Recensione: Welcome to the Freak Show

Di Daniele D'Adamo - 30 Maggio 2017 - 4:40
Welcome to the Freak Show
Etichetta:
Genere: Metalcore 
Anno: 2017
Nazione:
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82

Edward Mordake, indicato anche come Edward Mordrake, è il personaggio di una leggenda metropolitana creato dal poeta Charles Lotin Hildreth. Secondo la leggenda Mordake nacque con una malformazione fisica: un secondo volto posto sulla nuca.
[da Wikipedia, L’enciclopedia libera, “Edward Mordake”]

La donna baffuta. L’uomo più forte del mondo. Quello più alto, quello più basso, quello più grasso. E così via.

Un tempo, coloro che nascevano con malformazioni, tare, difetti ereditari, ecc., avevano solo un modo di sopravvivere: far parte del freak show, del circo dei mostri. Era una vita triste, immersa nella solitudine e nell’abbandono, trascorsa a divertire il prossimo con le anomalie del proprio corpo. E la mente? La mente vagava in mondi dove la diversità fisica non diventava una questione di vita o di morte, a sognare un briciolo di gioia, di felicità. Che, puntualmente, non arrivava. Mai.

Premessa necessaria, questa, per introdurre correttamente il quarto album dei connazionali Figure Of Six, “Welcome to the Freak Show”. Sì, perché oltre al concept dei testi, il freak show, appunto, è proprio la profondità emotiva posseduta da coloro che soffrono, in questo caso i mostri, a pervadere ogni nota del full-length. Che, assai semplicemente, mostra con impressionante naturalezza che anche un genere come il metalcore, a torto – perlomeno a parere di chi scrive – considerato facile e disimpegnato, possa diventare un formidabile veicolo per esprimere il proprio talento, la propria abilità.

Già, così è: i Figure Of Six palesano un concetto tanto elementare quanto complesso da mettere in pratica: anche il più trafficato dei generi, quello che pare meno adatto a essere contaminato/evoluto – il metalcore? , diventa nuovo, quando plasmato da mani sapienti. I Nostri raggiungono l’obiettivo grazie a due novità: il flavour inconfondibile delle musiche da circo (‘Welcome to the Freak Show’) e le orchestrazioni. Soprattutto queste ultime, molto rare se non assenti, in ambito *-core, caratterizzano pesantemente il disco (‘The Weak One’, ‘The Mirror’s Cage’). Pesantemente è un avverbio quanto mai azzeccato, poiché la band dell’Emilia Romagna, anche, pesta durissimo. Lo fa con costanza, anche in occasione degli esplosivi refrain questi senz’altro tipici del melodic metalcore (‘The Man in the Dark’).

Allora, “Welcome to the Freak Show” diviene un eccellente esempio di metalcore, addirittura, progressive. Ove, cioè, la ricerca musicale non trova mai pace, e così la stesura di liriche interessanti e originali. I Figure Of Six, peraltro, non esagerano con le complicazioni ritmiche e/o armoniche, risultando nel contempo rocciosi ma accattivanti.

Tanto carattere, in definitiva, per un ensemble dotato di cristallina classe sia compositiva, sia esecutiva. “Welcome to the Freak Show” può essere considerato come la frontiera più avanzata del metalcore. C’è da sperare che se accorgano in tanti. Sarebbe un peccato, se no.

Bravissimi!

Daniele “dani66” D’Adamo

 

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