Recensione: Winds of War

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I Kult nascono nel 2002 e solo un anno più tardi realizzano il loro primo demo intitolato “Darkness Return”. L’intenzione del gruppo è quella di distaccarsi dalla “moda” che aveva, e ha, portato, secondo loro, molte band black a rivolgersi a soluzioni sinfoniche e all’utilizzo delle voci femminili, per tornare a un più genuino e “grezzo” modo di concepire e suonare il genere che avevano scelto.
Il successo delle loro esibizioni dal vivo e il demo andato esaurito in pochissimo tempo, li convincono che la strada è quella giusta e ben presto vengon contattati dalla Debemur Morti che nel 2006 li spedisce in studio per realizzare il loro album di debutto: questo “Winds of War” che ci apprestiamo a recensire.

Come dice anche il titolo del disco, l’intro non poteva che essere demandata al suono del vento che soffia su di un desolato campo di battaglia. Ed è proprio una battaglia quella che si scatena nelle casse del nostro stereo quando, subito dopo, facciamo conoscenza con la titletrack. Nonostante le tematiche guerresche non ci troviamo di fronte a una copia di un “Panzer Division Marduk”. In questo caso, anzi, pur con svariati cambi di tempo, il ritmo delle song rimane piuttosto classico e non parossisticamente calcato sull’acceleratore. Proprio questi cambi di tempo mettono in luce una buona maturità in fase di song-writing e di costruzione dei brani. Certo, non mancano le tracce votate quasi esclusivamente alla potenza e alla velocità, ma in generale si tratta di un disco che vorrebbe “farsi ascoltare” e cercare di comunicare tutto quello che può, senza essere subito passivamente come attacco frontale di cieca violenza.
Lodevole intenzione certamente, che però fa i conti con una proposta non del tutto originalissima e che potrebbe migliorare. I numeri sembrano esserci, e il fatto di aver registrato, mixato e prodotto tutto il disco da soli, sembrano dimostrarlo ampiamente dato che il risultato è tutt’altro che da buttare. Qualche soluzione e qualche passaggio già sentito però fanno capolino qui e là lungo queste 10 canzoni. Qualcuno potrebbe obiettare che è impossibile fare qualcosa di nuovo e originale in un genere che per definizione dovrebbe rimanere pressoché sempre identico a se stesso, ma gli esempi in questo senso non mancano anche in anni relativamente vicini a noi.

Per concludere un disco che sicuramente farà la felicità di tutti i fan più incalliti del black tradizionalista e senza fronzoli, ma che, pur nella sua bontà, forte anche di una bella produzione, non eccelle in un mercato ormai saturo di prodotti simili. Siamo comunque certi che questi ragazzi, qui al loro debutto, sapranno migliorarsi sempre più grazie alle qualità che già in questo album hanno messo in luce a sprazzi.

Tracklist:
01 Alpha
02 Winds of War
03 Il Crepuscolo
04 Torture
05 Seven Blades
06 Enstrangement
07 And Forever Winter
08 Final Embrace
09 Darkness Return
10 Omega

Alex “Engash-Krul” Calvi

 
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