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ItaliaThe Age Of The Return
Martiria
2005, Underground Symphony
Heavy
Pubblicata in data: 22/07/2005
 
Eternal Soul, opera prima dei capitolini Martiria, è stato, per quanto mi riguarda, uno dei lavori più riusciti, interessanti e per certi versi originali usciti in questi ultimi anni, un disco che partendo da solide radici classiche è riuscito nella difficile impresa di rinverdire un genere apparentemente stantio come quello dell’epic metal, rielaborandolo inglobando una forte componente personale opportunamente influenzata dagli storici maestri del genere che vedono come modello principale le atmosfere epico sognanti dei seminali Warlord. Canzoni (presenti nel loro primo disco "Eternal Soul") come “Babylon Fire” o “Romans and Celts” sono entrate di diritto tra i classici dell’epic a livello mondiale, ma, come spesso accade, all’eccellente qualità di un prodotto non corrisponde un giusto riconoscimento. Gli ottimi responsi tributati dalla critica non sono serviti ad imporre Eternal Soul al grande pubblico relegandolo all’ovazione circoscritta dei fedeli ed immortali seguaci dell’antica fiamma dell’epic metal. Oggi, a distanza di due anni da questo splendido lavoro i Martiria tornano prepotentemente sulle scene confezionando con questo nuovo “The Age Of The Return”, un mastodontico concept sulla Bibbia, un disco che il tempo consacrerà come uno dei massimi traguardi qualitativi raggiunti da una band italiana in ambito metal. Un lavoro impeccabile e ricercato, dove la passione per la musica trasuda al passaggio di ogni singola nota e che trova nella ricercatezza delle liriche il salto di qualità “adulto” che molte epic metal band non riescono a varcare.

Dopo un breve intro (Last Change) irrompe con tutta la sua carica epic la spettacolare A Cry In The Desert di certo la canzone più sostenuta dell’intero lavoro. Il chitarrista Andy Menario parlando dell’incontro con il vocalist Rick Anderson mi disse “ ero alla ricerca di un cantante che sapesse cantare epic metal” . Ascoltate e capirete cosa voleva intendere. L’incedere battagliero trova la sua massima enfasi nella spettacolare linea vocale magistralmente interpretata dal leggendario Damien King III ( ex Warlord). Cambi di tempo e di atmosfera consacrano A Cry In The Desert come una delle (tante) hit del disco. L’inizio della successiva “Misunderstandings” mi ha ricordato gli episodi più vivaci dei due capitoli Lordian Guard, un song anch’essa giocata sull’eccellente prestazione vocale di Anderson.
Con “The Giant And The Shepherd” ci addentriamo maggiormente in quei territori epico evocativi che avevano caratterizzato la qualità dell’esordio. Episodio di sicura presa ma che deve però necessariamente lasciare il passo alla successiva “Exodus” puro epic metal d’altri tempi dove ancora una volta il cantato simil narrato risulta essere l’arma vincente, una voce calda ad avvolgente che raramente si addentra in territori eccessivamente alti. A costo di essere ripetitivo non posso che ribadire ancora una volta la paradisiaca interpretazione di Anderson nella acustica epic ballad “Regrets ( Judas)” uno splendido affresco medievaleggiante sorretto da semplici ma efficacissimi arpeggi di Menario.

Con “The Cross” si tocca forse lo zenit di The Age Of The Return, strani e angoscianti cori dal sapore gregoriano coadiuvati da una prima parentesi con il solo Anderson che anticipa da li a poco l’entrata di un riff pachidermico che lo stesso Tony Iommi non scrive ormai dai tempi di The Headless Cross. Un riff spettacolare che riassume in una sequenza di accordi l’ideale sintesi tra gli episodi più tetri e vagamente doom dei primi lavori del sabba nero con l’epicità solenne degli stessi sviluppata nella loro seconda incarnazione attraverso canzoni come The Sign of the Souther Cross. Il brano si snoda attraverso i suoi oltre otto minuti inglobando diverse sfumature sia a livello vocale sia dal punto di vista strumentale. Molto bello il duetto che vede Anderson confrontarsi con la moglie Barbara.La lunga introduzione di “Hell Is No Burning” ci immerge in un atmosfera indefinita sorretta da un tappeto tastieristico che amplifica l’epico riff portante prima che il tutto venga poggiato su di una struttura alla “The Rime of The Ancient Mariner”. Strofa e ritornello accentuano la sensazione epico crepuscolare che pervade l’intero The Age Of The Return.

