Recensione: Welcome To The Night

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I Coven furono un gruppo statunitense fondato nel 1982 e sopravvissuto fino al 1990 con all’attivo numerosissimi cambi di lineup e poco più di qualche concerto sparso per il territorio degli Stati Uniti. Ad un certo punto della loro carriera, vista la sfortuna che intralciava non poco il cammino di questa band, il fondatore e bassista Stoneage decise di sciogliere il gruppo per lanciarsi successivamente nell’avventura della fondazione dei Butcher, avvenuta nel 1991.

Arrivati ai giorni nostri, ci si rende conto che dei Butcher non si avevano più notizie da un bel po’ di tempo, precisamente da quando, nel 1996, diedero alle stampe il loro debutto Iron Tiger. In piena era grunge/nu metal, un gruppo che proponeva un heavy metal classico piuttosto potente ed infarcito di assoli non poteva resistere a lungo ed infatti non passò molto tempo prima che della band statunitense si perdessero le tracce. In realtà i Butcher furono funestati da non poche difficoltà nel registrare il successore del proprio debutto, ultima delle quali la morte dell’allora chitarrista/cantante Chris C. Jackson. Tale evento pose fine alla carriera del gruppo, almeno fino al 2008.

In tale data, infatti, si fece spazio l’idea di riesumare il vecchio nome per portare alla luce il ricordo sia dei Coven che dei Butcher stessi. Quindi si diede il via alla registrazione di nuovo materiale, decidendo però di dare lustro anche ai vecchi pezzi della precedente formazione. Da qui alla conclusione di Welcome To The Night passarono poi un paio d’anni e finalmente il prodotto finito esce sul mercato, complice il favore della Inferno Records.

Come già anticipato in precedenza, quello suonato dai Butcher è un heavy metal roccioso, potente e memore della lezione impartita dal riffing del grande Tony Iommi, quindi oscuro e minaccioso. La voce della cantante Lil Tang ricorda abbastanza da vicino quella della sua collega Veronica Freeman (Benedictum), almeno nelle parti più potenti e “gutturali”, anche se per arrivare ai suoi livelli c’è ancora parecchia strada da percorrere.

Nello specifico, Welcome To The Night suona piuttosto strano, anche a causa della scelta di inserire nella prima metà del disco moltissimi intermezzi parlati che vogliono simulare l’ascolto di un programma radiofonico. Tale fattore influenza non poco lo scorrimento e l’omogeneità dell’album, qualità che escono da questa situazione non poco compromesse.

Anche il fatto di incorporare due brani dei Coven (King Of The Hill e Battleaxe), peraltro i più riusciti dell’intero disco, disorienta parecchio l’ascoltatore, il quale si trova a dover far fronte a dei suoni che cambiano radicalmente da una canzone all’altra, prima nitidi e potenti come vuole l’attuale standard e poi in puro stile anni ’80 nel brano successivo.

Fatte tali premesse, la seconda metà del disco si assesta su livelli medi, con brani che non fanno certo gridare al miracolo per soluzioni di particolare originalità, ma che permettono di farsi un’idea precisa di come si possa suonare moderni pur ancorandosi al passato della musica pesante. L’iniziale The Dark presenta un riff lineare ed un incedere abbastanza statico, ma al contempo marziale e trascinante, così come Shockwave è memore di certi passaggi che sarebbero piaciuti anche all’Ozzy Osbourne solista dell’era Randy Rhoads. Si prosegue poi con Silence, ballata sinceramente inutile e cantata con scarsa convinzione dalla singer Lil Tang, non certo in possesso del timbro giusto per questo tipo di canzoni.
Si riparte poi con Wreck’N’Ball, traccia dal piglio decisamente più dinamico, anche se il cantato del bassista Stoneage non è certo emozionante grazie ad una timbrica troppo roca e sgraziata. La successiva Halloween, poi, presenta una base ritmica del tutto similare a quella di Heaven And Hell dei Black Sabbath, ulteriore tributo all’era Dio della storica formazione inglese e brano dai pochissimi spunti d’interesse, eccezion fatta per l’assolo. I pezzi successivi non offrono poi alcun sussulto, assestandosi nei canoni di un heavy metal sufficientemente piatto e scontato, compresa Days Of Troy, canzone che si candida come peggiore dell’intero lotto per un incedere fin troppo spezzato e discontinuo.

Tirando le somme di Welcome To The Night, siamo di fronte ad un’opera priva di continuità e che, se fosse stata privata di qualche idea non proprio azzeccata, si sarebbe fatta apprezzare per compattezza e potenza. Invece viene lasciato lo spazio alla noia e ad un approccio quantomeno discutibile nel voler far finta di possedere una nuova ed inedita visione dell’heavy metal. Rimandati alla prossima uscita, sperando che comprendano gli errori commessi e vi pongano rimedio esprimendo meglio il potenziale che emerge da qualche episodio isolato di questo secondo full length.

Andrea Rodella

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Tracklist:
1 – The Dark
2 – King Of The Hill (Coven)
3 – Battleaxe (Coven)
4 – Shockwave
5 – Silence
6 – Wreck’N’Ball
7 – Halloween
8 – Gates Of Hell
9 – Your Own Enemy
10 – Days Of Troy
11 – Welcome To The Night
12 – Sunrise

Durata: 57:01 min.

Lineup:
Stoneage - Bass, Vocals
Joel Myers - Lead Guitar, Vocals
Gary Sheehan - Drums
Lil Tang - Lead Vocals, Keyboards/Percussion Effects

 
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