Recensione: Worship Music

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Sono passati otto anni dalla pubblicazione del discusso “We’ve Come For You All”, otto lunghi anni in cui sembrava che gli Anthrax stessero facendo di tutto pur di far disamorare i propri fan con inutili beghe, pantomime da soap opera e continui rimaneggiamenti di formazione. Finalmente, dopo questa lunghissima attesa, i Nostri tornano alla ribalta grazie alla loro musica; dopo la travagliata gestazione, è, infatti, nato il decimo album della loro discografia. Al termine dell’infinita telenovela dei cantanti, il prescelto per vocalizzare questa nuova fatica del gruppo statunitense è nuovamente il collaudato Belladonna. Oltre a lui, ci sono altri tre musicisti appartenenti all’epoca d’oro degli Anthrax; questo solido manipolo di thrasher d’annata ci proporrà un album votato al ritorno verso i suoni primigeni o sceglierà di proseguire lungo il sentiero tracciato dalla precedente produzione?

Dopo la trascurabile introduzione fornita da “Worship”, blando crescendo atmosferico, l’ascoltatore viene sbattuto di prepotenza contro “Earth On Hell”. La bell’apertura, solida e aggressiva, serve ad aprire la strada a un pezzo che martella con insistenza, sbavando qua e là nelle parti vocali, non sempre adeguatamente incisive, ma che riesce comunque a farsi apprezzare. Il pezzo successivo, “The Devil You Know”, è un brano di sano thrash metal vecchia scuola, almeno fino a quando non si raggiunge il primo minuto di ascolto: il ritornello vede una parziale deriva dai canonici crismi della band, per cui vengono ad accostarsi sonorità molto orecchiabili a riff di chitarra massicci, con cori a sottolineare i momenti di azione più intensa. Gradevole, certo, ma lascia un po’ perplessi. Il disco prosegue con “Fight ‘Em ‘Til You Can’t” che, come i brani precedenti, prevede un’apertura in pieno stile Anthrax cui fa seguito, però, uno sviluppo quantomeno peculiare, su un percorso bislacco, alternando momenti di intenso pestaggio di timpani con fraseggi di ampio respiro melodico che portano alla mente un gruppo heavy metal piuttosto che i vecchi Anthrax. Nulla di male, largo alla sperimentazione se contribuisce a migliorare il gruppo! In questo, però, caso il risultato è poco incisivo, anche a causa dell’eccessiva lunghezza di un pezzo che, pur rimanendo ascoltabile, non trova mai la forza di diventare incisivo. Cambiamo traccia e troviamo i Rage! Un errore in fase di masterizzazione? No, è solo la ricerca di nuovi stili che continua con “I’m Alive”; questo brano non ha nemmeno un retrogusto thrash metal. Carino e orecchiabile, mette definitivamente la pietra tombale sulla speranza che questo disco potesse portare a un ritorno verso lo stile originario della band. Se era questa la vostra speranza, mettetevi il cuore in pace, rassegnatevi e decidete se interrompere l’ascolto o continuare, scevri da ogni preconcetto.

Dopo il classicheggiante riempitivo di “Hymn 1”, ci troviamo dinanzi alla granitica introduzione di “In The End. Anche per questo brano vale lo stesso discorso fatto per la traccia precedente; riff un po’ ossessivi s’intrecciano con ritornelli accattivanti per un brano che, nonostante duri sicuramente troppo, non lascia scontenti coloro che sono disposti ad ascoltare gli Anthrax che abbandonano la retta via. Il modo migliore di descrivere “The Giant” è tramite una metafora: due triangoli che puntano a destra; dopo i primi, obbligatori, ascolti premere il pulsante per saltare la traccia diventa quasi un riflesso pavloviano per evitare di riascoltare un brano di cui avremmo tutti volentieri fatto a meno. Banale per quanto riguarda la parte musicale, agghiacciante per quanto riguarda le parti vocali, meglio evitarlo. “Hymn 2” è il nuovo, e ultimo, riempitivo, un breve solo di batteria che permette a Benante di fungere da apripista per “Judas Priest”. Scordatevi Halford e soci, qui si continua sulla strada del thrash ‘moderno’, più pulito e rallentato rispetto a quello degli esordi, si trascina senza che ci siano dei momenti di gloria particolare. “Crawl” è un brano poco intenso ma con un bel solo che risolleva il tutto verso il termine; peccato ci vogliano quattro minuti per arrivarci e che sia seguito da un breve rigurgito di musica da lounge bar. Sebbene non sia certo originale, “The Constant” riporta almeno alla memoria i fasti di un tempo; picchia sodo ma, ancora una volta, ci mette troppo tempo per giungere alla sua naturale conclusione. Improvvisamente, dopo che la speranza era ormai data per morta, “Revolution Screams” riesce a riportarla in vita: bel brano, aggressivo al punto giusto, soli graffianti, strumentisti in forma e cantante in buona vena. La batteria picchia e le chitarre mordono fino a che il suono non sfuma per sottolineare il termine del disco.

Che dire? “Worship Music” è un album di difficile collocazione. Se amate gli Anthrax dei ruggenti anni ’80 e non siete stati convinti dalla loro precedente uscita, evitate il disco come la peste, vi fareste solo del male. Se non rientrate nella categoria del fan sfegatato, invece, sappiate che “Worship Music” non è un brutto disco in senso assoluto: ha come punti di forza una buona produzione, un cantante in ottima forma e dei musicisti tecnicamente ineccepibili. Sull’altro piatto della bilancia, però, bisogna ammettere che i brani tendono a trascinarsi troppo a lungo e che pagano la mancanza di originalità in molti frangenti. Gli Anthrax hanno prodotto un disco che, a mio avviso, esula per buona parte della sua durata dal campo del thrash metal in senso stretto, per i motivi che ho più volte esposto durante la recensione; sembra lecito immaginare che intendano proseguire in tal senso la loro carriera quindi, se proprio non riuscite a fare a meno del quintetto statunitense, fareste meglio ad adattarvi. Altrimenti, ci sono tanti gruppi thrash validi.

Damiano “kewlar” Fiamin


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Tracce:
1. Worship 1:40
2. Earth On Hell 3:10
3. The Devil You Know 4:46
4. Fight ‘Em ‘Til You Can’t 5:48
5. I’m Alive 5:36
6. Hymn 1 0:38
7. In The End 6:48
8. The Giant 3:47
9. Hymn 2 0:44
10. Judas Priest 6:24
11. Crawl 5:28
12. The Constant 5:01
13. Revolution Screams 6:07

Durata 65 min.

Formazione:
Joey Belladonna – Voce
Scott Ian – Chitarra
Rob Caggiano – Chitarra
Frank Bello – Basso
Charlie Benante – Batteria
 

 
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