2000, Inside Out
Prog
Pubblicata in data: 07/04/2003
Il progressive, quello vero, si è sempre liberato dagli stenti della politica o dalle catene del pragmatismo; ha sempre provato a raccontare i "fatti" con un'ambientazione alternativa: sia questa un visionario scenario futuristico dipinto con le suggestioni dell'estetica, sia questa un pianeta normalissimo visto con gli occhi dell'arte. Proprio per questo motivo, il genere si è sempre caratterizzato con il culto della forma, peculiarità che ha dato adito a miriadi accuse di freddezza. A mio parere queste insinuazioni sono immotivate, perché credo che la sostanza sia una percezione soggettiva; però questo marchio è sopravvissuto nel tempo, trascinandosi fino ai giorni nostri, dando la possibilità ai critici più "crudeli" di bocciare straordinari gruppi usando come scusa la "mancanza del vero sentire". Con il battesimo del Metal il prog. si è rigenerato a livello di vendita e di commercio, ma a livello strutturale e tematico ha seguito solamente dei sentieri già battuti dalle esperienze Prog Rock passate. Oggi ho il piacere di parlarvi di un gruppo che è riuscito a regalare a questo straordinario ambiente alcune importanti innovazioni, novità che hanno senza dubbio un incipit antico, rivoluzionate, però, da un incastro melodico e lirico martellante e contraddittorio.The Perfect Element è il terzo album per Daniel Gildenlow e soci, precisamente la prima parte di un concept che ha come tema l'infanzia, la pubertà e lo studio psicologico di come le vicissitudini giovanili possano incidere sulla formazione emotiva di una persona. Nella storia della musica di frequente ci siamo imbattuti in lavori che analizzano l'intimismo delle donne, esasperando l'emozione come unica chiave di lettura dell'esistenza; proprio in questo la band svedese ha trovato la sua prima originalità, mettendo questa volta un uomo nella situazione di avere delle sensazioni dolorose, un ragazzo che reagisce a delle tragedie come la molestia sessuale tanto con l'aggressività e la rabbia, quanto con un incartamento in se stesso denso di dolcezza ed amarezza. Le liriche hanno sempre una formazione tipica del monologo interiore, spesso ci sono dei sentieri vocali obliqui, dove ai sospiri più leggeri si contrappone una rivalsa furente: In Used, per esempio, possiamo trovare dei passaggi dove la voce sembra appena soffiata, con un parlato solo leggermente sospirato, altri dove "rappa" violentemente in forte rottura con la melodia. Tutto questo groviglio riesce a far apprezzare ancora di più il cantato, che generalmente ci precipita nelle orecchie nei momenti di maggiore enfasi. Lo stesso ossimoro delle linee vocali (forza-timidezza; sicurezza-paura) è ancor meglio amplificato dalla vera e propria struttura melodica; la sezione ritmica è variegata ed accattivante, ma con meno accorgimenti in controtempo rispetto agli altri lavori griffati Pain Of Salvation; questa mancanza è però sostituita da una composizione capricciosa, imprendibile: incredibile come non ci sia mai una colonna portante tra le parti musicali, in ogni track i ragazzi svedesi si scambiano di continuo il ruolo di primadonna, disorientando con dei collegamenti coraggiosi ed esaltando con delle uscite spiazzanti, alla fine di ogni canzone però il messaggio risulta paradossalmente chiaro e nitido. Questa forma complessa che riesce, comunque, a comunicare con efficacia, incarna alla perfezione il fine del progressive: infatti, il rifiuto programmatico della "forma canzone", il rifiuto della riduzione delle forme espressive del rock nell'ambito della rigidità strutturale e del ritornello come fulcro dell'invenzione musicale, deve sempre coesistere con un senso musicale; in parole povere non può essere uno sterile e virtuosistico sfoggio di tecnica.
