Recensione: Wings of Chains

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Cosa differenziava la qualità compositiva di band come Nuclear Assault, D.R.I., Suicidal Tendencies da quella delle thrashcore band contemporanee? In prima battuta, e pure con una certa sicurezza, possiamo affermare che melodia, un cantato espressivo e un aspetto compositivo in grado di originare brani riconoscibili ed originali erano gli elementi sostanziali dell'unicità di quella scena rispetto quella odierna. Con questo non vogliamo assolutamente dire che band del calibro di Municipal Waste, Warbringer, Gama Bomb, Ultra-Violence siano scarti di un sistema ammuffito e per l'occasione rispolverato sull'onda di un revival che sembra non avere fine. Tutt'altro. La scena internazionale thrash metal, indipendentemente dall'area geografica di provenienza, sta producendo dischi su dischi, ognuno dei quali coerente e rispettoso di stilemi che la Storia di questo genere ha consolidato nel corso del tempo.

I Bat non fanno eccezione a questo 'moderno' modo di intendere questa corrente artistico-musicale e, sebbene i due fondatori Ryan Waste e Nick Poulos, pure e rispettivamente maiman e chitarrista dei Municipal Waste, si siano tirati a bordo tempo addietro nientemeno che Felix Griffin (storico batterista dei D.R.I. alle pelli sulla leggendaria triade di album "Crossover"/"4 of a Kind"/"Thrash Zone"), il risultato non cambia. L'intransigenza (sana, comprensibile e condivisibile) verso il peso della Storia resta immutata e non osa fare un solo passo in avanti.

I Bat sono autori di un thrashcore tinto di speed metal, quello più veloce e, non di rado, tinto dai toni rugginosi del sound british old school e pure 'motörheadiano'. Il risultato è quindi una musica endemica in cui converge tutta l'attitudine del terzetto di Richmond. Indicativa anche la durata del disco che non arriva nemmeno ai trenta minuti complessivi. Dal primo all'ultimo brano risulta tutta una tirata, una vera mazzata in bocca! Non mancano le sezioni soliste, accattivaneti e rockeggianti, sì pure centellinate, ma comunque di discreta fattura.
Male il cantato che a nostro parere è troppo focalizzato sul 'grattato' e poco incline all'espressività. Tale approccio vocale si dipana per tutta la durata dell'album attestandosi, dopo un po', monotono e quindi mediocre per capacità comunicativa.
Straordinaria la prova alle pelli da parte del già citato Felix Griffin, una costante presenza martellante a cui si alternano le sue leggendarie rullate tarantolate. Bene la dinamica nel complesso grazie all presenza di brani un po' più groovi come il bell'heavy di 'Condemner'.

La produzione è acida, tagliente e ben calibrata nei volumi e garantisce pure compattezza dato il buon lavoro ai bassi. La copertina risulta minimale e l'artwork pure non eccelle di contenuti, ma resta pure affascinante nella sua semplicità. La release vuole accontentare davvero tutti. Per l'occasione, la Hells Headbangers Records ha previsto, non solo la versione CD e quella digitale come molti oggi fanno a livello underground, bensì anche quella in vinile ed in cassetta (ebbene sì, lacrimuccia revival compresa).
Se non vi aveva saziato la sete di fottuto thrash da strada contenuto nel precedente EP dello scorso anno, "Cruel Discipline", potete tranquillamente dare una nuova chance ai Bat. Si sa, sopratutto d'estate, quando fuori il sole spacca, questi dischetti, birretta alla mano sul divano, danno le loro sporche soddisfazioni...

Nicola Furlan
 

 
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