Recensione: We Are Here Because We are Here

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Gli inglesi Anathema, prime-movers di un certo modo di intendere il doom metal nella stagione d’oro degli anni ’90, solcata assieme ai connazionali My Dying Bride e Paradise Lost, sono sempre stati una band di raro spessore, capace di profonde mutazioni stilistiche e fautrice di proposte sempre profonde e singolari, in termini di contenuti e realizzazione.

Perciò è con grande interesse e partecipazione che si attendeva la release di “We Are Here Because We Are Here”, che si pone ad una considerevole distanza, spaziale e temporale, rispetto al precedente “A Natural Disaster”.

Temporale, perchè sono passati ben sette anni.
Spaziale, perchè gli Anathema nel 2010 vivono in una dimensione sostanzialmente nuova, certamente differente. Segno che il loro viaggio nella musica, l’esplorazione del suono e della loro espressività non si è affatto fermato, anzi.

In queste composizioni è subito percepibile un grande cambio di registro, di tonalità, di cromatismi. Il passato, più o meno recente, fatto di doom, metal, gothic, e le rispettive temperie emozionali, lasciano definitivamente spazio a una nuova sostanza, a nuove esigenze, che, al posto di crepuscolari e umbratili sensazioni, sono votate a una più solare, o comunque serena e trasparente serenità, sincerità, verso se stessi, verso il mondo.
Questa atmosfera è richiamata e suggerita anche dall’artwork, che sembra la diretta prosecuzione di “A Fine Day To Exit”. Ma le similitudini finiscono qui, perchè, al di là di un’ovvia comunanza a livello compositivo, l’impostazione generale di quest’ultimo lavoro è virata verso certo prog-rock, verrebbe da dire anche verso certo shoegaze.

Ad un primo ascolto vengono in mente alcune soluzioni a là Sigur Ros, nonchè richiami al recente operato di Radiohead, per citare due nomi illustri.
Dunque una narrazione sonora più diffusa, più ambient, per così dire, che lascia spazio a diverse interpretazioni e sfumature personali. Anche il registro del cantato di Vincent si è fatto più etereo e dreamy, abbandonando quasi completamente le tonalità più basse, memori di sofferenze e struggimenti interiori.

L’opener “Thin Air”, ad esempio, si connota come il moderno corrispettivo di “Deep”, “Release”, o “Balance”, in quanto a composizione, ma, come già detto, se ne discosta come flavour ed evocatività. Inutile procedere in uno sterile track by track, sono sempre gli Anathema, e chi li conosce non si ritroverà in una terra incognita, ma piuttosto in una regione vergine, almeno ai suoi occhi, un nuovo capitolo della stessa narrazione.

Un disco molto convincente, nella sua omogeneità espressiva, che ha fra i suoi pregi maggiori il perfetto bilanciamento fra tensione, pathos e leggerezza, creati attraverso un uso formalmente ineccepibile delle dinamiche della forma canzone.
 
“We Are Here Because We Are Here” ha i connotati di un definitivo approdo a una dimensione stilistica e comunicativa compiuta e matura, che va a colmare un vuoto lungo sette anni, proponendo novità e soluzioni anche coraggiose, che non ha mancato di far discutere i fan di vecchia data, ormai per altro abituati alle virate stilistiche del gruppo, ma che di certo risulta molto fresco e interessante, e perciò ha saputo farsi apprezzare, in un contesto ben più ampio e variegato che non la tradizionale arena metallica.
 

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Tracklist:

01. Thin Air 05:59
02. Summernight Horizon 04:12
03. Dreaming Light 05:19
04. Everything 05:06
05. Angels Walk Among Us 05:17
06. Presence 02:58
07. A Simple Mistake 08:14
08. Get Off, Get Out 05:01
09. Universal 07:19
10. Hindsight 08:10

Line Up:

Vincent Cavanagh - voce, chitarre
Daniel Cavanagh - chitarre, piano, tastiere, voce
John Douglas - batteria, percussioni, tastiere, voce
Jamie Cavanagh - basso
Lee Douglas - voce
Les Smith - tastiere
 

 
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