazzo Chris Adler (Lamb Of God) alla batteria mulinellano sensa sosta ritmiche assolutamente terrificanti. Il resto (e scusate se è poco, NdJ) lo fa il grandissimo Rody Walker, forse il cantante più vario, creativo e tecnicamente dotato di tutto il panorama metal moderno: un fuoriclasse assoluto, sempre in grado di stupire grazie alla capacità di proporre soluzioni tanto melodiche quanto oggettivamente fuori dai canoni.
 
Come anticipato, rispetto ai tempi di “Kezia” e “Fortress” gli Eroi canadesi si concentrano oggi più sul lato progressivo che su quello puramente violento ed aggressivo. Tuttavia, pur con un filo di nostalgia per canzoni tritacervello come “Bone Marrow”, “Sequoia Throne” e "Limb From Limb", bisogna ammettere che su “Volition” la musica è di primissima qualità. Musica che, pur leggermente addomesticata rispetto agli esordi, necessita di una quantità pressoché infinita di ascolti per poter essere realmente compresa e apprezzata, tali e tante le sfaccettature di un sound così complesso e ricercato. In un battito di ciglia si passa dagli attacchi all'arma bianca delle devastanti “Drumhead Trial” e “Yellow Teeth” all'irreale velocità di “Underbite” per poi venire cullati dal finale acustico di “Mist”, atteso e gradito con la stessa brama con cui il viandante cerca un'oasi nel deserto. “Tilting Against Windmills” è forse la più stramba con i suoi accenti rock 'n' roll a contrapporsi efficacemente all'intelaiatura di matrice mathcore e il favoloso crescendo melodico a due terzi, mentre “Plato's Tripartite” è probabilmente la più orecchiabile ed accessibile (termini da prendere comunque con le pinze) anche grazie ai pertinenti inserti vocali ad opera di Jadea Kelly. Pochi istanti, ad ogni modo, e la furia devastatrice dei vecchi PTH fa di nuovo la sua comparsa nella nervosa “A Life Embossed”, con la pur buonissima opener "Clarity" l'unica traccia in cui l'abuso di scale ad altissima velocità finisce per risultare invero un po' stucchevole. Decisamente riuscita anche la mitragliante “Without Prejudice”, dai toni incredibilmente retrò, come testimoniato da un'intro e un'outro in stile anni '30, tuttavia il meglio viene riservato per il finale, nel quale “Animal Bones” e la sensazionale “Skies” permettono a Rody Walker di tirare fuori il meglio dalle proprie corde vocali, alternando scream vocals psicotiche e passaggi melodici di classe cristallina al suo ormai familiare verseggiare teso e concitato.
 
In un album come “Volition” c'è tutto e il contrario di tutto e il rischio di rimanerne disorientati o di trovarlo addirittura indigesto è indubbiamente tangibile. Eppure il gioco vale la candela: pur essendo, infatti, un gradino sotto al superbo “Fortress”, il nuovo parto degli Eroi Canadesi è davvero un grande album e il consiglio non può che essere quello di provare a dargli una chance: una volta entrati nel vortice potreste non riuscire più ad uscirne.

Stefano Burini
 
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