Recensione: War Of Attrition

Di Alberto Fittarelli - 15 Marzo 2007 - 0:00
War Of Attrition
Band: Dying Fetus
Etichetta:
Genere:
Anno: 2007
Nazione:
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83

Quattro anni ci sono voluti, ma alla fine anche stavolta i Dying Fetus hanno partorito un nuovo album, come sempre attesissimo da parte delle sempre più numerose schiere di fan del brutal tecnico di matrice
newyorkese.

La loro particolare formula, pur non dimenticando, anzi, enfatizzando
ulteriormente la tendenza allo show tecnico che è propria dei gruppi della
Grande Mela, riesce a valorizzare quello che è il groove, arma fondamentale per
rendere interessanti brani spesso intricatissimi. John Gallagher, che è
praticamente l’unico compositore della band, ha dichiarato spesso di possedere
influenze tutt’altro che ortodosse per il brutal (si va dall’hardcore di stampo
– manco a dirlo – NY, al rock puro passando per l’hip hop!), e riesce a
filtrarle entro i confini di un metal assolutamente brutale, strutturatissimo ma
non soffocante: anzi, in qualche modo ‘divertente’, nei suoi continui stacchi
ritmici, nei passaggi da headbanging folle, nelle sweep di chitarra
matematicamente perfette.

Al pari dei quasi concittadini Suffocation, i Dying Fetus hanno dato
vita con l’ultimo disco, pur senza spostarsi praticamente dalle proprie posizioni, ad uno dei
loro migliori album: tutto quello che avevate già sentito in Destroy The
Opposition
e Stop At Nothing in War Of Attrition
ritorna, potenziato, implementato, dopato come un cavallo in una corsa di quart’ordine, e tutto per la gioia di chi adora il mix unico creato dal Feto Morente.

Hardcore sempre presente, grazie anche alla perenne alternanza di voci (quella ultra-growl e quella urlata, costanti di sempre della musica del combo) ed a certe cadenze
che devono molto alle influenze succitate. Sempre più tecnici, con una formazione che si spera finalmente stabile, i quattro mettono in riga otto pezzi uno più bello dell’altro, con l’apice in una
Unadulterated Hatred che concede qualcosa alla melodia, senza però perdere niente in violenza.

Forse Destroy resta irraggiungibile, così come gli album precedenti sono ormai un altro mondo, e lo lasciamo senza rimpianti: ma il brutalcore tecnico di
War Of Attrition è una garanzia di qualità che solo una manciata di altri gruppi sanno
fornirvi, e che nemmeno i continui ricambi interni alla band hanno saputo
minare. Da avere, bisogna dirlo?

Alberto ‘Hellbound’ Fittarelli

Tracklist:

1. Homicidal Retribution 05:30
2. Fate of the Condemned 04:42
3. Raping the System 03:41
4. Insidious Repression 04:47
5. Unadulterated Hatred 06:11
6. Ancient Rivalry 03:33
7. Parasites of Catastrophe 04:12
8. Obsolete Deterrence 04:14

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