Recensione: Warrior

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Una copertina leggermente fuorviante per il terzo album di un progetto AOR a denominazione d’origine controllata – DOC – come quello dei Soleil Moon, band parca nelle uscite quanto elevata in termini qualitativi.
Epica e molto fantasy, la cover agli occhi di un avventore poco esperto lascerebbe presagire l’ascolto di una bella sventagliata power di stampo nordico. Al contrario invece, l'essenza stessa dei Soleil Moon va a radicarsi in quella magica eleganza edulcorata che è intrinsecamente connessa all’AOR più orecchiabile di estrazione americana. Quello che ai più navigati del settore pare opportuno chiamare comunemente “westcoast”.

Nessuna sorpresa quindi per chi, come il sottoscritto, conosce la band di Larry King già da qualche tempo, e ne ha apprezzate la bontà e la raffinatezza sin dagli esordi datati 2000 e, ancora di più, a seguito dell’ottimo album del 2011, già edito in quell’occasione nella sua reissue dalla tentacolare Frontiers Music.
AOR venato d’eleganza e charme, arricchito da qualche fuggevole accordo soul ed una grande quantità di classe, sono le pietre basilari su cui anche "Warrior” è costruito e confezionato, album la cui chiave di lettura è da collocarsi in una sorta di fratellanza con quanto offerto periodicamente dalla Michael Thompson Band, stellare realtà con cui i Soleil Moon non condividono solo lo stile, ma pure l’interscambio di personalità eminenti come lo stesso Larry King – singer negli ultimi due cd proprio della MTB - e Michael Thompson, straordinario chitarrista coinvoltissimo anche nella realizzazione dei prodotti targati SM.

Una affiliazione che ha modo di esprimersi al meglio già con l’iniziale "'72 Camaro", pezzo esemplificativo dello stile in forza ai due gruppi che avevamo ascoltato in anteprima lo scorso anno in occasione – guarda caso - proprio dell’esibizione della Michael Thompson Band durante il Frontiers Festival 2018.
Ce lo aspettavamo nell’ultimo cd di Thompson uscito giusto qualche mese fa; lo ritroviamo invece ad aprire questo nuovo “Warrior” come meglio non si potrebbe, con un piacevole carico di belle sensazioni ed atmosfere scintillanti, in pieno stile MTB.
Un avvisaglia che è oracolo preciso di quello si potrà poi reperire nel resto del disco. Atmosfere in cui raffinatezza, dolcezza, eleganza, classe e buon gusto sono elementi imprescindibili, condite da cori “aperti”, chitarre suonate con ricercatezza estrema (opera dello stesso Michael Thompson…bene sottolinearlo), suoni rotondi e tanto, tantissimo stile.
Nulla che possa accendere l’adrenalina e far salire la pressione: piuttosto colonne sonore ideali per un notturno estivo o un soleggiato tête-à-tête in riva al mare. Sensazioni insomma, al più positive ed infarcite di buoni sentimenti. E magari pure, foriere di qualche sogno ad occhi aperti.

Musicisti di infinita bravura (oltre alla splendida voce di King ed alle chitarre di Thompson, il sempre presente John Blasucci alle tastiere, Alan Berliant al basso e Khari Parker alla batteria) abili nel confezionare brani tra i quali abbiamo selezionato – oltre alla già citata “72 Camaro" – le bellissime e brillanti “You and I” (un pezzo degno di un grande del soul come Al Jarreau), "Can’t Go On”, “How Long” (gemme di AOR purissimo), “When I’m With You" (quasi celtica nell’appassionante incedere) e "Before the Rain" (un pezzo strappalacrime che pare scritto per un cd di Richard Marx).
Se poi dovesse sussistere ancora qualche dubbio, la convincente title track, dai risvolti persino prog rock, può concludere l’elenco degli highlights, confermando la statura elevatissima di un album che si è rivelato, di ascolto in ascolto, semplicemente prezioso ed irrinunciabile.

Un esercizio di puro stile quello offerto da King, Blasucci e Thompson per quello che può essere considerato senza troppi problemi come il miglior disco westcoast del 2019.
Materia pregiata, destinata a chi ricerca raffinatezza e grande eleganza che, inaspettatamente, va a posizionarsi al di sopra anche del pur buonissimo “Love & Beyond” della Michael Thompson Band.
Dopo aver potuto apprezzare un così buon lavoro, chissà, sarebbe bello poterli accogliere anche al prossimo Frontiers Festival!

 

 
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