Recensione: Walk Beyond The Dark

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La caccia alle streghe è tornata. Così introduciamo l’ultimo capitolo discografico degli Abigail Williams (che traggono il nome da una figura chiave che scatenò i tragici processi alle streghe di Salem del 1692). Album numero cinque che arriva a quattro anni di distanza dal precedente The Accuser, con molte novità in termini di direzione sonora, in un momento estremamente florido per il genere, aspetto per il quale è ancora più di cruciale importanza spiccare nell’incredibile e fitto numero di band meritevoli di non passare inosservate. Gli Abigail Williams non sono novellini, formatisi nel 2004, due anni prima dell’esordio con l’EP Legend, hanno superato un periodo di rottura non soffrendo neppure i continui cambi di formazione, che hanno portato ad avere come unica e indiscussa figura centrale il main-man Ken Sorceron, tutt’oggi a capo del songwriting, nonché chitarra e voce. A differenza di molti acts a stelle e strisce, il sound degli AW riesce a permeare e far convivere – e lo fa con particolare enfasi su questo nuovo Walk Beyond The Dark – uno spiccato gusto verso toni atmosferici e cupi, alla più classica violenza fatta di straripanti blast beat.

 

Il disco in questione, uscito sotto le ali della Blood Music, è composto da sole 7 tracce, le quali sono ben distinguibili l’una dall’altra, nonostante vadano ad incastrarsi perfettamente in quello che è il disegno complessivo di un album molto ispirato. La stessa cover, spettrale e misteriosa, è un preludio di ciò che ci si appresta ad ascoltare, un black metal fatto di ritmiche espressive, parti veloci e altre più lente e arricchite da un tappeto orchestrale mai invadente e mai tronfio. Le stesse sono sapientemente disseminate in modo da costruire una tracklist che alterna i brani più lunghi e articolati, a quelli di pura e selvaggia violenza. La stessa opener I Will Depart disegna uno spaccato ben preciso del tipo di black metal che gli Abigail Williams offrono oggi, un metallo che potremmo definire debitore, o ancor meglio capace di celebrare i migliori e ormai defunti Agalloch (giusto per restare negli States), andando però a inanellare due degli episodi migliori a ridosso dell’apertura, con le più brevi Sun And Moon e Ever So Bold. In questi due casi viene prediletta una costruzione più tradizionale e razionale, con una batteria che accentua la profondità di un sound stratificato e che non intende nascondere la voglia di aggiungere anche un po’ di melodia all’interno di un disco valorizzato da una produzione compatta quanto basti.

 

A superare di poco la soglia dei dieci minuti ci pensa la successiva Black Waves, che grazie alla calma concessale dal cronometro ha la possibilità di svilupparsi senza bruciare troppo velocemente un costrutto profondo come il viaggio nel buio intrapreso non appena premuto il tasto play, offrendo all’ascoltatore la massima ispirazione degli AW in termini di un’atmosfera criptica e che non ha ancora presentato punti deboli. Il trittico finale di canzoni continua secondo i piani, con la frenetica e potente Into The Sleep che anticipa la viscerale Born Of Nothing e quindi la conclusiva The Final Failure, le ultime due entrambe attorno ai dieci minuti e con un occhio di riguardo verso una maggiore attenzione al lato atmosferico/ambient rispetto a quanto sentito fino ad ora. Tirando le somme, Walk Beyond The Dark è un disco assai convincente, capace di tenere alta l’attenzione proprio perché propone all’ascoltatore un itinerario da seguire, come all’interno di una cripta con un solo corridoio e dal quale non è possibile tornare indietro. Ad ogni modo sarete anche attratti da quella totale oscurità che man mano che si prosegue si fa sempre più grande e inghiotte tutto ciò che le si avvicina. Se aggiungete di avere anche due canzoni esplosive come Sun And Moon e Ever So Bold, il processo scatenato dagli Abigail Williams sarà letale e non lascerà scampo.

 

Brani chiave: Sun And Moon / Ever So Bold / Black Waves

 
80