Recensione: Will of the Strong

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Moltiplicando la melodia per la potenza si ottengono gli White Skull, band vicentina nata nel 1988, pilastro consolidato della scena metal del nostro territorio e non solo.

Il loro è un Metal dinamico ed aggressivo ma carico di preziosa melodia, come hanno dimostrato durante la loro lunga carriera discografica, giunta al decimo capitolo con ‘Will of the Strong’, il nuovo album in uscita il 9 giugno 2017 via  Dragonheart Records.

Successore del già valido ‘Under This Flag’ del 2012, ‘Will of the Strong’ evidenzia tutta le grinta, la passione e la voglia di crescere che anima il combo attraverso un songwriting maturo, pulito, articolato e determinato, soprattutto diverso rispetto al precedente lavoro.

In particolare, colpisce l’ottima prestazione di Alessandros Muscio, esperto tastierista già negli Highlord ed Opera IX, ora sesto elemento a tutti gli effetti della band, che impreziosisce ogni brano con parti orchestrali importanti ed epiche che si vanno ad affiancare alla ritmica creando un corpo unico senza diventare preponderanti od eccessivamente pompose.

La Vocalist Federica, presente dagli esordi, tranne che nel periodo dal 2002 al 2009, e che aveva già dato una buona prova su ‘Under This Flag’, interpreta magistralmente ogni brano, dimostrando un’ulteriore crescita raccontando le storie con enfasi, aumentandone il pathos, variando i propri toni con naturalezza, attraverso un cantato che sa essere aggressivo ma anche pulito a seconda di quello che vuole comunicare.      

Le parti soliste hanno strutture variabili, a volte complesse altre più lineari, ma non presentano mai virtuosismi fini a se stessi e rimangono sempre sulla linea melodica della canzone, proseguendone il racconto.

La sezione ritmica è dirompente, con basso e batteria che creano un vero muro sonico, affiancata da chitarre che creano, con loro, armonici giochi di luci ed ombre che intensificano le emozioni di chi ascolta.

Ad impreziosire l’opera sono i contenuti dei testi che celebrano la forza d’animo e la determinazione di chi affronta le proprie battaglie con onore. In particolare ‘Will of The Strong’, ‘I Am Your Queen’ e ‘Shieldmaiden’ si rifanno alle saghe Vichinghe, mentre altre sette canzoni parlano di donne il cui coraggio ha lasciato un segno indelebile nel mondo (Evita Peron, Grace O’Malley, Giovanna d’Arco, l’Apache Lozen, le donne pilota sovietiche che combatterono durante la seconda guerra mondiale, la ribelle Cinese Wang Cong’er e Matilda di Canossa).

Particolare è il testo di ‘Sacrifice’ dedicata a tutti coloro che hanno combattuto per quello in cui credevano mettendo a rischio la propria vita. Le strofe si muovono all’interno di un brano melodico e lento, molto suggestivo e struggente nel raccontare la storia di questi eroi, anche grazie ai tragici effetti sonori relativi ai segni vitali che progressivamente si attenuano fino a spegnersi.

L’album è privo di fillers e non presenta sonorità ridondanti; tutti i brani sono di elevata qualità ed, aspetto importante, sono tutti adatti agli ambienti live.

Dopo ‘Endless Rage’, una intro sinfonica dai toni regali permeata da un crescente senso di vittoria, il primo vero brano che si ascolta è ‘Holy Warrior’, dinamico e potente con un lungo assolo melodico e articolato. La successiva ‘Grace O’Malley’, dedicata alla pirata e rivoluzionaria irlandese, ricorda sonorità tipiche della NWOBHM senza perdere un briciolo di modernità. La Title-Track ‘Will of the Strong’, imperniata sulla velocità e sulla rabbia vocale, ha un’interessante break formato da un lento assolo molto melodico che anticipa quello principale, lungo e veloce. ‘Lady of Hope’ ha una sezione ritmica pestatissima con strofe epiche e struggenti ed un enfatico scambio tra assoli di chitarra e synth. La protagonista del racconto è Evita Peron, First Lady argentina dal 1946 al 1952, anno in cui morì, che combatté dure battaglie per il suo popolo. Uno tra i suoi più importanti e famosi discorsi alla nazione è ripreso nella parte finale della canzone, reso ancora più drammatico dalla melodia di un piano in sottofondo. In solo poco più di sei minuti gli White Skull riescono a commemorare la straordinaria Moglie del Presidente Perón alla pari del lavoro che fece Madonna interpretandola nel film ‘Evita’ del 1996.

La potenza e la velocità riesplodono in ’I Am Your Queen’, mentre ‘Hope Has Wings’ è una cavalcata senza freni, con Federica che dimostra ampiamente quanto può essere versatile ed enfatico il suo modo di cantare.

La massiccia ‘Metal Indian’ racconta di Lozen, la guerriera Apache che ha combattuto a fianco di Geronimo. Passando per ‘Shieldmaiden’ si arriva a ‘Sacrifice’, di cui abbiamo già parlato ed all’epica ‘Lay Over’, che contiene un egregio assolo in puro stile Heavy Metal.

Chiude ottimamente l’album ‘Warrior Spirit’, introdotta dal suono del Koto è un’esplosione di dinamiche adrenaliniche in onore di Wang Cong’er, la ribelle cinese che ha ispirato Mulan, l’eroina della Disney. Il brano è l’unico che sfuma, lasciando un dubbio su quello che il sestetto veneto ci riserverà per il futuro.

In sostanza gli White Skull, con ‘Will of the Strong’ sono riusciti a stupire con un prodotto fresco carico di energia, facendo un ulteriore balzo in avanti nella loro già più che proficua carriera artistica, non sedendosi sugli allori del passato ma incrementando la loro esperienza, esplorando altri sentieri e mettendosi in gioco con coraggio, proprio come fanno i veri guerrieri che essi stessi celebrano. ‘Will of the Strong’ si può descrivere anche con due sole parole: ottimo lavoro. 

 
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