Ho il personalissimo parere che nessuna band è riuscita ad eguagliare il mito di certe formazioni immortali nate nei seventies, che hanno saputo interpretare questo modello musicale con un estro ed una genialità immortale; d'altra parte sono sempre rimasto deluso da certi "mancati" tentativi di buttare altra legna al fuoco, molti gruppi odierni si sono limitati a copiare un cliché passato senza il desiderio o la presunzione di dire qualcosa di nuovo, avendo come unico innesto innovativo una maggiore orecchiabilità, qualità che non considero sempre positiva. I Pain Of Salvation ci hanno provato, mantenendo fede alle coordinate storiche (la mancanza di un ritornello, sostituito da degli spezzoni ripetuti, concentrici ed eguali di importanza all'interno della song è una pratica antica sperimentata con successo da Band come Rush o Yes), ma tentando di riorganizzare il tutto con qualche spunto emotivo, sonoro, architettonico. Da comprare ad occhi chiusi, aspettando la seconda parte.
TrackList
01. Used 02. In The Flesh 03. Ashes 04. Morning On Earth 05. Idioglossia 06. Her Voices 07. Dedication 08. King Of Loss 09. Reconcilation 10. Song For The Innocent 11. Falling 12. The Perfect Element
Incredibile, un album nn mi ha appassionato cosi' in tutta la mia vita dai tempi d'oro dei Metallica e Helloween!!! Questo album non contiene solo musica,contiene testi poetici complessati sui problemi adolescenziali e dell'infanzia, dei riff originalissimi.... e un cantante con due p***e cosi'! Apocalittica The Perfect Element! Incredibilmente emozionante Morning On Earth..piena di metafore..king of loss..dedication..tutte magnifiche.. Le minori secondo me sono Her Voices e Idioglossia..ma forse nn le ho ancora digerite bene dopo 2 mesi di ascolto.. Voto: 100 senza nemmeno pensarci 2 sec di piu'!
Guardo ai Pain of Salvation, come ad un gruppo che tenta di superare barriere, ma che alla fine risulta davvero poco spontaneo....Inutile negare il loro talento...Ma le loro sonorità mi sanno troppo di gente parecchio depressa...Ad ogni modo ognuno e diverso dagli altri...
L'unico difetto? La parte centrale, Idioglossia e King of Loss son due monoliti da buttare giù, per il resto album grandioso.. anche se il meglio del meglio arriverà due anni dopo.
Il mio primo cd dei Pain, ci ho messo più di una anno a digerirlo, ma un volta riuscitoci...
Forse sì è un po' troppo prolisso, ma mi viene una parola sola per descriverlo: capolavoro.
A me piace il prog, quello vecchio stile, e pensavo di avere sentito tutto di questo genere...ma non avevo ancora fatto i conti con questo disco.
E' un disco dalle atmosfere ombrose, solenni, macabre...mi ricorda i Pink floyd watersiani per certi versi...
Uno di quegli album che escono una volta ogni 20 anni.
E non credo di essere l'unico che è scoppiato a piangere durante Song For The Innocent, che ritengo tuttora la canzone più toccante ed emotiva MAI SCRITTA.
La parte 2 che uscirà nel 2009/2010 (speriamo) me l'ascolterò direttamente su un lettino d'ospedale così se mi viene un infarto almeno posso salvarmi xD
Capolavoro.Questo è un gruppo che fra 10 anni sarà rimpianto tanto tanto.Daniel artista immenso.No,non ce la faccio ad essere obiettivo su questa band.
il miglior gruppo progressive....perchè il completo.
Il miglior disco insieme a Remedy lane.
Tutti gli altri sono di pochissimo sotto. Si differenziano dai Fates e dai Dream, perchè sono più emozionanti e con questo cantante possono fare quello che vogliono
Bello, davvero bello questo lavoro dei Pain Of Salvation, particolarissima ed eclettica la voce, superba in tutte le sue manifestazioni, precisissimi gli altri strumenti. Musica di altissimo livello, a parte qualche canzone un pò troppo..."piano bar" (Morning On Earth ad esempio) peraltro perdonabilissima, l'album è una continua esplosione di ottime soluzioni! Questi signori hanno tutta la mia stima.
ragazzi, ascoltate bene la canzone The Perfect Element dal min 4.33 al 5.58........... uno dei passaggi più belli e passionali che io abbia mai sentito: pelle d'oca. E poi ci sono di quelle finezze in tutto l'album...ad esempio lo stacco al min 5.33 di Her Voices: come cazzo han fatto a concepirlo? Grandissimi
Questo non è prog.
Questo non è metal.
Questo non è crossover.
C'è una sola parola per definire ogni lavoro dei PoS:
Emozioni.Nient'altro.