Dopo tanta grazia era lecito aspettarsi una battuta di arresto, niente di più sbagliato, con la successiva”Memories of a Paradise Lost” i Martiria ci deliziano con un altro capolavoro che non esito definire come una delle più belle song scritte fino a questo punto della loro carriera. E’ ancora un inizio atmosferico a caratterizzarla e come da copione l’epic metal targato Martiria si impone con l’entrata dell’ennesimo riff vincente di Menario. Al solito la struttura varia con il proseguire dell’ascolto ed ancora una volta non posso che tessere le lodi e sottolineare le splendide linee vocali non chè l’interpretazione più toccante dell’intero disco. Stesso discorso si potrebbe fare anche con la penultima “Revenge” dove tutte le caratteristiche fino ad ora elencate confluiscono in un dipinto arcano disegnato con abile maestria in poco più di sei minuti. La chiusura è affidata alla title track, ennesima gemma di suggestivo epic metal che vede il suo apice nell’immediato ritornello che non faticherebbe a ritagliarsi il momento di massimo coinvolgimento in un ipotetica esibizione live.

La ricercata vena creativa riscontrabile nella mai monotona struttura di ogni singola song, la maniacale cura dei particolari che vanno da un semplice effetto sonoro atto ad evidenziare anche il più piccolo passaggio strumentale, l’inserimento mirato e mai invadente di cori resi caldi e ad avvolgenti dalla presenza in studio di una vera sezione di tenori, soprani, bassi e contralti fanno di questo disco un lavoro impossibile da capire ad assimilare se non dopo numerosi ed attenti ascolti, un lavoro che cresce pian piano e che vi saprà regalare momenti di rara intensità musicale, un lavoro che credo non potrà non convincere gli appassionati del genere ma che consiglio anche a chi sa apprezzare la buona musica fatta con cuore e passione aldilà di stupidi ed infantili confini musicali. Per quanto mi riguarda disco dell’anno.

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Inviato da ikazunawa
Il mio giudizio: 65

carino, sicuramente meglio di tanta roba che gira.. li ho scoperti da pochissimo.
la produzione e' pessima pero'.


Inviato da Lach BlackSteele
Il mio giudizio: 90

E' un disco splendido. Non servono altre parole.


Inviato da Hayato
Il mio giudizio: 75

Bel disco, ma la produzione è terribile, come mai nessuno ne parla?


Inviato da Axl
Il mio giudizio: 90

Ciao a tutti...volevo scusarmi per la minchiata che ho scritto, colpa di un grosso fraintendimento con un mio amico...mi sono già personalmente scusato con Cirith Ungol che stimo anche per altre recensioni, e chiedo scusa anche agli altri.perdonatemi.a presto. ciao a tutti!!


Inviato da cossu
Il mio giudizio: 90

Prima di insultare gente che neanche si conosce, leggiamoli i testi, e anche le interviste a Andy Menario, dove lui stesso dice che il concept è più ampiamente sulla Bibbia e non più specificamente sul Vangelo. D'altronde, le lyrics di The Giant and the Shepherd, Exodus, So far Away (su Pietro, quindi siamo già in ambito Atti degli Apostoli), Hell is not Burning, Memories of a Paradise Lost, Revenge (Sansone) e The Age of the Return sono abbastanza espliciti.

Per il resto, parla il voto.


Inviato da axl
Il mio giudizio: 90

Un concept sulla bibbia??? seeee, come no....è la storia di Cristo...non spariamo cazzate se siamo ignoranti in materia, ok? grandissimo disco, comunque...


Inviato da maiden88
Il mio giudizio: 0

voce fiacca nell'ultimo Maiden??? hahahahaha....è dance of death è molto bello di master of the moon e c'è 1 gran dickinson


Inviato da maiden88
Il mio giudizio: 0

dai sample nn sembra male, anzi moplto bello


Inviato da Dio-the-voice
Il mio giudizio: 90

Aridimento compositivo? Voce fiacca?
Stai parlando dell'ultimo Maiden!
Caplolavoro


Inviato da Mauro Gelsomini
Il mio giudizio: 60

Rispetto al debut devo annotare già un aridimento compositivo, che si risolve in molti casi in scontatezze e "revisioni" della band che i Martiria evocano di più: i Warlord.
La voce di Anderson è fiacca, dove prima era evocativa, e ci sono degli errori di intonazione sparsi qua e là.


Inviato da Impaled Nazarene
Il mio giudizio: 0

boh, ha una voce un pò irritante. non è che sbaglia la pronuncia, penso che sia tropo macchinoso e piatto. comunque il disco sembra meritare.


Inviato da cossu
Il mio giudizio: 0

Ma il cantante è americano....


Inviato da Impaled Nazarene
Il mio giudizio: 0

ascoltanto i samples sembra un buon disco, purtroppo la voce mi è sembrata pessima... anche a livello di pronuncia. Le parti strumentali sono molto belle però.


Inviato da Enzo
Il mio giudizio: 90

Giudicare un disco di questa portata da qualche sample è come giudicare l'Infero di Dante leggendo 4 righe.
Cmq è vero, i sample non rendono mai giustizia, bisognerebbe optare per eliminare i sample e rendere disponibile magari un unico brano ma completo.
Cmq ragazzi lasciate perdere i sample, questo disco è un'opera massima, lo ripeterò all'infinito.


