Recensione: We Owe You Nothing

inserito da

Dopo due anni di silenzio, tornano con un album in studio dei nostrani Forgotten Tomb. Il progetto, nel corso della propria vita musicale ha sempre cercato di andare oltre certi stereotipi, regalando un sound che, piaccia o non piaccia, non può essere definito anonimo o privo di personalità. 

Partiti dal black metal, hanno nel tempo mutato il loro sound, con elementi atmosferici di matrice gothic e rock, cadenze monolitiche doom e sfumature più moderne ed attuali. Proprio su questa via, ‘We Owe You Nothing’ prosegue idealmente la propria corsa, mostrando di sé oggi divagazioni metalcore, in un contesto che ha comunque il sapore del black e del death più melodico. ‘Abandon Everything’ è l’esempio più lampante di questa ideale fusione di idee, catalogazioni che proviamo a darvi ma che non vi devono far temere in un deja-vu. 

Il sound dei Forgotten Tomb è infatti poliedrico, ricercato stilisticamente ma mai schiavo di strutture o mode che ne intorpidiscano l’innegabile rarità. Il doom ed il black metal soggiacciono nell’espressività e nella presenza di fondo. Un po’ come vedere una rappresentazione tra le mura solide di un castello,  assiduità che riflette oscuri auspici e che poi sublima in miriadi di tonalità. Ci sono punti in comune con Katatonia, avanguardismo di Bethlehem e Shining

L’espressività della voce abbraccia molteplici sfaccettature, restando però più vicina alla scena death / melodica svedese, piuttosto che al black. I pezzi sono tutti molto fantasiosi, ficcanti ed efficaci sotto molteplici aspetti, grazie anche ad un uso delle chitarre complesso e che in talune aperture ci ricorda molto la scuola norvegese. Spunti, passati archetipi dai quali i Forgotten Tomb costruiscono una propria storia. 

Salde le ambientazioni gothic black e la presenza doom, la novità principale crediamo sia la voglia di essere ancora più attuali nei suoni, con una verve metalcore e melodic a spuntare in più suite del full-length.  “We Owe You Nothing” è angosciante ed arioso allo stesso momento, giochi di luce, zampilli di note dorate che scivolano su una superficie nero pece e che ci spingono in una discesa fatta di desideri raggiunti e di ansie lasciate alle spalle. Vi consigliamo di sviscerare profondamente “We Owe You Nothing”, lavoro complesso che richiederà molti ascolti per essere a pieno compreso.

 

Stefano “Thiess” Santamaria

 
80