Se poi vi fate le seghe mentali e vi fermate alla forma non potrete mai capirli.
Andando oltre verrete catapultati in un vortice di emozioni, il più delle volte accostate ossimoricamente. I PoS ci mettono davanti ai nostri sentimenti più intimi, quelli che spesso neanche noi conosciamo .Questa è Musica Umana, questi siamo noi. Anche i migliori poeti stentano a percepire ed esprimere a parole ciò che i Pain Of Salvation hanno inciso in un misero pezzo di plastica. Capolavoro di arte contemporanea.
Beh....i pain of salvation son particolari. Il loro intento è trasmetterci emozioni attraverso un'ottima musica...che altro chiedere? Daniel Gildenlow è un'eclettico....passa da timbriche dolci ad altre aggressive e ad altre ancora sofferenti...un grande interprete. Ps: a me Ashes piace di più come l'han fatta sul cd acustico 12:05
Non vado matto per la concezione che i PoS hanno del prog, tuttavia, il cd è bello...un pò sfilacciato, i testi sono davvero inestricabili e qsto non aiuta a digerire i brani...
a questo disco do 90, anche se come idee e qualitativamente parlando vale molto di più. Il guaio (x me) dei pain of salvation è l'ermeticità dei temi trattati, testi spesso complicati che possono far perdere di vista anche il lavoro musicale (cosa successa nell'ultimo BE). Ciò che però è chiaro a tutti quando si ascoltano i pain of salvation, è la loro enorme tecnica musicale e capacità di scrivere canzoni che sanno emozionare nel senso più puro del termine. Le emozioni vengono buttate in faccia all'ascoltatore,cosa che può dar fastidio x il fatto che emotivamente alcune sono insostenibili. Tra i gruppi più ispirati del panorama metal mondiale e non solo progressive!
Bhè...devo essere sincero, la prima volta che ho ascoltato questo cd sono rimasto assolutamente indifferente alle sue sonorità, che da un certo punto di vista mi sembrano legate in alcuni passaggi al prog rock che non al prog metal odierno. Ora riascoltandoloperò devo dire che apparte dei minuscoli passaggi vocali che non mi dicono di tanto il disco mi sembra che buono, anzi ottimo!!!!! Bravi bravi bravi...hanno tirato fuori un grnadissimo disco
Ragazzi io ascolto metal da un annetto soltanto ed ho apprezzato 2 dischi e mezzo dei DT(I&W e Scenes from a memory)... e credo di essere obbiettivo nel giudizio...questo disco è molto più personale e sentito e necessita un piccolo sforzo nell'assimilazione, ma quando si comincia a recepire il "messaggio" dei PoS è impossibile non rimanere estasiati da ciò che hanno fatto questi ragazzi...penso che questo disco è uno dei piu belli che ho ascoltato fino ad ora (in un annetto vi giuro che ne ho ascoltati abbastanza grazie ad amici appassionati) Se volete un bel disco prog andate sul sicuro...ogni canzone è stupenda...aspetto solo le traduzioni dei testi del fan club italiano in modo da assaporare totalmente l'opera (sicuro di non venir deluso da Daniel) ;)
Finalmente un gruppo che, aldilà delle capacità tecniche che sicuramente possiede, ha un modo di suonare (almeno in questo album, l'unico x ora che possiedo) che sicuramente e inevitabilmente prende spunto dal passato, ma nello stesso tempo è molto personale, ricco di inventiva e quindi innovativo. Di loro possiamo sicuramente dire che suonano un ottimo prog-metal; dei Dream Theater possiamo dire che suonano un metal con grande tecnica ma fredda, vuota, fine a se stessa
Eccezionale!!
Un viaggio incredibile fra melodie dolcissime ma allo stesso tempo terribilmente inquiete.
Favolose la cupa Ashes, morning on Earth, in the flesh con il coro ashendente finale, king of loss che termina con le urla disperate di gildenlow...e il tutto si chiude con un pezzo disperato e allucinato The Perfect Element (che per me resta la canzone migliore, anche se non sarà la più originale).
Testi appassionanti e interpretazione magistrale di gildenlow che partecipa emotivamente ad ogni istante della storia.
Emozione pura
Il mio disco preferito di sempre
Se dovessero mai chiedermi la differenza tra un disco di musica e un vero disco con emozioni suonate, penso che consiglierei questo capolavoro della band svedese.
