Recensione: XIII, The Death

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Dopo circa undici anni di silenzio, tornano sulle scene i genovesi Desecrate con il nuovo full-length “XIII, The Death”. Band autrice di un album nella seconda metà dei Novanta, “Moonshiny Tales – The Torment And The Rapture”, che li aveva lanciati di diritto tra le formazioni promettenti dell’underground death metal tricolore, si era poi sciolta nel 2001 con una scelta piuttosto inaspettata.

Del nucleo originario ritroviamo quasi tutti i principali interpreti: ad eccezione di Ale al basso, si confermano Gabry alla voce (il quale abbandona però il ruolo di chitarrista), Francesco alla chitarra e Paolo alla batteria. Dalla formazione a quattro, però, passano a una rinnovata line-up a sei, con l’inserimento di Aleksis alla seconda chitarra e di Matteo Mereta al piano e alle tastiere (quest’ultimo chiamato a un ruolo di primo piano in questa seconda incarnazione del gruppo). Infine Dave raccoglie l’eredità di Ale al basso.

Anche dal punto di vista musicale, sebbene lo stile del gruppo sia ancora riconoscibile, si possono notare cambiamenti abbastanza rilevanti nelle composizioni. Vuoi perché tra il debutto e il suo successore è trascorso più di un decennio, oppure proprio perché i nuovi innesti hanno contribuito in maniera tutt’altro che marginale alla stesura dei nuovi brani. L’ingresso di Mereta è emblematico in questo senso. La sua presenza, infatti, è dominante lungo tutti i solchi di questa nuova fatica, determinando e incarnando talvolta sia alcune delle maggiori note positive e parte degli elementi di novità, sia, ahimè, i principali punti deboli. In pratica in ogni brano troviamo delle sezioni suonate con i tasti color avorio e sono molti gli intermezzi di circa un minuto tra una canzone e l’altra che arricchiscono il prodotto finale, ma mentre in alcune occasioni contribuiscono a renderli più oscuri e decadenti, come nell’opener “Croatoan”, in altre, sommandosi a ritmiche più melodiche e orchestrali, finiscono per apparire banalotte e prive di mordente, come nella parte iniziale della title-track, che forse potrebbero far storcere il naso ai fan della prima ora.

Guardando alle differenze con l’album precedente, pervaso da sonorità death old school, poi, notiamo fin da subito una maggiore ricerca melodica e aperture più ariose, composizioni abbastanza distinguibili, ma ben più brevi e scarne e il totale abbandono della vena black che li aveva caratterizzati in passato, in favore di atmosfere quasi gothic e/o sinfoniche. Del resto la copertina, raffigurante la carta dei tarocchi de la Morte, rivela la volontà del gruppo di tentare nuove soluzioni. Una carta che (come ormai risaputo) non significa la fine o la morte di una vita, una corrente o un’idea, bensì una rinascita o un profondo cambiamento, un mutamento deciso, un cambio di pelle. Altro indizio che i Nostri hanno lasciato in evidenza sono i titoli delle canzoni, di solito formati da una sola parola, brevi e diretti, che spesso nascondono un concetto o un significato particolare o più ampio oppure che evoca certe emozioni e suggestioni, rispecchiando perfettamente quello che troveremo tradotto in musica passando all’ascolto.

Tra i brani sicuramente riusciti vanno segnalati “Tzunami”, nel quale l’andamento circolare e incalzante dei riff dà davvero l’idea delle ondate vigorose che s’infrangono ripetutamente sulla costa, “Hashashiyyin” che si distingue per un bel segmento nel quale Gabry tenta con successo la carta della voce pulita e “The Illusion Gate”, forse il pezzo più aggressivo e ben strutturato del lotto.

Insomma, con “XIII, The Death” i Desecrate hanno fatto una scelta piuttosto coraggiosa, che pagasse in termini di personalità e riconoscibilità. Scelta senz’altro encomiabile, ma qualcosa nel processo di songwriting va rivisto e corretto per la definitiva maturazione del gruppo. La maggiore brevità dei pezzi, per esempio, paga in termini di fruibilità, ma a lungo andare lascia qualche perplessità sulla longevità del prodotto, oltre a farli sembrare in alcuni casi un po’ tirati via, quasi frettolosi. Inoltre una più netta varietà delle composizioni avrebbe donato maggiore profondità all’album e consentito loro di sperimentare soluzioni differenti, anche leggermente distanti dalla formula consolidata. Rimane comunque un’uscita nel complesso godibile, che lascia aperte molte porte al gruppo per la futura crescita ed evoluzione del loro stile. Li aspettiamo fiduciosi, quindi, alla fatidica prova del terzo lavoro sulla lunga distanza!

Orso “Orso80” Comellini

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Formazione:
1.   Croatoan 3:33
2.   Roanoke 1:06
3.   XIII 2:48
4.   Tzunami 3:34
5.   Anonymous 3:42
6.   Mishka’n 0:38
7.   Hashashiyyin 3:41
8.   Karma 4:00
9.   Demon 0:29
10. My Devil’s Gonna Cry 4:05
11. My Silent Crying 2:17
12. The Gallows Of Salem 3:19
13. The Illusion Gate 5:07
14. Illusion 0:56

Durata 39 min. ca.

Formazione:
Gabry – Voce
Francesco – Chitarra
Aleksis – Chitarra
Davide “Dave” Piredda – Basso
Paolo – Batteria
Matteo Mereta – Piano, Tastiere

 
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