Recensione: WWII: Metal Of Honor

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Evidentemente gli americani Steel Assassin, dopo aver licenziato il primo full length della Loro lunga milizia metallica – escludendo i periodi di split - solamente nel 2007 (War of the Eight Saints) ci hanno preso gusto, tanto da confezionare un disco nuovo di zecca anche quest’anno. Si tratta di un concept incentrato sulla seconda guerra mondiale, come facilmente presumibile dopo aver dato un occhio alla copertina che fuoriesce dagli studi appassionati effettuati dal chitarrista Kevin Curran, lettore accanito in materia, che cita fra le proprie fonti principali di apprendimento due libri in particolare: 'Guadalcanal Diary' di Richard Tregaskis e 'Four Stars of Hell' di Laurence Critchell.

Non nascondendosi dietro a un dito l’ascia degli Steel Assassin ammette che già altre band, in passato, hanno trattato certe tematiche, gruppi che peraltro fanno parte del DNA degli americani: Iron Maiden e Motörhead in primis, subito seguiti da Judas Priest e Thin Lizzy. Il titolo dell’album, World War II: Metal Of Honor inoltre nulla ha a che vedere con quanto realizzato dagli Accept di Stalingrad, ritratti come gli ‘Assassins in foto accanto a carri armati, nemmeno per il fatto che lo stesso Metal Of Honor richiama il lavoro della band precedente di Mark Tornillo, i TT Quick. Trattasi solamente di stranezze e coincidenze del mondo del Metallo.   

God Save London, il primo brano, è semplicemente devastante per portata metallica, riff e carica esplosiva, a testimoniare che quanto seminato da Vicious Rumors, Malice, Metal Church e ovviamente gli stessi Steel Assassin – attivi dal 1982 e inclusi dopo qualche demo all’interno della compilation Metal Massacre VI del 1985 con il brano Executioner - non se ne è andato in malora. Il singer John Falzone, già presente nel disco del 2007 non è di certo micidiale come il precedente Doni Escolas ma se la cava comunque alla grande grazie a corde vocali d’acciaio temprato che sanno sempre suscitare brividi sulla schiena.

La terremotante Blitzkrieg Demons si regge sulle linee di basso del veterano Phil Grasso e il drumming del batterista Greg Michalowski, ampio spazio alla coppia d’asce Kevin Curran/Mike Mooney dalla seconda metà in poi del brano The Iron Saint, il mid tempo stentoreo e pesante di Four Stars of Hell è da headbanging assicurato, passa Bastogne, Guadalcanal è un altro tassello fondamentale all’interno di WWII: Metal Of Honor: ritmiche serrate, voce d’acciaio e velocità sostenuta, un carico da 90 di US Heavy Metal purissimo che è vera manna dal cielo.

The Wolfpack, nonostante le tonalità drammatiche e l’impianto da colonna sonora cinematografica guerresca non impressiona, Normandy Angels viceversa è grande per sontuosità, con Falzone sugli scudi a condurre una marcia metallica di quasi dieci minuti senza sbavature di sorta: epica, cavalcate metalliche ed enfasi a go-gò come da cliché.  

Chitarrone prese in prestito ai Judas Priest di Screaming For Vengeance accompagnano Red Sector A, Steelizzata cover dei Rush, ensemble che lo stesso axeman Mike Mooney definisce “my 'desert island' band”, cioè la classica che si salverebbe su di un‘isola deserta nell’emergenza di dover scegliere un solo artista di numero. Ritmica martellante dai tratti cupi a chiudere degnamente l’album, dalla produzione accettabile. 

Gli Steel Assassin nelle parti veloci e grondanti Metallo spaccano ancora di brutto confermandosi dei macina-riff made in Usa di razza, nel momento in cui però perdono di vista l’urgenza – brano Normandy Angels a parte – non sanno essere così ficcanti, riuscendo solo parzialmente a focalizzare l’obiettivo. Nonostante questo World War II: Metal Of Honor si rivela  album comunque solido, ed è sempre un piacere sentire scorrere nelle vene certo Acciaio Classico Americano confezionato in quel del Massachusetts.



Stefano “Steven Rich” Ricetti

 


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Tracklist:
1. God Save London
2. Blitzkrieg Demons
3. The Iron Saint
4. Four Stars of Hell
5. Bastogne
6. Guadalcanal
7. The Wolfpack
8. Normandy Angels
9. Red Sector A


Line-up:
John Falzone - vocals
Mike Mooney - guitar
Kevin Curran - guitar
Phil Grasso - bass
Greg Michalowski - drums






 

 
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