Secondo me, il picco più alto del gruppo. Grandioso.
ma che king of loss, song for the innocent è bellissima!
è il primo loro cd che ho il picare di ascoltare e l'ho trovato veramente splendido, mi piacciono anche moltissimo gli assolini del chitarrista che credo sia Daniel Magdic... niente di esagerato, ma veramente ok...
giuro ci ho messo tanto ad ascoltarlo perche volevo capirlo meglio e l'ho trovato un po piu difrficile di remedy lane,ma signori questo album ha delle idee e delle canzoni fantastiche,davvero bello d'altronde tutti gli album dei pos che ho sono o capolavori o quasi,chi ama il prog o la semplice voglia di dimostrare di poter creare arte e poesia in un disco che non sia a volte nemmeno metal(vedi BE)gli consiglio di prendersi questi pos perche dopo i dream theater ci sono loro ad incantare e visto cosa stanno facendo i dream ora vi consiglio di spendere i soldi per loro! PS:lo dico essendo un grandissimo fan dei dream
l'ho appena comprato dopo aver letto queste recensioni. mai ascoltati prima i pain. Lo definirei un'esplosione di colori. Molto apprezzabile che abbiano questo loro stile forte, che diano la loro nel prog (secondome anche contaminati da forti influenze scandinave). Insomma per chi li comprasse come me per la prima volta, bisogna che sappia che sono molto particolari, non ascrivibili nel classico prog metal (certe volte più vicini al prog.-rock).E' uno stile che può piacere o non: a me, per adesso, non convince troppo.Per cui 80 apprezzando cmq il risultato. Non si riesce quasi mai a conoscere in pieno la vera voce di Gildenlow; quando la musica si fa più dirompente ne nasce una confusione di suoni sovrapposti, non puliti.
mi dispiace ma proprio non riesco a digerirli!
sono dei mostri, ok, e anche dal vivo lo dimostrano sempre, però avverto una contaminazione fin troppo marcata di vari generi. alla fine mi rimane sempre una gran confusione in testa.
poi i brani non decollano mai, sembrano sempre sul punto di deflagrare ma in realtà si accartocciano ogni volta su se stessi.
non so, sono scettico, preferisco un prog a là Threshold
Ogni album dei PoS è un'avventura musicale unica. Questo sarebbe potuto essere il loro apice compositivo, se poi non fosse arrivato il terrificante (in senso buono!) Remedy Lane. Anch'io a tratti sento un po' di prolissità, ma probabilmente è questione di semplice gusto personale, e di sicuro è un disco che necessita moooolti ascolti.
Cmq è ormai inutile fare paragoni con i Dream Theater: loro hanno fatto in fondo due capolavori (Images e Scene) e altri molto inferiori, Daniel Gildenlöw è un geniaccio, non sbaglia un colpo...l'unico confronto che regge è con Matheos, secondo me.
album molto controverso e complesso. senz'altro uno tra le migliori uscite prog degli ultimi anni. visto che i dream theater hanno deciso di copiarsi all' infinito ultimamente (o, come dicono loro, ad "autocitarsi" ( ma fatemi il piacere!) ) i pain of salvation rappresentano la punta di diamante del prog metal insieme ai symphony x. ashes è bellissima...
conosco tutte le canzoni di questo cd, ma ancora devo entrarci a pieno, il voto quindi potrebbe salire, cmq, le atmosfere, le melodie e la magistrale interpretazione di gindelow, ne fanno una vera gemma da custodire gelosamente
Il 100 l'ho dato a Remedy Lane, che è veramente perfetto. TPE è molto bello, con momenti importantissimi ed esaltanti, però non mi hanno convinto alcune canzoni, cioè In the flesh e King of loss, ed in generale credo che quest'album sia un pò lunghetto e prolisso, al contrario di RL, che mi sembra più diretto. Sicuramente è un album coraggioso ed intraprendente, i PoS hanno tentato di creare un grandissimo capolavoro, e obiettivamente non ci sono andati così lontani. Da salti mortali Used ed il trittico Idioglossia-Her voices- Dedication, bellissime l'inquietante Ashes e la soffice Morning on Earth. Aspetto pazientemente notizie sul nuovo, BE- ke attesa angosciante!
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