Recensione: World of Fools

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Un’eccellenza tutta (o quasi) tricolore, quella orgogliosamente ostentata da Stefano Lionetti e dal suo progetto Lionville, esemplare realtà di rock melodico un po’ scomparsa dagli orizzonti dopo due uscite di massimo interesse datate 2011 e 2012.

Sapevamo di come la bontà e l’estro profusi da Lionetti fossero un patrimonio destinato a non esaurirsi nel breve spazio di due soli album e di come il moniker Lionville sarebbe tornato prima o poi, in un prossimo futuro, a riproporsi ancora con intensità ed efficacia.
E chissà perché, avremmo scommesso in un come back promosso proprio da Frontiers Records, label per elezione, caratterialmente attagliata in modo perfetto sulle peculiarità dell’idea musicale offerta dal compositore genovese.

Non si trattava, in fondo, di una previsione tanto difficile.
I tratti westcoastiani, la radice profondamente melodica, il gusto per l’armonia di stampo un po’ nordeuropeo ed un po’ affine ai Toto ed a Richard Marx: tutti ingredienti spinti al massimo, riconosciuti e riconoscibili nel songwriting dei Lionville, che non potevano non far breccia nei cuori e nelle orecchie degli esperti conoscitori della label partenopea, dando così origine e sviluppo a quello che, a conti fatti, sarebbe stato il terzo full length in carriera. Probabilmente il più completo e definito sotto ogni punto di vista. 
Quello della presunta “maturità” artistica, se come tale la si vuol riconoscere.

Ed in effetti, “World Of Fools” è un disco fedele alla linea e tanto coerente con il proprio credo da non risultare addirittura nemmeno una sorpresa.
Sorpresi lo saremmo stati qualora alla nostra attenzione fosse stato sottoposto qualcosa di meno che curato, inferiore alla media, dozzinale o sprovvisto di fascino. 
Al di sotto, insomma, di quello standard qualitativo tanto buono già sperimentato in occasione delle precedenti uscite. 
Sebbene, qualche differenza con il passato sia, dopo tutto, percepibile e non possa proprio passare inosservata.

Diciamoci la verità. Le somiglianze con i Work Of Art si sono fatte ora pressoché assordanti, e non certo solo per la rinnovata presenza di Lars Säfsund al microfono, unico superstite – insieme, ovvio, a Lionetti – della line up originale del 2011. 
Il songwriting pare davvero volersi affacciare con maggiore enfasi ai sentieri percorsi dalla band scandinava, avvicinandosi, conseguentemente ancor più allo stile tipico del westcoast americano ed alle atmosfere care a Toto, Chicago e Richard Marx. Un trio di riferimenti immancabili e costanti.
Meno ruvidità ed un ulteriore accento sull’eleganza dello stile, per un risultato che non manca di affascinare e – complice una produzione mai così efficace nella storia dei Lionville – avvolgere calorosamente, richiamando alla mente le consuete ed accomodanti immagini estive dal chiaro sapore eighties.

Presa dal punto di vista specifico dell’appassionato di AOR, anche a questa nuova uscita griffata Lionville non manca davvero nulla per diventare un fedele compagno di ascolti per i prossimi mesi a venire. Moltissimo charme, raffinatezze ai massimi livelli, svisate addirittura vicine allo smooth jazz (ascoltare l’inciso di “One More Night” o di “Image of You” per conferme), indiscutibile buon gusto per la melodia ed una bella serie di brani che, restando sempre ancoratissimi al genere di affiliazione, non perdono mai di vista easy listening e grande fruibilità.
Come accade sempre i questi casi, il limite unico è quello di non amare il genere, giacché, qualora sensibili alle atmosfere del più puro rock melodico, sarà impossibile non dirsi attratti anche da questo terzo capitolo realizzato dall’ottimo Lionetti.
Nella sua versione, questa volta, più autarchica e lontana dall’aura di “all star band” in cui si riverberava con le precedenti uscite.

Per chi sa apprezzare, una sicurezza che sin dall’annuncio potevamo dare quasi per scontata.
Presto per definirlo disco AOR dell’anno: sono davvero tante le cose che dovranno presentarsi sul proscenio in questo 2017. 
Quel che è certo, è che “World of Fools” vale quale ennesima conferma di un talento compositivo e di una sensibilità per la bellezza melodica degna della migliore tradizione del genere.
Quella nei confronti della quale i Lionville si propongono, oggi più che mai, tra i più apprezzati e credibili eredi. 

 
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