Inviato da yari
Il mio giudizio: 40

anche a me i samples non cembrano cosi' interessanti..forse dovrebbero mettere estratti di brani migliori online...


Inviato da elena0308
Il mio giudizio: 0

ti dirò che i samples dicevano poco pure a me, poi ho ascoltato per intero due pezzi, e mi sono piaciuti molto.


Inviato da blackalba
Il mio giudizio: 0

Dai sample io noto solo una brutta copia degli Stormwitch....spero non sia così in realtà......


Inviato da Eugenio Giordano
Il mio giudizio: 95


Il secondo disco dei MARTIRIA rappresenta certamente un capitolo fondamentale della storia e dello sviluppo dell'epic metal nel nostro paese. Contrariamente a quanto si possa credere i MARTIRIA sono nati negli anni ottanta, hanno condiviso la sorte e le difficoltà di band storiche del nostro panorama epic metal degli 80s come SWORDS, DARK LORD, FLIGHT CHARM, WYXMER, LOADSTAR, HELLS, RUN AFTER TO etc..... a differenza di queste band i MARTIRIA hanno continuato a credere nella loro musica fino al sodalizio con l'ex WARLORD Rick Martin Anderson e la pubblicazione di due album ottimi.

"the age of the return" non è un disco di facile assimilazione, lo stile è un epic metal di tradizione classica molto elaborato e complesso. La lavorazione del disco ha richesto il massimo impegni sia della band sia della Underground Symphony che si è letteralmente fatta in quattro per pubblicare questo album nella migliore delle possibilità. Il risultato è un disco veramente ambizioso, elegante, fatto con passione ed esperienza. I toni oscuri e le melodie medievali non sono per nulla banali, anzi danno al lavoro uno spessore artistico veramente notevole.

E' un disco da avere sia per i cultori, Cirith Ungol, Enzo e me per primi, ma va conosciuto anche da parte delle nuove leve e dai meno esperti. Il vero Epic metal è questo, quindi cercate di darci un ascolto se vi capita......

..... Questo commento è scritto per supportare al massimo una band che merita di essere supportata, se non lo cancellate fate un gran favore sia a chi a scritto la recensione, sia alla band. Grazie

Eugenio Giordano


Inviato da dio-the-voice
Il mio giudizio: 90

Come sottolineato da Blackalba i sample non rendono giustiza alla mastodontica qualità di questo disco. I brevi estratti non riescono a descrivere neanche lontanamente a che capolavoro epico ci troviamo di fronte. Non ci si crede che sia un gruppo italiano, dobbiamno anderne firei. Massimo supporto ad uno dei dischi più belli ed epici dell'anno.


Inviato da Loud65
Il mio giudizio: 95

Gli anni mi hanno reso un ascoltatore sempre più difficile da accontentare, molto selettivo, forse troppo, ma di fronte ad un album del genere posso solo dire che si tratti di un capolavoro di incredibile portata. Concordo in tutto e per tutto con la review che cercherò di sintetizzare in tresemplici parole: disco epicamente fantastico.


Inviato da blackalba
Il mio giudizio: 0

Ho sentito solo i sample e non mi sono piaciuti per nulla......mi spiace,ma non rischierò mai ad acquistare un disco del genere.


Inviato da Rolf_De_Mayo
Il mio giudizio: 0

interessante..


Inviato da MICHAELANGELO
Il mio giudizio: 75

Sinceramente lo trovo carino ma nulla piu.....non me ne vogliate .
Soprattutto la voce non è granchè


Inviato da Doom_Sword
Il mio giudizio: 0

Bhè il debut è un cd pazzesco, sempre fresco ad ogni ascolto...non sto letteralmente nella pelle di ascoltare questo :oo


Inviato da black_side
Il mio giudizio: 90

Cazzo che disco!!!


Inviato da Enzo
Il mio giudizio: 90

Capolavoro totale. Immenso concept biblico dalle proporzioni musicali impressionanti. Epic Metal di raffinatissima fattura. L'Italia grazie a quest'ulteriore uscita musicale si conferma essere attuale ed inconstrastato baluardo dell'Epic Metal più puro ed intransigente e canzoni come "The Cross", "A Cry In The Desert", "Recenge" ecc... sono lì a dimostrare questo indiscusso ed indiscutibile concetto matematico.
Oggi si spendono tanti soldi in gruppi e gruppuncoli che valgono un millesimo dei nostrani Martiria, per una volta abbiamo l'occasione di investire davvero in una forma d'arte musicale valida, sincera e fantastica i nostri soldi, non ci sono se e ma, ma solo una frase: Martiria, Epic Metal at its best!


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